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  LA NOSTRA EPOCA TRANSGENDER
L´identità di genere come costruzione culturale
giovedì 29 ottobre 2009 , di la Repubblica
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  L´idea che esistano due "essenze" radicalmente differenti, quella maschile e quella femminile è servita nei secoli a giustificare la separazione e a creare gerarchie e diseguaglianze

di MICHELA MARZANO

Il mondo dei "trans" è molteplice e complesso. Nonostante se ne parli molto, la stragrande maggioranza delle persone non conosce la profonda differenza tra i travestiti, i transessuali e i transgender. Esiste, naturalmente, un aspetto comune. Tutti e tre i termini evocano l´idea di un "passaggio", come il prefisso "trans" mette chiaramente in luce. Ma il "passaggio" non è quasi mai lo stesso. A differenza dei travestiti che, vestendosi con gli abiti del sesso opposto, giocano col proprio corpo e scelgono di volta in volta che ruolo incarnare attraverso una trasformazione della propria immagine, i transessuali desiderano profondamente diventare "l´altro". La loro lotta mira a ritrovare l´armonia, a riconciliare l´identità psicologica con il proprio sesso anatomico e accedere quindi a quello che considerano il "proprio corpo".

La richiesta di un transessuale può sembrare a prima vista assurda. Come è possibile – molti si domandano – che un uomo creda di essere una donna o che una donna pensi di essere un uomo? La supposta assurdità della richiesta dei transessuali viene però meno se si condivide l´idea che l´identità di genere sia frutto di una costruzione culturale, e che non esista nessuna legge causale che determini il genere a partire dal sesso. Tanto più che l´idea che esistano due "essenze" radicalmente differenti, quella femminile e quella maschile, è servita, per secoli, a giustificare non solo la separazione uomo/donna, ma anche la possibilità di creare delle gerarchie e di accettare le disuguaglianze. In ognuno di noi, Sigmund Freud docet, esistono degli elementi di femminilità e di mascolinità. Anche se poi, nel corso della propria vita, si ha tendenza a stabilizzarsi all´interno di un genere specifico e ad assumere il proprio ruolo di uomo o di donna. All´interno di questo schema, i transessuali non hanno nessuna intenzione di sovvertire l´ordine delle cose: cercano solo di passare da un sesso all´altro; vogliono solo che il proprio corpo si adegui all´immagine che, da sempre, hanno di loro stessi. Si tratta di uomini che, nati in un corpo di donna, desiderano riappropriarsi della propria virilità e di donne che, nate in un corpo maschile, vogliono aver accesso alla femminilità che la natura ha negato loro. Una patologia? Forse, ma chi di noi non ha una patologia con la quale si confronta tutta la vita cercando di giungere ad un compromesso con la propria fragilità?

L´attitudine dei transgender, infine, è diversa e molto più "sovversiva". Rifiutando ogni opposizione binaria, vogliono mettere in scena la dualità uomo/donna senza scegliere a quale sesso appartenere; vogliono essere al tempo stesso uomini e donne. È il famoso mito degli androgini, creature dotate di due sessi, raccontato da Aristofane nel Simposio di Platone. Si può, tuttavia, essere al tempo stesso uomini e donne senza finire col non essere più né uomini né donne?

Ognuno di noi vive come può il rapporto con il proprio corpo. Ognuno organizza la propria identità cercando di accettare le proprie contraddizioni. Rivendicando la possibilità di passare da un sesso all´altro (transessuali) o il diritto di non scegliere a quale sesso appartenere (transgender), i trans ci spingono a interrogarci non solo sulla nostra identità sessuale, ma anche sui limiti intrinseci della nostra corporeità. Rimane, però, un interrogativo di fondo. Il rischio insito nella scelta di voler "essere tutto" – uomini e donne al contempo – non è, infatti, quello di arrivare a una sorta di "indifferenza sessuale" che, come diceva Hegel dell´assoluto di Schelling, non è altro che una notte nera in cui tutte le vacche sono nere?
 
 
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Franco Grillini
 

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