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La 18° edizione del Gender Bender sarà en plen air. Del Pozzo e Meneghelli: «Non ci fermiamo»

INTITOLATO "AUT OUT", IL FESTIVAL AVRÀ LUOGO DAL 7 AL 18 SETTEMBRE AL PARCO DEL CAVATICCIO DI BOLOGNA

Claudio Finelli by Claudio Finelli
14 Agosto 2020
in Spettacoli

Anche quest’anno, torna una delle manifestazioni cult della scena Lgbt+ italiana: dal 7 al 18 settembre avrà, infatti, luogo a Bologna la 18° edizione di Gender Bender, il festival multidisciplinare prodotto dal Cassero Lgbti Center, con una nuova formula che prevede dodici giorni di danza, cinema, incontri e laboratori all’aperto, immersi nel verde urbano del Parco del Cavaticcio.

Aut Out è il titolo di questa edizione en plein air: l’espressione aut aut, solitamente, è utilizzata per definire una scelta inevitabile, o di qua o di là. Gender Bender, invece, scarta una vocale e apre a possibili altre vie, rifiutando una cartesiana scelta binaria. Gender Bender Aut Out chiede agli artisti e alle artiste, alla città e alle comunità, di immaginare e realizzare alternative che siano più vicine al mondo che vogliamo e alle relazioni che desideriamo, per godere di un festival all’aperto, estivo, in rivoluzione: una sorta di coming out liberatorio.

«In questo periodo di distanziamento fisico e sociale e di chiusura di teatri e cinema, e di molti altri spazi culturali, Gender Bender non si ferma e anzi rilancia il suo impegno e i suoi valori – hanno dichiarato Daniele Del Pozzo e Mauro Meneghelli, co-direttori artistici di Gender Bender -. L’emergenza sanitaria e la conseguente e importante ricaduta in termini di crisi economica e sociale spingono Gender Bender e tutto il Cassero Lgbti Center, che produce il festival, a diventare spazio di riflessione e di invenzione di risposte alle grandi questioni aperte di questo periodo, in particolar modo in ambito di sostenibilità sociale e di etica del lavoro».

Per l’edizione dei diciotto anni, quindi, Gender Bender si reinventa, esce dai cinema e dai teatri, coglie la sfida lanciata alla cultura e al mondo dell’arte da questi mesi di lockdown e restrizioni, e l’affronta come un’opportunità per operare una trasformazione profonda della propria formula: il festival, inizialmente programmato dal 20 ottobre al 1° novembre, nell’aut aut tra la conferma e il rinvio, ha scommesso sulla terza possibilità, quella di anticipare la programmazione nella stagione estiva, creando un coordinamento straordinario tra i tre festival regionali dedicati alla danza contemporanea d’autore – Danza Urbana (2 – 6 settembre), Gender Bender (7 – 18 settembre) e Ammutinamenti / Anticorpi Xl (12 – 20 settembre) – con l’obiettivo di offrire una proposta organica e articolata sulla danza contemporanea italiana in regione, lungo l’arco di tre settimane. Non solo: Gender Bender ha scelto di sperimentare una formula, tanto per gli spettacoli quanto per le proiezioni, en plein air, nel verde, allestendo un palco coperto per gli spettacoli di danza e uno schermo per le proiezioni cinema, con la possibilità di posizionare il pubblico seduto sulle gradinate del Parco, così da rispettare le disposizione relative alle distanze di sicurezza previste.

Undici le compagnie confermate per la sezione danza: la coreografa italo-giapponese Masako Matsushita, con il suo Today, riflessione sull’impatto che la sovrapproduzione di informazioni genera sui nostri corpi; Fabio Liberti, che nel suo Don’t, Kiss, partendo dal bacio tra due uomini esplora le dinamiche di potere e dipendenza all’interno di una relazione; Carlo Massari e la C&C Company con Les Miserables, rappresentazione spietata, tra il pop e il glam, degli stereotipi della nostra contemporaneità; Silvia Gribaudi, che torna a Gender Bender con il suo nuovo spettacolo, Graces, in una versione totalmente rinnovata a causa delle norme sul Covid-19; debutterà in prima assoluta a Gender Bender Corpi Elettrici, il progetto che il festival ha messo in campo, assieme al Conservatorio G.B. Martini di Bologna durante il lockdown: cinque coreografi e coreografe del Collettivo Mine rivisitano il progetto interpretando sul palco i brani creati appositamente da venti studenti e studentesse della Scuola di musica elettronica del Conservatorio di Bologna; Daniele Ninarello con Nobody, Nobody, Nobody. It’s ok not to be ok, un discorso danzato che indaga le violenze del corpo bullizzato; Luna Cenere che con Kokoro porta in scena la trasformazione del corpo nudo attraverso le suggestioni della musica, delle luci e del movimento nello spazio; Adriano Bolognino che ispirandosi al calco de Gli amanti ritrovato a Pompei e risalente al 79 d.C., ha creato una performance omonima che sfida il tempo per donare agli spettatori il sogno di un amore assoluto; Andrea Costanzo Martini con What happened in Torino?, partitura che il coreografo – attualmente a Tel Aviv, perciò impossibilitato ad accogliere l’invito del festival – ha trasmesso a Francesca Foscarini attraverso un percorso di webinar; Riccardo Guratti con Intuition 1, un rituale di liberazione per riscoprire la potenzialità dei corpi e dello spazio; Alessandro Sciarroni che realizza Dialogo Terzo: In a Landscape per CollettivO CineticO, la compagnia diretta da Francesca Pennini, ispirandosi all’omonimo brano di John Cage, eseguito sulla scena dal performer e musicista Stefano Sardi.

Nelle sezione cinema debutta in prima nazionale My name is Baghdad, film della regista brasiliana Caru Alves de Souza che racconta la vita quotidiana di una diciassettenne skateboarder a San Paolo e della sua esplorazione di una femminilità fuori dagli schemi; altra prima nazionale per Breaking Fast, film statunitense di Mike Mosallam, che racconta la relazione tra un medico gay musulmano e il tipico trentenne bianco americano, nel loro progressivo avvicinarsi e andare oltre le proprie differenze etniche, religiose e sociali; in programma anche Jeune Juliette, film canadese di Anne Émond, una commedia brillante di ispirazione autobiografica che ha per protagonista una teenager sovrappeso che subisce continui atti di bullismo da parte dei suoi compagni di scuola. Coproduzione di Svizzera e Belgio per Le milieu de l’horizon, secondo lungometraggio di Delphine Lehericey, un delicato racconto di formazione sullo scorcio di un decennio che ha cambiato per sempre l’istituzione familiare e il ruolo della donna nella società, con Laetitia Casta nei panni della madre del protagonista; infine, Johanna Dohnal – Visionary of Feminism, il documentario dell’austriaca Sabine Derflinger che traccia il ritratto di una delle prime donne in Europa a ricoprire la carica di Ministra e che racconta modelli concreti di un modo alternativo di fare politica.

Nella 18° edizione di Gender Bender anche tre incontri con altrettante autrici: Vera Gheno, sociolinguista ed esperta di comunicazione sui social media, autrice per Effequ del libro Femminili Singolari; Fumettibrutti, nome d’arte di Josephine Yole Signorelli, curatrice di Sporchi e Subito, una raccolta che aggiunge un passo fondamentale alla storia del fumetto underground; Chiara Sfregola, autrice per Fandango Signorina. Memorie di una ragazza sposata. Ci sono anche i laboratori: Just among us, ciclo di incontri in presenza di pensatori, pensatrici, artisti ed artiste organizzato in sezioni e con quattro partecipanti alla volta e che partono dalla necessità di mettere in discussione le abitudini diffuse di un pensiero etnocentrico bianco, etero e patriarcale; e Aboccaperta, un’occasione di incontro e di dialogo orizzontale tra il pubblico, gli artisti e le artiste, operatori e operatrici sulle opere mostrate presenti nel programma di questa edizione del festival.

Infine, sarà presentato in anteprima a Gender Bender La discoteca, il progetto filmico di Jacopo Milani, promosso da Nosadella.due e vincitore dell’ottava edizione di Italian Council, programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. La discoteca si sviluppa come racconto orale e visivo su balli e corpi che animano la scena del clubbing italiano degli anni ’80 e ’90,quali contesti di contaminazione, trasformismo, relazioni amorose, dal forte potenziale politico e sociale. Il progetto nasce dalla collaborazione con Arcigay Il Cassero, l’associazione culturale Bottega Bologna, la Fondazione di Amsterdam If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part of Your Revolution, e l’Associazione Run by a group / openspace di Nancy, ed entrerà nella collezione del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

 

 

Tags: bolognacinemaculturadaniele del pozzogender bender festivallgbtpersone lgbti
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