BATTAGLIA CONTRO DARIO E PIER LUIGI: «HO PRESO LA TESSERA PER MARINO»
IMMA BATTAGLIA. La presidente di DiGay Project attacca l'ex ministro diessino, ignora il segretario e guarda al terzo incomodo: «È l'unica speranza».
giovedì 09 luglio 2009 , di
Il Riformista
«Le parole di Bersani sulle adozioni e sugli omosessuali sono vecchie e tristi». È impietosa Imma Battaglia, sul Pd. Ma è tutt'altro che rassegnata. E infatti, dopo le «tante delusioni ricevute da un partito che era nato come una speranza» e che invece è prigioniero di «ambiguità» e di «apparati», ha deciso di rifare la tessera del Pd e fare la corsa con Ignazio Marino, il quale sarà ospite del Gay Village a Roma venerdì 17. Già, perché se la presidente di DiGay Project non risparmia bordate a Bersani e quasi non nomina Franceschini, su Marino non ha dubbi: «Siamo molto felici della sua candidatura».
Sì alle coppie di fatto, no alle adozioni gay. Lo dice Bersani. Che ne pensa?
Penso che Bersani non rappresenta nulla di nuovo. È la solita ambiguità che conferma tutta la mia delusione per il Pd. L'unica speranza è Ignazio Marino. Verrà a trovarci al Gay Village. Siamo molto felici della sua candidatura.
È un endorsement?
Sì. Di più: ho deciso di rifare la tessera del Pd per poterlo votare. È l'unico che può avviare una fase nuova, moderna. Lui rappresenta bene chi si aspettava di più dal Pd e ha ricevuto soltanto delusioni.
Anna Paola Concia ha protestato perché, dice, quando nel Pd quando si parla di gay se ne parla sempre come di persone di serie B.
È così. E la cosa più triste è che chi lo fa è del tutto fuori dal tempo. E poi la politica non è soltanto economia. C'è altro, ci sono i diritti. E sui diritti civili le parole di Bersani sono vecchie e tristi.
E Franceschini?
Che sinora non lo abbia neppure nominato la dice lunga su ciò che penso. E comunque ha fatto molti errori. Il più grave è stato l'incapacità di contrapporsi a Berlusconi che va battuto con le idee e non con il gossip. Il contrario è avvilente. In questo mi ha deluso.
Rimane Marino, appunto.
È l'ora di sedersi intorno a un tavolo per costruire il futuro della politica e del Pd. Una forza elettorale come quella che vuole essere il Pd deve avere una propria identità. Pd e Pdl, invece, sono troppo simili, si è perso un po' l'orientamento. E con le ultime elezioni si è toccato il fondo. Ora dobbiamo ripartire e non servono ambiguità. L'elezione del segretario è l'occasione buona per pensare a un programma di lungo termine e prepararsi a diventare una forza di governo. Per questo serve coraggio e puntare su valori e idee. Marino rappresenta tutto questo. Se invece dobbiamo continuare con le ambiguità, allora forse questo paese non è pronto per sostituire Berlusconi. E mettiamo una pietra sopra il cambiamento.
Così la pietra la sta mettendo anche sugli «apparati» del Pd.
Il Pd porta con sé apparati molto pesanti e invece dovrebbe rappresentare un mondo che è ormai cambiato. Con la sconfitta delle ideologie, il paese ha detto basta anche agli apparati. Ora servono nuove regole, strutture snelle che stiano tra la gente. Chi rappresenta il passato deve cedere il passo, lasciare che si formi una nuova classe dirigente. Altrimenti, quelli delusi come me non faranno che aumentare.