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 OPINIONI
  PERCHé ZANARDI SBAGLIA. E PERCHé MI CUCINO GLI SPAGHETTI ALLA CARBONARA
Enrico Oliari di GayLib risponde alle accuse di immobilismo delle associazioni gay mosse da Francesco Zanardi, ormai giunto al 28° giorno di sciopero della fame
domenica 31 gennaio 2010 , di Enrico Oliari
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  Mondoraro, 31 gen 10



Qualche giorno fa, senza clamori e con un’eleganza da manuale, una coppia di ragazzi milanesi vinceva un’importante battaglia: l’uno, dipendente di un banca, di un Credito cooperativo, era ricorso al giudice del Lavoro perché la società per cui lavorava aveva respinto la sua richiesta di estendere l’assistenza sanitaria al suo compagno: il contratto della Cassa interna prevedeva infatti la possibilità di inserire nell’assicurazione i propri conviventi “more uxorio”, ma il suo datore di lavoro, la banca, trattandosi di una coppia di persone dello stesso sesso, gli aveva semplicemente risposto picche. Agguerrito ed assistito da un ottimo avvocato, la dottoressa Federica Menici, il bancario gay portava a casa una schiacciante vittoria e così poteva inserire il suo compagno nella propria Cassa assistenziale. Una vittoria per la coppia milanese, di certo un altro metro in meno per tagliare il traguardo del riconoscimento della coppia gay nella nostra Nazione.

Da questo mese nell’Austria felix le coppie gay si uniscono nella Lebenspartnerschaft, un istituto appositamente dedicato a loro (io le chiamo “Unioni omoaffettive”), altro Paese dell’Unione, altro metro in meno.

Dello stesso periodo è la notizia di coppie gay che in diverse città, affidandosi alla valida rete di avvocati Lendford, presentano ricorso contro i dinieghi alle pubblicazioni matrimoniali (altri metro in meno).

Un’iniziativa audace, tanto che è già calendarizzata la prima udienza della Corte costituzionale che riguarda tre coppie, due di Trento ed una di Venezia e soprattutto una strategia vera e con almeno una possibilità di riuscita, specie se si pensa a come sarebbe felice la classe politica di entrambe le parti, così intarsiate di clericalismo, di lasciare ai giudici di Palazzo della Consulta l’onere di risolvere la questione gay.

Poi vi è la protesta di Francesco Zanardi, Manuel Incorvaia e “Cris Gi Bari”, fatta di un mix di scioperi della fame, comparse televisive, denuncie di immobilismo rivolte alle associazioni e molta ingenuità, ovvero un’azione estremamente violenta sotto il profilo culturale, ma che di certo non rappresenta il guadagno di nemmeno un centimetro sulla strada verso la meta.

Un modo di fare che personalmente non condivido, dove neppure la richiesta che ciascuno vada avanti con il suo dio viene esaudita.

Da qualche giorno infatti Francesco Zanardi incolpa le principali associazioni gay italiane di averlo isolato o comunque di non aver raccolto la sua lotta, ma a ben vedere neppure potrebbero farlo, dal momento che per “associazione” si intende un gruppo di persone organizzate e che lottano insieme, mentre lui già dal primo momento ha sempre imposto a tutto e a tutti le sue scelte di lotta, caratterizzate però dall’impossibilità di essere seguite: un giorno, di martedì, chiedeva il supporto delle associazioni per recarsi a Roma ad abbracciare il Parlamento per il giorno dopo (forse qualcuno lavora…) e chi non andava era invitato ad organizzare identiche forme di lotta attorno ai Comuni delle proprie città; ovviamente la manifestazione romana si era risolta in un flop, disertata persino dai due protagonisti…; un altro giorno, un giovedì, era per andare di lì a due giorni in cento di GayLib a Savona, mentre dalle finestre delle case d’Italia sarebbero dovuti sventolare drappi blu; alla conferenza stampa da lui organizzata a Roma, altro flop, era possibile andare, ma senza la possibilità di intervenire (abito a 600 chilometri dalla capitale…).

Di esempi come questi se ne potrebbero fare diversi, ma io sono convinto che l’impossibilità da parte delle associazioni di intervenire alle manifestazioni promosse da Francesco Zanardi sia del tutto messa in conto: se un obiettivo è centrato, è merito suo, se è mancato, è colpa delle associazioni che non lo hanno sostenuto.

Stesso discorso vale per il celeberrimo sciopero della fame, un digiuno ormai arrivato al ventisettesimo giorno. Di certo a Zanardi manca un dato importante, ovvero che la società è fatta di ciò che è, non di ciò che noi vorremmo che fosse: oggi serve di più il dialogo attento ed articolato di un’azione di impatto.

Gandi scioperava, ma alle sue spalle aveva milioni di sostenitori. Centinaia di milioni. Pannella scioperava, da leader politico, per una serie di diritti stabiliti ma non osservati, non per imporne altri.

Zanardi si stupisce del fatto che il suo gesto non viene raccontato dai media principali e non raccoglie l’interesse del Parlamento… forse non sa che in questo preciso momento sono centinaia le persone in Italia che per i più disparati motivi stanno portando avanti quella forma di lotta: precari che hanno perso il posto di lavoro, sfrattati, carcerati, il tenore Joe Fallisi perchè dall’Egitto non riesce a partire alla volta della Striscia di Gaza, la somala Shukri Said con altri 300 migranti per chiedere al Governo italiano il rispetto della legge Bossi-Fini, Bonelli, presidente dei Verdi, per protestare contro l’assenza di pluralismo di informazione nella Rai, una donna di Sulmona per i problemi che sta vivendo da terremotata, a Trieste Maurizio Fogar, del Circolo Miani, per denunciare la mancata chiusura della Ferriera di Servola e si potrebbe continuare a lungo.

No, non credo ne’ nello sciopero della fame di Francesco Zanardi (in Italia esiste il trattamento sanitario obbligatorio), né in quella forma di lotta che lo ha visto diffondere urbi et orbi una certificato di ricorso al Pronto soccorso incollato su un’e-mail intitolata “Bollettino medico del terzo giorno rilasciato a causa di un malore durante la notte”: ingenuamente qualche media aveva inteso un malore conseguente all’astensione dai pasti, ma parlava di una reazione allergica alle graminacee… (che sfiga, in inverno!).

Io penso che Francesco Zanardi meglio di tutti sappia che lo sciopero della fame non porterà a nulla, per questo sono convinto che la sua energia e la sua voglia di fare siano meritevoli, solo vadano convogliate verso progetti più organizzati e, se pur non guasta, non portati al protagonismo esasperato.

Ci sono tante piccole battaglie da fare, libertà e diritti da costruire: nella lotta c’è spazio per tutti, anche ragionando dopo una carbonara.
 
 
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Franco Grillini
 

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