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  BULLISMO. STUDENTE SEVIZIATO, L’ORRORE IN 100 FILM
A Treviso
martedì 12 gennaio 2010 , di La Tribuna di Treviso
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  I video, raccolti in file, documentano ogni sorta di abusi fisici e psicologici

Il ragazzino costretto a mangiare toast con dentro urina e sperma

(di SABRINA TOMÈ)

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Tre mesi di orrore, di sevizie fisiche e psicologiche subìte da un ragazzino di appena 17 anni ad opera di quattro coetanei, studenti di buona famiglia, che considerava suoi amici. Violenze documentate in oltre un centiniaio di video girati col telefonino, alcuni dei quali finiti su You tube. Il 25 febbraio i quattro andranno davanti al giudice con accuse pesantissime.

L’orrore ha per teatro il quartiere di San Paolo, per protagonisti alcuni diciassettenni di buonissima famiglia, tutti trevigiani, tutti studenti modello, tutti - come si direbbe in un’aula di tribunale - «insopettabili». Eppure dietro quei faccini puliti e i modi garbati da «bravi ragazzi» si nascondevano comportamenti simili a quelli delle «belve di Musano», i giostrai che hanno seviziato il disabile del paese. La vittima in questo caso è un coetaneo dei quattro: più bello di loro, meno maturo e smaliziato di loro. E come le bestie colgono la debolezza delle prede e ne annusano la paura, così i quattro studenti hanno subito capito che Marco - è un nome di fantasia, per non renderlo riconoscibile - era «diverso», sensibile, la vittima perfetta. Sono iniziati così, nell’estate del 2007, gli scherzi. Prima quelli fastidiosi, ma innocui che in fondo sono una scuola di vita per i ragazzi: i gavettoni, il motorino nascosto, qualche insulto gratuito. Poi, via-via, si sono fatti sempre più pesanti, più violenti, più frequenti. Finché le violenze sono diventate una «saga»: così, proprio così, gli aguzzini hanno chiamato la serie di video - circa 100, tutti sequestrati dai carabinieri di Treviso - che documentano le brutalità su Marco. I filmini, girati col telefonino, sono stati meticolosamente titolati e archiviati in file. In certi casi anche messi in rete su You tube. Ecco alcuni dei titoli che si trovano sotto la raccolta «Saga degli scherzi»: carne alla brace (un ragazzo con una bottiglia a spruzzo contenente liquido infiammabile brucia Marco); Marco amo da pesca (un amo viene conficcato nelle carni dello studente, mentre gli altri ridono); Marco psyco (è in doccia e cerca di proteggersi da un ragazzo che lo brucia); Marco scopettone (uno gli passa lo scopettone del water sul corpo, sporcandolo); Marco interdentale (con un filo da pesca tra i denti); Marco trapano (è in bagno, arrivano i suoi aggressori con un trapano e cercano di colpirlo); Marco maionese (gli spalmano maionese sul viso e ridono); down cesso e faccia di m.. (è in bagno, gli altri ridono); double Giuda (Marco si rifugia in un angolo e grida disperato mentre gli altri lo aggrediscono con oggetti incandescenti). Poi c’è la «Saga del toast» con il video in cui Marco è costretto a mangiare un toast «con salsa», mix dell’urina e dello sperma di due aguzzini. E c’è infine la «saga del gay» con svariati altri file: Aushwitz (Marco nudo in doccia); Marco motosega (costretto a masturbarsi); la canzone del down (mentre canta). Sono solo alcuni esempi, l’elenco è lunghissimo, raccapricciante. Ogni violenza, ogni sopraffazione è documentata. Materiale prezioso per gli investigatori e per il giudice del tribunale dei Minori davanti al quale compariranno il prossimo 25 febbraio i quattro studenti accusati di violenza privata, violenza sessuale, divulgazione di materiale pornografico. Materiale prezioso anche per un sociologo che voglia studiare questa Treviso giovane, benestante e violenta (stavolta extracomunitari e zingari non c’entrano) o per un amministratore seriamente interessato alle sorti della sua città. Ragazzi a cui non manca niente, tranne il rispetto e la pietà. «A volte ci chiedevamo se avevamo superato il limite», dice ai carabinieri uno dei persecutori interrogato il 7 dicembre 2007. La domanda resta tale, la risposta non arriva. Pentimento e redenzione neppure. Nessuno di quei quattro giovani ha mai chiesto scusa in tutto questo tempo. E nessuno dei genitori ha avuto una parola di solidarietà per la madre e il padre della vittima. Marco è rimasto solo, sola la sua famiglia. Non sarà facile, probabilmente neppure possibile, cancellare le ferite di quelle violenze. E le immagini delle persecuzioni: «Mi costringevano a masturbarmi dicendo che se non lo avessi fatto si sarebbero buttati dalla finestra - ha raccontato Marco ai carabinieri - Mi dicevano che avrebbero divulgato i video, diffuso volantini con me in pose imbarazzanti». In parte lo hanno fatto. Ma hanno fatto molto di più: hanno rovinato un’adolescenza. E non ne hanno neppure coscienza.
 
 
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Franco Grillini
 

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