Da Milano alla Sardegna non si contano più le brutalità quasi la stagione calda diventasse un alibi per la violenza
Si celebra a novembre il «Trasgender day of remembrance», la giornata internazionale indetta dalle associazioni glbt per ricordare le vittime della violenza transfobica. Il nostro paese ha un triste primato a riguardo, si trova ai primi posti insieme all’America profonda, quella di Boys don’t cry per intenderci (1999, Kimberly Peirce).
Nel 2008 le violenze più efferate sono state consumate in estate: Samantha, trans di origine brasiliana, è stata sequestrata, violentata e brutalmente assassinata sotto gli occhi di una telecamera di sorveglianza a Milano. Sbalorditi anche gli agenti: «mai vista una violenza simile». A luglio, stesso micidiale copione per una trans peruviana di Como. Quest’anno si sono intensificate le aggressioni, che denunciamo anche per mettere in allerta, per quanto possibile, chi legge.
Se vi capita di assistere date l’allarme come ha fatto una coppia ligure. Occhio, a luglio e ad agosto le vittime del pregiudizio possono essere bersagli ancora più esposti. A far da complice c’è l’aria da «Far west» che può prendere il sopravvento nel cuore dell’estate. Due gli episodi inquietanti nelle ultime due settimane, cui si aggiunge «uno scambio di persona». A metà luglio a Riva Ligure una persona trans di 26 anni, che lavorava in alcuni locali della riviera, viene aggredita e violentata. Ad accorgersi della violenza è una coppia che scorge la vittima a terra, sanguinante e dolorante, lungo la strada che da Riva Ligure porta a Pompeiana. Immediata la chiamata al 118. All’ospedale i medici riscontrano violenza sessuale e percosse. Ma la persona trans, terrorizzata, si chiude nel silenzio.
VIOLENZE ED EQUIVOCI
Firenze, 21 luglio: dopo una breve vacanza trascorsa a Gardaland, tre amiche, due transessuali ed una donna, si fermano nel capoluogo toscano per qualche ora. Verso l’una, in piazza della Signoria, sono avvicinate da giovani stranieri che fanno volgari apprezzamenti al loro indirizzo. Una di loro, Vanessa, li invita a smettere. È un affronto. Viene colpita alla testa con un tavolino. Perde i sensi. Passa una pattuglia dei carabinieri, arriva l’ambulanza e si evita il peggio. Autore «materiale» dell’aggressione è un lituano di 33 anni, che viene denunciato.
Infine a Sassari «l’equivoco»: una drag queen di Prato, cioè un uomo che si traveste da donna per motivi di spettacolo, viene fermato in abiti femminili dalla polizia nei pressi di Sassari, dove si trova in vacanza ma anche per prendere accordi con i gestori dei locali per alcune serate. Secondo la ricostruzione del Movimento omosessuale sardo (Mos, www.movimentomosessualesardo.org), la drag si trova da poco in Sardegna e attende in auto sul ciglio della strada un amico dopo aver fatto rifornimento. Viene scambiata per una persona che si prostituisce. Trattenuta diverse ore in questura, riceve un foglio di via che intima di non fare ritorno per tre anni nel comune di Sassari.
Denuncia l’accaduto al Mos e al numero verde Gay help line contro le discriminazioni (800.713.713). L’avvocato Pietro Diaz consiglia di ottemperare al foglio di via, per poi tornare in Sardegna e fare ricorso al Tar. Il caso, segnalato nelle cronache locali, è ripreso dalle associazioni lgbt. Il Mos ha chiesto al questore di Sassari «se questo è il trattamento che ci dobbiamo aspettare nei confronti delle persone transessuali o, addirittura, delle drag queen che si travestono per spettacoli di cabaret».