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Home Primo Piano

La morte di Simo, giovane transessuale, abbandonato a Napoli tra i cassonetti di Forcella

Claudio Finelli by Claudio Finelli
16 Giugno 2017
in Primo Piano

Un’anima fragile come quella celebre della canzone di Vasco Rossi. Ecco come potremmo ricordare Simone, il giovane ragazzo transessuale FtM che alcuni giorni fa è stato ritrovato cadavere, avvolto in una trapunta, nei vicoli napoletani di Forcella.

Un’anima fragile, poetica e vagabonda la sua. Capitava, infatti, che Simo si allontanasse per diversi giorni, non si facesse vedere dagli amici dell’associazione Arcigay di Napoli, sparisse per qualche mese, perso nei suoi viaggi e nei suoi incontri, e poi ricomparisse improvvisamente con il suo sguardo triste e allegro al tempo stesso. Con quel sorriso distante e tenerissimo che gli si dipingeva sul viso: il sorriso leggero di chi sa, per esperienza e preveggenza, la caducità delle fortune mortali. Ed è per questo che la sua assenza, nelle ultime settimane, non aveva allertato chi conosceva la sua vocazione alla libertà e all’indipendenza. E forse alla solitudine. 

Invece, casualmente, la triste sorpresa: sfogliando le pagine di cronaca di alcuni giorni fa e parlando con qualche amico che ne era già stato messo al corrente, i compagni d’Arcigay di Napoli hanno ricostruito il triste epilogo dell’esistenza di Simo e hanno capito che quella “ragazza trovata morta a Forcella” di cui parlava La Repubblica del 10 giugno scorso, altri non era che Simo. Proprio lui, il loro compagno di militanza, il giovane bohémien di origini rumene che il quotidiano individuava erroneamente come ragazza di origini asiatiche.

«Della sua terra, di cui portava le radici nella sua indiscutibile bellezza, aveva tutto – così dichiara Daniela Lourdes Falanga, delegata alle politiche transessuali di Arcigay Napoli, -. Simone era un ragazzo pulito, dolce, incredibilmente buono, capace di organizzare i pensieri come fanno in pochi e viveva tristemente la precarietà del mondo, quella riservata ai sentimenti, al lavoro, ai progetti emotivi.  Non lo seguivo solamente nel suo percorso di transizione. Ne ero l’amica e veniva a cercarmi sempre, insieme a Carmen, per avere un consiglio, per confidarci le sue peripezie esistenziali, i suoi indugi, le sue passioni. Era delicato come può esserlo chi crede nella bellezza del tutto e non trova speranza, ed era nomade per vocazione, per fede, per questa disperata necessità. Adottato e cresciuto in Italia, non abbandonava il pensiero che fosse rumeno tanto che,  sorridendo, si definiva addirittura zingaro e lo era del tutto in quell’orgoglio, la cui consistenza riconosco, faccio mia persino nella militanza. Rimaniamo sconvolti, interdetti, in un pianto che non trova risposta, io, Carmen, Ilario, Rosa, Daniele e tutte le persone che lo conoscevamo intimamente, nel suo abbraccio stretto, lungo, di gratitudine».

Di questa triste vicenda però non registriamo solo lo strazio e il comprensibilissimo dolore di chi lo conosceva e ne conosceva le sofferenze e le inquietudini, ma anche lo sgomento di fronte a una morte che ci sembra atrocemente “dimenticata”. Vorremmo infatti sapere come è possibile che nel 2017 un ragazzo venga trovato morto tra i cassonetti della spazzatura nel pieno centro di una città popolosa come Napoli? Come è possibile che non si sia trovato nessuno che potesse raccontare gli ultimi momenti della vita di Simo e che potesse dire qualcosa di più sul modo in cui è finito? Come è morto davvero Simo? Per quale motivo non è più tra noi? Chi l’ha adagiato in  una trapunta, lasciandolo morire tra i rifiuti?

C’è qualcosa di disumano in questa storia. Qualcosa di sinistro. E dalle pagine di Gaynews auspichiamo e chiediamo di sapere qualcosa di più sulla morte di Simo. Perché Simo, nella sua fragilità e nelle sue contraddizioni, ci somiglia più di quanto crediamo e il silenzio sulla sua morte incombe come una minaccia sulla nostra stessa vita, ancor prima che sulla sua vita ormai strappata.

Tags: arcigay napolidaniela lourdes falangaFtMgiovane transessualesimo
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