Prima notizia: sabato 6 e domenica 7 giugno (attenzione, lunedì i seggi sono chiusi) oltre 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per eleggere i loro 72 rappresentanti nel prossimo Parlamento Europeo. Seconda notizia: i 5 milioni di gay, lesbiche, transessuali italiani dovrebbero essere interessati più di altri ad esercitare il proprio diritto/dovere di voto perché l’Europa rappresenta l’unica speranza per vedere riconosciuti i loro diritti fondamentali ancora negati dalle istituzioni italiane. Terza notizia: ci sono partiti politici che i suddetti 5 milioni – e tutti i loro amici e familiari - non dovrebbero votare per nessuna ragione al mondo e altri, ovviamente, che dovrebbero sostenere.
Quante volte avete detto: “Se continua così me ne vado in Spagna!”, con le varianti Londra, Berlino, Parigi a seconda della vostra indole o del vostro gusto. Quante volte avete pensato: “Questo sì che è un paese civile!” riferendovi ad un luogo dell’Europa del Nord in cui eravate in vacanza, confrontandolo con le miserie di casa vostra.
In attesa del viaggio (di sola andata) della fuga dall’Italia, il gay, la lesbica o il/la trans che non andranno a votare in queste elezioni non avranno attenuanti. Non il mare, né la disillusione potranno assolvervi lunedì quando vi sveglierete con il Parlamento europeo più omofobo della storia che tenterà di restringere i diritti faticosamente ottenuti nell’ultimo decennio. Nessuna scusa, sarà colpa vostra. E le conseguenze negative non si avvertiranno soltanto in Italia, ma principalmente nei paesi in cui desiderate fuggire. La maggioranza di destra, antigay e razzista è pronta a ribaltare i principi di uguaglianza su cui finora si è basata la politica europea. Sarà bene dunque che ciascuno di noi si prenda cura di se stesso, prima che qualcun altro – per di più, omofobo - lo faccia al posto suo. Sarà il caso che ciascuno di noi cominci a curare i propri interessi, ovvero difendere il proprio diritto a vivere e alla felicità. Si dirà, la situazione italiana fa talmente schifo che non invoglia a partecipare. Vero. Però si può scegliere, nonostante il tema del riconoscimento dei diritti civili delle persone gay, lesbiche e transessuali sia stato completamente rimosso dal dibattito pubblico.
E allora abbiamo deciso noi, nel nostro piccolo, di portare la montagna dei diritti civili nelle case dei maometti-candidati, vendicandoci pure dell’invasione cartacea di facce e di slogan che straripano sui muri delle città e dalle nostre buche delle lettere.
Questo l’esperimento: abbiamo rintracciato i nomi dei candidati in tutta Italia delle principali liste, abbiamo cercato faticosamente le loro e-mail e individuato “casualmente” 125 candidati (20 candidati ciascuno per Pdl, Pd, Idv, Udc, Sinistra e Libertà; 15 della Lega, 5 candidati di Rifondazione comunista e della Lista Bonino, vista la difficoltà nel reperirli) pescandoli ugualmente tra quelli più noti e tra gli sconosciuti, maschi e femmine, di tutte e cinque le circoscrizioni. A loro abbiamo inviato la seguente domanda:
“Gentile candidato/a, se venisse eletto/a, in caso di mozione europea di condanna dell’Italia per violazione dei diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali (ad esempio, licenziamento o discriminazione sul posto di lavoro, divieto di matrimonio o di reversibilità della pensione, ecc.), come voterebbe? Risposte: a) a favore della condanna; b) contro la condanna; c) non so, non voto. Grazie per la cortese risposta”.
Siamo rimasti in attesa (8 giorni) e nel frattempo ci siamo studiati i programmi dei partiti in relazione al tema dei diritti glbt, non tanto perché ignoriamo le loro posizioni sull’argomento, ma per tenere aggiornato il monitoraggio dell’omofobia o dell’omofilia della nostra politica. Abbiamo poi cercato tra le centinaia di candidati i “nostri” aspiranti rappresentanti e infine stilato la classifica dei partiti tenendo conto di tre parametri: 1) programma politico, 2) risposte al quesito; 3) candidature di persone gay, lesbiche, trans. Ecco, nel dettaglio, i risultati.
Punto 1, il programma politico.
Sinistra e libertà agirà “affinché sia approvata la Direttiva europea orizzontale contro ogni forma di discriminazione in ragione del sesso, della razza, della religione, dell’età, dell’handicap, dell’orientamento sessuale e identità di genere” e lavorerà “ad una legge che imponga il riconoscimento dei matrimoni, delle unioni civili e dei diritti parentali legalmente riconosciuti in un altro stato membro, e anche a un diritto europeo in materia di divorzio e di adozione; per la fine di ogni forma di omofobia e di transfobia, affinché le persone gay, lesbiche, trans, possano veder riconosciuti in tutti gli stati europei lo status di cittadini con pari diritti e pari doveri”.
Rifondazione comunista dichiara di “promuovere i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere. Chiediamo che le persecuzioni basate sul genere e l’orientamento sessuale costituiscano ragione per richiedere asilo” e per questo candida “esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq”.
L’Italia dei valori tra i suoi sintetici punti inserisce la “Carta comune dei Paesi membri per le libertà civili, tra le quali le coppie di fatto”.
Il Pd non degna nemmeno di una riga i suoi 10 punti per l’Europa, idem per la Lista Bonino.
Per il Pdl c’è solo la Carta dei valori con Dio/Patria/Famiglia, per l’Udc solo Dio/Famiglia, mentre la Lega parla di “famiglia tradizionale, intesa sia come nucleo eterosessuale sia come capitale sociale, l’unico baluardo che può permettere di difenderci dall’assalto indiscriminato dell’immigrazione” e rafforza il concetto citando nel programma un discorso di Bossi: “Gli omosessuali hanno il diritto alla loro vita, nessuno intende discriminarli. Solo che a mio parere non possono spingere per convincere l’Europa a concedere loro in adozione i bambini”.
Commento: rimozione, avversione e semplificazione becera della destra, ambiguità fondativa e drammatico silenzio del Pd, scarsa conoscenza del tema dell’Idv, crescente attenzione delle sinistre, scontato sottointeso della Lista Bonino. In definitiva, siamo davvero la retroguardia d’Europa.
Punto 2, le risposte alla domanda.
Su 125 candidati hanno risposto in 36: Idv (10), Pd (9), Sinistra e Libertà (9), Lista Bonino (4), Lega (2), Pdl (1), Udc (1), Rifondazione (zero), mentre un paio sono le mail tornate indietro per problemi tecnici. Quasi tutte le risposte (come quelle di Sgrena, Musacchio, Staino, Salacone, Zan, Battaglia, Frassoni per SeL; Sassoli, Borsellino, Domenici, Cioffredi, Scalfarotto per il PD; Alfano per Idv; Cappato per Bonino) sono a favore della condanna dell’Italia e usano toni entusiastici, ammiccanti, semplici o sinceri. I 4 temerari del centro-destra (il redivivo Gabriele Albertini, Giuseppina Derossi, Francesco Speroni, Marco Lusetti) rispondono sostanzialmente in modo negativo, pur dichiarandosi contrari alle discriminazioni, ma distinguendo (insieme a Bernacconi dell’Idv) il caso del matrimonio e riproponendo di fatto il catastrofico ossimoro “no discriminazione, no equiparazione” già lanciato dalla Bindi quando era ministra della famiglia.
Commento: il silenzio innanzitutto. Che si può interpretare in più modi: primo, internet continua ad essere un optional e anche la posta elettronica appare uno strumento ingestibile (nonostante per molti la presenza di un ufficio stampa a conduzione più o meno familiare); secondo, l’argomento insidioso, non già perché come piace dire oggi “eticamente sensibile”, ma perché può far perdere voti, a destra se apri, a sinistra se chiudi. La domanda poi non era neutrale e lo dimostra la provenienza delle risposte: complessivamente è il 29% (36 su 125), ma i candidati del centro e della destra hanno mostrato un compatto disinteresse o fastidio nel rispondere (4 su 55, cioè lo 0,07%), mentre quelli della sinistra erano più coinvolti nel guadagnarsi il nostro voto (32 su 70, cioè il 46%). Riassumendo, la maggioranza dei politici parla solo alle proprie condizioni, su temi scelti da loro e senza contraddittorio: quando si dice la lontananza dalla gente. I “big”, poi, sono risultati latitanti: Berlusconi, La Russa, Zanicchi, Strano (Pdl), Bossi, Borghezio (Lega), M.C. Allam, Volontè, Casini, E. Filiberto di Savoia (Udc), Vendola, Fava (SeL), Di Pietro, De Magistris, Vattimo, (Idv), Bonino (Lista Bonino) erano diversamente impegnati.
Punto 3, le candidature di persone gay, lesbiche, trans e/o attivisti del movimento glbt .
Dalla nostra ricerca ne abbiamo rintracciate solo 9: per Sinistra e Libertà corrono Nichi Vendola (capolista), Imma Battaglia (Sud) e Alessandro Zan (Nord Est); per il Pd ci sono Ivan Scalfarotto (Centro) e Rosario Crocetta (Isole); per Rifondazione comunista Patrizia Colosio (Nord Ovest) e Amedeo Rossi detto Loredana, unica transessuale (Sud); la Lista Bonino presenta Sergio Rovasio (Centro); per l’Idv Gianni Vattimo (Nord Ovest) e ovviamente nessuno per Udc, Pdl e Lega.
Commento: numero insufficiente, visibilità scarsa, eleggibilità quasi nulla viste le corazzate di potere e le cordate clientelari che perfino le elezioni europee stanno producendo ovunque, grazie anche alle 3 preferenze esprimibili.
Unendo tutti questi dati, possiamo stilare la classifica: il partito più vicino alle richieste del movimento glbt è Sinistra e Libertà (promossa con 3 stelle fucsia), seguito da Lista Bonino, Rifondazione comunista e Italia dei valori (2 stelle fucsia), Partito democratico (rimandata con 1 stella fucsia); Pdl e Udc (bocciati, 1 buco nero), Lega Nord (retrocessa, 2 buchi neri).
Considerando che i partiti promossi rischiano di non superare il quorum del 4% e di non eleggere alcun rappresentante, siamo messi veramente male. Meditate, froci, meditate.