LUCCA L'ANNUNCIO l'aveva fatto alla vigilia della festa della donna, lo scorso marzo: «Mi sposo e adotto un figlio». E invece le cose si sono complicate al punto che adesso si vede costretta a scrivere addirittura al Santo Padre per vedersi riconosciuto quello che, per lei, è un sacrosanto diritto: sposarsi in chiesa. Diritto che invece, a quanto pare, le è stato negato proprio... dalla Chiesa. La sua colpa? E' nata ermafrodita ed è diventata una donna a tutti gli effetti dopo un'operazione chirurgica. La storia non è certo di quelle che si sentono tutti i giorni. Protagonista dell'avventura è Morgan Ciabattari, 36 anni, casalinga e residente a San Martino in Freddana, piccolo paese delle colline lucchesi, sulla strada per Camaiore. Morgan, come detto, è nata ermafrodita, ma si è sempre sentita una donna. E invece si soffocare sentimenti ed emozioni ha deciso di dare una svolta alla propria vita, e diventarlo a tutti gli effetti. Siamo nel 1997, anno della svolta grazie ad una delicata operazione chirurgica all'ospedale di Pisa. I PROBLEMI, però, nacquero proprio dopo l'operazione. In particolar modo con la decisione di voler convolare a nozze con il proprio compagno di vita, Raffaele. Arriva il primo, bruciante, diniego: per la legge infatti, Morgan è sempre un uomo. Così è stato registrato all'atto di nascita. Inizia la battaglia legale durata la bellezza di tredici anni e sostenuta, oltre che dagli avvocati, anche dalla partecipazione a programmi televisivi, uno fra tutti il «Maurizio Costanzo show». Anni duri, trascorsi nella speranza che il tribunale di Lucca concedesse quella che, almeno in apparenza, appariva come una semplice formalità: modificare nello stato di nascita l'attribuzione del sesso. Preghiere decisamente ascoltate, quelle di Morgan, che lo scorso marzo è riuscita nel suo intento: finalmente la legge sembrava essere dalla sua parte e così, adesso, si sarebbero spalancate le porte per fiori d'arancio e abito bianco. «Ci sposeremo a giugno prima in Comune e poi in chiesa» aveva detto proprio a La Nazione che aveva seguito il suo caso in esclusiva. «E cercheremo di adottare un bambino». Ma passa giugno, trascorre l'estate, e del matrimonio nemmeno l'ombra. «LA DIOCESI spiega Morgan , tramite un parroco, mi ha risposto che non potevo sposarmi. Non solo, ha anche aggiunto che non avrei potuto più fare la comunione perché sarei di cattivo esempio...». E pensare che lei si professa cattolica, e quel matrimonio in chiesa l'aveva sognato da una vita. «Non mi hanno dato poi molte motivazioni sul fatto del matrimonio aggiunge : semplicemente, avrei dato scandalo». Da qui la decisione di intraprendere una nuova battaglia: scrivere direttamente a Papa Benedetto XVI e, se necessario, portargli anche le cartelle cliniche. «E' una cosa paradossale» aggiunge sconsolata per la situazione che si trova, nuovamente, ad affrontare. Ma Morgan qualche sassolino dalle scarpe, in realtà, se lo vuole levare. E' pronto (ma in attesa trovare un editore) il suo primo libro autobiografico: «Non ho avuto né amici né parenti». E a quanto pare, qualche partito (di centrodestra) si sarebbe mosso per prospettarli un futuro da politico. Una nuova svolta?