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  BRENDA, SI SCAVA NEI FILE CANCELLATI
Caso Marrazzo, Cafasso sniffò eroina camuffata da cocaina. Indagini sui suoi tabulati
mercoledì 25 novembre 2009 , di la Repubblica
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  di ELSA VINCI



ROMA - Un altro mistero nel giallo delle morti sospette. È scomparsa Michelle. Non si trova la trans filmata in vasca da bagno con Piero Marrazzo nel video "privato" di cui parlò Brenda, la transessuale trovata morta pochi giorni fa nella sua casa in cima alla Cassia. L´ultima volta Michelle è stata vista a Parigi, dove aveva già vissuto ed è tornata, forse fuggita, nei giorni del ricatto all´ex governatore, prima che esplodesse lo scandalo. Gli inquirenti, che cercano quel film anche tra i file cancellati del pc di Brenda, vorrebbero sentire la "mora". Michelle ha vissuto con Brenda, potrebbe raccontare sulla vita della transex «forse uccisa» in un incendio dalle cause ancora misteriose.

Non si trova invece il computer di Gianguerino Cafasso, il pusher stroncato da un mix di droghe al veleno in un albergo sulla Salaria a Roma nella notte tra l´11 e il 12 settembre. «Eroina purissima e un pizzico di coca. La droga era "tagliata"», confermano in procura. «Un mix letale per un cocainomane. Preparato e venduto per uccidere». La conferma si aspetta dalla perizia tossicologica, che dovrà individuare anche eventuali tracce di arsenico e stricnina.

Il sospetto di omicidio basta a dare il via a indagini sul traffico telefonico di Cafasso. Si lavora su due sim: una Wind era nel cellulare "1208" trovato nella Renault parcheggiata sotto l´hotel Romulus, dove Cafasso passò l´ultima notte in compagnia Jennifer, la trans risentita tre giorni fa dal pm e, adesso, anche lei sparita. Dovrebbe essere interrogata per la terza volta, ma nel palazzone di largo Sperlonga, dove abita, da due giorni non c´è più.

L´analisi del traffico telefonico di Cafasso è fondamentale nelle indagini, non solo sulla sua morte, ma anche nel quadro del ricatto a Marrazzo. Il lavoro sulle sim consente infatti di ricostruire la rete dei contatti del pusher. Fu lui ad avvertire due carabinieri del commissariato Trionfale della presenza di un "cliente eccellente" a casa di Natalie. I militari sorpresero Marrazzo e, secondo il pm, girarono il video con cui cercarono di ricattarlo.

Dal verbale di ritrovamento redatto dagli agenti commissariato Fidene, la notte in cui morì Cafasso aveva con sé soltanto un portafogli nero con sette banconote per un totale di 180 euro, un assegno postale intestato e datato 18 marzo, un anello giallo con pietra bianca trasparente presumibilmente d´oro, un trolley blu e le chiavi di una Volvo. Nulla di sospetto, tranne la droga. «Mio figlio ricattato e messo in mezzo», dice adesso la madre Laura con rabbia.

In attesa della perizia tossicologica che deciderà il destino dell´inchiesta sul pusher, ieri il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, chiuso nel suo ufficio e completamente solo, ha cominciato a guardare il dischetto su cui è stato copiato l´hard disk del pc di Brenda. Centinaia di file, moltissimi video, foto a decine. Il magistrato cerca soprattutto il film con Marrazzo e Michelle. «Un video privato, girato col consenso di tutti», spiegò la trans al pm. «Un filmato che non ho più – disse Brenda - del quale decisi di disfarmi. Perché avevo paura».

I tecnici della procura stanno cercando di recuperare nella memoria del computer anche i file "nascosti", quelli che Brenda ha cancellato nel tempo. Altri video hot con clienti eccellenti? Semplici souvenir? Immagini da far girare tra amiche o da passare a qualcuno interessato a clienti noti e ricattabili? Lei, «esperta come un hacker», aveva nascosto al magistrato il suo pc. «Non ce l´ho», disse. E durante una perquisizione il computer dei segreti non fu trovato. Ma è lì che ora si cerca la chiave del giallo.

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La madre della brasiliana: "Voglio sapere al più presto perché è finita in quel modo"



"Ecco la verità sui conti di Marrazzo"



L´avvocato Petrucci: "Macché 30mila euro alla trans, tutte le spese presentate in tribunale"



I legali della famiglia di Brenda "Il test tossicologico ci svelerà come è morta"









ALVARO FIORUCCI



PERUGIA - Un paio di lunghe telefonate al giorno tengono vivo il filo diretto tra Perugia e la provincia brasiliana di Amapà, tra gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile e Azete Rodriguez Mendez. La madre di Brenda ha un proposito su cui insiste con decisione: «Voglio arrivare in Italia al più presto, dovete aiutarmi - dice agli avvocati - a capire perché mio figlio è morto in quel modo».

Per organizzare il viaggio ci vogliono ancora alcuni giorni. La donna potrebbe essere a Roma all´inizio della prossima settimana, ma intanto per contribuire a chiarire i misteri della casa di via Due Ponti in cui sua figlia Brenda ha perso la vita, ha dato praticamente carta bianca ai due legali perugini.

La prima mossa degli avvocati Biscotti e Gentile è di due giorni fa. L´incontro alla Procura della Repubblica con i magistrati inquirenti. La seconda la stanno facendo in queste ore con la nomina di un perito medico-legale che parteciperà all´analisi degli elementi riscontrati durante l´autopsia. «L´esame tossicologico è un passaggio per noi importante» dicono Biscotti e Gentile. «Comunque - aggiungono - saremo presenti ad ogni accertamento irripetibile, compresi quelli di natura informatica se dovessero essere disposti dagli inquirenti». Dicono però di non conoscere il contenuto della memoria del computer della transessuale: «La visione dei file non è una manovra tecnica irripetibile». Quindi non hanno presenziato all´analisi.

La loro assistita, intanto, potrebbe riferire particolari di un qualche interesse investigativo. Brenda infatti non aveva rotto i rapporti con la famiglia, la madre separata dal padre, una sorella, due fratelli, una zia. Si sentivano spesso e a quanto pare ci sarebbero stati contatti telefonici anche nei giorni immediatamente precedenti alla morte di Willy Alves Mendes (questo il vero nome di Brenda). Giorni difficili durante i quali potrebbero esserci state delle indicazioni, magari soltanto sullo stato d´animo o sulle decisioni prese nei momenti di maggiore pressione. Piccoli tasselli che potrebbero incastrarsi con il puzzle investigativo.

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Le accuse a Porta a Porta: "Quando era ubriaca Brenda trattava male i clienti o li rapinava"



E Natalì racconta la sua verità sulla collega "Sul marciapiede molte la volevano morta"









RORY CAPPELLI



ROMA - Un vestito color mirtillo, alta come un giannizzero, tanto che Vespa le arriva alla spalla, un tatuaggio sul braccio e un grosso anello. Natalì, la transessuale più famosa d´Italia, si presenta così a "Porta a Porta". E racconta la sua versione su Brenda: «Quando si ubriacava e si drogava andava "fuori", chiedeva soldi, trattava male tutti, faceva casino, rapinava i clienti. Forse - aggiunge Natalì - altre trans l´avrebbero voluta morta».

Davanti ai suoi avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, ma anche, tra i vari ospiti, al legale di Marrazzo, Luca Petrucci, la brasiliana ricorda in studio: «Ho conosciuto Piero a fine febbraio 2001. La nostra era una bella amicizia, intima, parlavamo. Lui veniva a trovarmi una due volte a settimana. Allora era un giornalista. Una volta ero con lui nella sua macchina e lui vide un fotografo. Mi disse di scendere subito, di non farmi vedere e il fotografo non riuscì a riprendermi accanto a lui». Ancora sugli inizi: «Le prime volte veniva da me solo per parlare. Mi chiedeva se ero tranquilla, se stavo bene, se mi drogavo. Vedeva in me un´amica, mi credeva una donna».

Vespa la interrompe: «Ma un uomo che ha un´amicizia con un transessuale prima o poi non si accorge che c´è un problema?» chiede il conduttore. Natalì scrolla le spalle e continua il suo racconto. «A un certo punto mi disse che era un uomo della televisione. Mi aveva portata a casa sua e mi aveva fatto vedere i suoi Telegatti. Io non lo sapevo, a me non piace la tv italiana».

Il 3 luglio è il giorno del blitz e del ricatto: «Piero mi chiamò - ricorda ancora una volta Natalì - e mi chiese: "Sei da sola?". Lui di solito arrivava con la sua macchina e la lasciava nel parcheggio. Era giunto da cinque minuti quando qualcuno bussò. "Aprite la porta. Carabinieri. Sappiamo che c´è una festa. Aprite". Facevano casino. Piero mi disse: "Apri". Era preoccupato dal rumore. Entrarono in due, in borghese, non mostrano il tesserino. Mi spinsero, tirandomi per un braccio, sul balcone. E chiusero la serranda per riaprirla solo venti minuti più tardi».

Poi Natalì racconta le minacce: «Mi dissero: "Devi stare zitta se no ti portiamo in caserma". Chiesero a Piero centomila euro. E poi ancora minacce, ancora urla. Mi ributtarono sul balcone. Quando Piero riaprì, piangeva. Diceva: "Sto male, hanno preso duemila euro, hanno preso il mio portafoglio". Dopo dieci minuti uscì. Ma passata un´altra mezz´ora, mi chiamò dicendomi di andare in taxi a casa sua. Lì sotto vidi il suo autista, che mi fece un cenno come per dire: "Entra pure"». Natalì entrò: «Piero stava male, mi disse: "Non raccontare a nessuno quello che è successo. A nessuno"».

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Sesso, video e spese folli la dolce vita di Michelle prima della fuga da Roma







Era lei nel filmino col governatore in vasca da bagno: a giugno ha fatto perdere le tracce



MASSIMO LUGLI

MARIA ELENA VINCENZI



ROMA - Un volto decisamente mascolino, i tratti spigolosi e marcati appena addolciti dalla chirurgia plastica. Capelli lisci e corvini (ma in precedenza erano biondi), pelle scura, fisico possente e muscoloso, il carattere allegro e noncurante tipico dei "paulisti", gli abitanti di San Paulo del Brasile. Trent´anni o giù di lì. E l´identikit di Michelle, una delle transex che i Ros vorrebbero tanto interrogare in questi giorni convulsi, finisce qui. Poco, troppo poco per rintracciare un testimone che può spostarsi in tutta Europa (ammesso che non sia già tornato in Brasile) e che soprattutto non è ricercato e quindi non ha alcun obbligo di presentarsi fino a quando non si riuscirà a individuarlo e a consegnare la convocazione. I Ros ci stanno provando con gli atti rogatoriali (in collaborazione con le polizie dei paesi Schengen) ma nessuno ha un indirizzo di Parigi e nessuno sa, con certezza, se sia ancora lì.

Michelle, secondo le amiche transex (che la descrivono tutte intonando la cantilena brasilera del "Eu perssona shtuppenda") ha fatto le valigie alla fine di giugno, pochi giorni prima dell´irruzione dei quattro carabinieri gaglioffi che interruppero l´incontro tra Piero Marrazzo e Natalì. O forse qualche giorno dopo. I ricordi delle trans sono confusi e del resto nessuno, nel piccolo mondo del sesso a tassametro di Roma Nord, fece molto caso a quello che, all´inizio, sembrava un episodio senza importanza. La bomba era stata accesa ma doveva esplodere solo tre mesi più tardi e pochissimi potevano intuire con quale potenza. Non certo le transessuali. Di sicuro Michelle e Natalì, in precedenza, erano state assieme a Marrazzo nella famosa scena della vasca da bagno, in quel video di cui tutti parlano ma che ancora non si trova.

Michelle arriva a Roma circa cinque anni fa da Parigi, un´altra città dove le trans carioca sono molto apprezzati. In quel periodo, Brenda è a pezzi. Vasil, suo "marito" (come le transex chiamano senza eccezione un compagno fisso non dichiaratamente gay con cui si intreccia una relazione fissa) ha deciso di cambiare vita e di tornare in Russia dalla moglie (quella vera) e dal figlio. Lei, innamoratissima, è distrutta. Conosce Michelle ed è un colpo di fulmine: quel mix di amicizia, solidarietà, colleganza e, a volte, un po´ di sesso che spesso unisce le vite randage delle transessuali d´oltreoceano. Brenda, nel giro di pochi giorni, si trasferisce nel loculo di via Due Ponti 180. Dieci metri quadrati, affittati e arredati da Michelle che ha una certa disposizione per le cose pratiche. Due letti, uno sul soppalco e uno all´ingresso, qualche mobile, tanta musica, tanto computer. «Erano appassionate, cliccavano come diavoli - raccontano le amiche di via Due Ponti - lei pippava cocaina ma non beveva come Brenda. Lavoravano al Flaminio, tornavano insieme, erano inseparabili». E nella descrizione di quel legame si percepisce un filo di invidia postuma.

Comunque tra Brenda e Michelle le cose vanno benissimo, i clienti non mancano, i soldi corrono anche se spesso finiscono in piste di cocaina e spese folli. Come a marzo, quando le due amiche, imbottite di bigliettoni, vanno a Modena da un famoso chirurgo estetico specializzato nel settore transex, per un ritocco generale: seno, zigomi, labbra. «Hanno pagato coi soldi di Marrazzo - incalza il coro di via Due Ponti - a Brenda aveva dato 30 mila euro, a Michelle 20 mila». Cifre che, obiettivamente, sembrano spropositate e che l´avvocato dell´ex governatore del Lazio smentisce coi conti correnti e i libretti degli assegni alla mano. Ma tant´è.

L´idillio finisce, guarda caso, all´inizio dell´estate mentre il piano per incastrare Marrazzo prende corpo. «Non si sopportavano più. Liti continue - siamo sempre alle testimonianze corali delle transex - anche perché Brenda aveva cominciato a bere parecchio e le era venuta la passione dei pit bull, ogni tanto se ne portava qualcuno in casa e poi li regalava o li abbandonava. Per addestrarli si faceva addirittura mordere sulle braccia». Facile intuire che inferno fosse diventato il bugigattolo di via Due Ponti.

Alla fine di giugno (o all´inizio di luglio) Michelle se ne va. Non scappa perché ancora non ne avrebbe motivo. Cambia aria. «Vado a Parigi» annuncia al momento degli addii tra abbracci, baci e qualche lacrima, in un clima di emotività tutta brasiliana. E addio Michelle. Adesso la versione ufficiale è che sia ricercata come testimone ma per cercare sul serio una persona bisogna almeno conoscere il suo vero nome. I Ros ancora non lo sanno. Non identificata. Ultimo domicilio: sconosciuto. Introvabile. Forse per sempre.

 
 
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