TRENTO: «L'AGGREDITO SONO IO, E' STATO LUI A PICCHIARMI»
Dopo la denuncia dello studente omosessuale, il gestore del bar dà la sua versione dei fatti: «Era con i pantaloni calati in bagno»
giovedì 22 luglio 2010 , di
Corriere del Trentino
TRENTO «Macché omofobo, violento, aggressore. Io sono stato aggredito e insultato. Sono io ad aver subìto un'operazione la scorsa settimana alla mano per una frattura ai legamenti del pollice dovuta alla colluttazione con quel giovane: ho 40 giorni di prognosi e non posso lavorare con il braccio ingessato. Io sono la vittima non lui, tanto più che ero andato nei bagni, su sollecitazione di mia moglie che aveva già assistito ad effusioni un po' troppo spinte tra quei due giovani, per cacciare chi eventualmente si comportava male, non certo per picchiare. Invece, quando hanno aperto la porta in atteggiamenti inequivocabili, il ragazzo che mi accusa aveva i pantaloni abbassati, sono stato offeso, aggredito, denunciato e accusato di razzismo. No, non me l'aspettavo proprio». È arrabbiato e deluso, sì anche un po' deluso («sono l'unico ad aver dato lo spazio all'Arcigay in città, anche altre volte e senza problemi»), il titolare del locale di Trento accusato dal gay italo-brasiliano Breno Menini di averlo picchiato il 10 luglio scorso nel suo bar. E sottolinea: «Non sono razzista, non ce l'ho con quelli lì, gli omosessuali. E poi non sarei stupido a provocare una rissa nel mio locale».
Intanto, dopo le perplessità dell'Arcigay trentina che prudentemente non si era schierata dalla parte dello studente («non eravamo presenti alla scena»), ora in difesa del titolare si muove GayLib: «La lotta all'omofobia è una cosa seria e necessaria nel nostro Paese, dove i gay vengono accoltellati e insultati per il loro orientamento sessuale dice in una nota il presidente di GayLib, Enrico Oliari insieme al referente territoriale Michele Beozzo tuttavia nel caso di Trento andrei cauto a urlare "al lupo", poiché nessun barista si dichiarerebbe nemico degli omosessuali nel momento in cui ospita nel suo locale proprio una festa gay».
Dopo aver letto le accuse nei suoi confronti da parte dello studente universitario di 26 anni, il gestore del locale dà la sua versione. Completamente diversa da quella del giovane brasiliano.
«Li ho visti andare in bagno insieme, ho bussato più volte alla porta, non aprivano, ho insistito, e quando quello che mi accusa ha aperto mi ha detto "che c... vuoi" emi ha buttato per terra, mettendomi le mani addosso. Anch'io mi sono difeso, certo, ma i danni li ho subiti io con l'operazione al pollice quando sono caduto. Sono rimasto al pronto soccorso tutta la notte dice ad una mano ho solo contusioni, all'altra il dito spezzato: l'aggredito, ribadisco, sono io. Certo che non volevo litigare, nel mio locale poi, al massimo li avrei invitati ad andarsene perché atti osceni nel mio locale non ne voglio ma non picchio certo i clienti. Né omosessuali né eterosessuali », tanto per chiarire che avrebbe comunque redarguito chiunque si fosse trovato in atteggiamenti equivoci nel suo bagno.
Di quella serata poi il gestore spiega che è stato il giovane gay a chiamare i carabinieri: «Non capisco perché prosegue ma di certo io l'ho denunciato e ho dato la mia versione dei fatti, che probabilmente saranno confermati anche dal ragazzo che era insieme a lui nel bagno, corso via spaventato». E probabilmente non finisce qui, il gestore infatti si dice pronto a sporgere denuncia per atti osceni nel suo locale. Anche se, al contempo conferma: «Farò altre feste se Arcigay me lo chiede, non ci sono problemi, ma alle mie condizioni: ci sono rimasto proprio male».
E inmerito al locale, nella nota GayLib aggiunge: «Ogni atto violento è sempre ingiustificabile, tuttavia riteniamo improprio parlare in questo caso di "omofobia": forse il barista era stufo di avere il bagno occupato da due persone. Di certo è la stessa Arcigay che, visto il colore della festa, avrebbe dovuto informarlo sulla necessità di un maggior numero di toilette per signori...».