SAN MINIATO. «Caro sindaco sposaci», firmato Barbara Monti e Michela Cioni, coppia lesbica di San Miniato che ha chiesto nei giorni passati a Vittorio Gabbanini di celebrare delle nozze simboliche. La risposta: «Vi sono vicino ma il matrimonio no». Il botta e risposta si conclude in un nulla di fatto: il sindaco non può celebrare un matrimonio “vero” e sceglie di non celebrare nemmeno quello “simbolico”. «Come rappresentante delle istituzioni - spiega il primo cittadino - non posso accogliere la richiesta, seppur emblematica. Questo non significa però che, come uomo, non comprenda il desiderio delle ragazze e che non le rispetti».
Il sindaco ha spedito a Barbara e a Michela una lettera con la quale tenterà di argomentare il suo rifiuto, con la quale cercherà di trovare le parole giuste, affettuose magari, per esprimere la sua posizione irremovibile. Ma intanto a chiudere il cerchio della delusione, a gettare nuova benzina sul fuoco della polemica, soprattutto culturale e politica, è Daniele Nardini, direttore dei contenuti del portale Gay.it, da dove è partita l’iniziativa “Mille Chiamparino” a cui hanno aderito le ragazze, per incentivare sempre più coppie gay ad interpellare i propri primi cittadini a sancire le loro unioni.
«La decisione di Gabbanini - dice Nardini - è uno schiaffo che fa male. Sarebbe stato un piccolo gesto che non avrebbe danneggiato o inficiato l’autorità istituzionale ma che invece avrebbe avuto un gran valore per Barbara e Michela. Il “no” non ha motivi validi. L’unione non avrebbe avuto una base legale ma un significato culturale, morale. Il gesto significa ignorare le ragazze, la famiglia che hanno formato».