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Brasile, è polemica per la fiction su Marielle Franco. Per familiari e intellettuali è razzista

IN 306 HANNO FIRMATO IL MANIFESTO DI CONDANNA DEL PROGETTO DI TV GLOBO, AFFIDATO AD ANTONIA PELLEGRINO

Francesco Lepore by Francesco Lepore
13 Marzo 2020
in Mondo

Non si placa la polemica in Brasile per l’annuncio fatto, il 6 marzo, da Rede Globo e Globoplay sulla realizzazione di una fiction dedicata alla vita di Marielle Franco, uccisa il 14 marzo 2018 insieme col suo autista Anderson Pedro Gomes.

Nessuna questione è stata invece sollevata sulla serie documentale in sei episodi Marielle – O Documentário, che, realizzata dal giornalista Caio Cavechini, sarà disponibile su Globoplay (servizio di streaming di Tv Globo) da stasera, vigilia del 2° anniversario dell’omicidio dell’attivista e consigliera comunale di Rio de Janeiro.

Omicidio, di cui, a tutt’oggi, solo due ex agenti di polizia sono stati accusati, mentre il processo non è mai cominciato e il mandante del doppio omicidio non è stato individuato. Diversi indizi conducono al Battaglione Operazioni Speciali di Polizia e collegano uno dei figli del presidente del Brasile, il senatore Flavio Bolsonaro, già sospettato di corruzione, al caso.

A far infuriare l’opinione pubblica, familiari di Marielle Franco ed esponenti del mondo artistico afro-brasiliano la scelta di affidare il progetto della fiction (di cui si ignorano la data d’uscita e il cast) alla sceneggiatrice femminista Antonia Pellegrino, allo sceneggiatore George Moura e al regista José Padilha. Ossia a tre persone bianche in pieno contrasto con quella che è stata la vita di Marielle (donna, nera, lesbica, femminista, nativa del Complexo da Maré [l’enorme favela di Rio de Janeiro comprendente 16 baraccopoli]) e il suo operato da consigliera del Psol volto alla tutela e all’inclusione sociale di tutte le minoranze.

Ma a indignare non è solo il mancato coinvolgimento di persone nere come principali responsabili della produzione ma anche la scelta di Padilha come regista che è politicamente posizionato a destra. Nota la sua serie O Mecanismo, che difende la controversa Operação Lava Jato e l’allora giudice nonché attuale ministro Sérgio Moro.

Ciò ha spinto la regista e sceneggiatrice Renata Martins a lanciare, il 7 marzo, un manifesto di condanna e ripudio della serie tv, giudicata disgustosa, razzista e inopportuna, al quale hanno aderito, a tutt’oggi, 306 intellettuali e componenti dell’universo artistico brasiliano.

«Nel suo ultimo discorso pubblico – ricorda il Manifesto – Marielle ha parlato del municipio di Rio: Prima ti buttano fuori dalla porta, poi si scusano e infine offrono un minuscolo risarcimento, che non ripara nulla. Questo è il modus operandi del suprematismo bianco. Si appropriano come se tutto appartenesse a loro: i nostri corpi, la nostra soggettività, la nostra storia. Tutto ciò è un disastro, è violento e razzista».

Durissima anche Anielle Franco, sorella di Marielle.

Tanto no caso da ficção quanto do doc, fomos procuradas pelas equipes. As ideias já chegaram prontas e aconteceriam independente do nosso aval. Na série ficcional, desde o 1º momento cobramos a necessidade do protagonismo de profissionais negras(os) e permaneceremos insistindo.
+

— Anielle Franco (@anielle_franco) March 8, 2020

Mas iremos além: a nossa ideia é nos estruturarmos para que possamos conseguir contar essa história da maneira como achamos que deve ser contada, através do olhar, por exemplo, de diretoras e cineastas negras, faveladas e periféricas do Brasil. +

— Anielle Franco (@anielle_franco) March 8, 2020

A inasprire maggiormente gli animi ci ha pensato Antonia Pellegrino,  che, in un’intervista rilasciata domenica 8 a Uol, ha spiegato di aver chiamato Padilha perché vuole che la serie raggiunga il maggior numero di persone possibile. Ha quindi detto di aver anche considerato la scelta di una regista o di un regista nero, per poi aggiungere che in Brasile «non abbiamo uno Spike Lee o Ana DuVernay».

A seguito dell’ondata di proteste sui social Antonia Pellegrino si è poi scusata sul suo profilo Instagram per le parole infelici, domandando «perdono alle persone che si sono sentite offese dalla mia dichiarazione» e riconoscendo che «anche le persone impegnate nella lotta contro il sessismo e il razzismo commettono errori».

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Sobre a frase infeliz: “no Brasil não tem um spike lee”. O fato de não haver um spike lee no Brasil fala sobre o nosso racismo estrutural, e não sobre supremacia branca. Não tem uma ava Durvenoy no Brasil não pq não existam diretoras negras talentosas. Mas pq existe sim racismo estrutural. Abrir espaço para diretores, roteiristas, profissionais negros é um compromisso público que fizemos. E o julgamento de estamos comprometidos em reproduzir racismo é muito precipitado.

Un post condiviso da Antonia Pellegrino (@pellegrino.antonia) in data: 8 Mar 2020 alle ore 7:26 PDT

A scusarsi sono stati anche i vertici di Globo, assicurando di aver preso atto «delle critiche con il massimo rispetto» e che «la partecipazione di persone nere a un ruolo di primo piano è sempre stata una premessa di questo lavoro».

Tags: antonio pellegrinodonneflavio bolsonarojair bolsonarojose padilhalgbtmarielle francopersone lgbtirio de janeirosergio moro
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