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  DIVENTATO FAMOSO SUL WEB, GAY CHIEDE I DANNI
Minacciò di gettarsi dalla torre l’amico ha messo in rete il video
martedì 19 maggio 2009 , di La Nuova Sardegna
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  Carbonia. Davanti al giudice di pace per il film in cui la gente lo incitava a buttarsi

di GIANFRANCO NURRA

CARBONIA. Era stato protagonista di una clamorosa protesta nel marzo del 2007, quando minacciò di fare un volo di 30 metri dalla Torre Littoria. Voleva strappare il velo sulla condizione degli omosessuali. Ma quegli attimi di tensione finirono su Youtube filamti con i telefonini e accompagnati dalle incitazioni di chi gridava «buttati, dai buttati» e dalla canzone «Stasera mi butto».

Massimo Pibia, 45 anni, non ha apprezzato. Ha sporto querela e ieri il caso è arrivato davanti al giudice di pace così come Massimo Corda, suo ex amico, colui che presumibilmente ha mandato in rete il filmato. Un gesto drammatico era stato ridicolizzato. A nulla è valso che qualcuno spiegasse a Pibia che sì, non erano stati carini con lui, ma che infondo i ragazzacci gridavano «buttati» ma solo per esorcizzare quei momenti drammatici.

Tutto inutile. Nonostante i 17mila contatti sul web lo avessero reso famosissimo, ha sporto querela per ingiurie, e alla delusione, si è aggiunto il dispiacere di scoprire che, a mandare in rete il materiale, era stato Massimo Corda. Con lui aveva collaborato attivamente per fondare l’Arcigay a Carbonia. Ieri Corda ha cercato di giustificarsi dicendo «volevo solo che tutti conoscessero il problema». A restare senza volto, invece, sono stati i registi.

Quel 6 marzo del 2007 tantissimi curiosi si erano accalcati con il naso all’insù. Chi gridava, chi rideva, chi con il fiato sospeso guardava quell’uomo che si lasciava penzolare da 30 metri. E chi, appunto, filmava la scena. Così mentre il video «Stasera mi butto» diventava un cult per i navigatori della rete, Massimo Pibia correva dal legale di fiducia Alessandro Corrias chiedendo giustizia, chiedendo che gli inquirenti si attivassero per scoprire chi avesse osato gettare in pasto al mondo la sua storia. Il pm Andrea Massidda ha affidato ai carabinieri l’indagine, ma le ricerche non hanno consentito di risalire ai registi, e nella rete è rimasto solo il distributore dell’opera, quello che ormai era diventato un ex amico.

Ieri c’è stata la prima udienza davanti al giudice di pace che, come è prassi, ha tentato la conciliazione finendo però con il rinvio al prossimo 6 luglio per una nuova udienza.

In quella data si procederà all’archiviazione se Massimo Pibia dovesse decidere di perdonare. Ma l’uomo non sembra intenzionato a chiudere la vicenda. «Ho sofferto troppo, e chiedo almeno i danni morali», ha detto sconsolato quanto determinato.

Massimo Pibia aveva scavalcato il parapetto della torre, a metterlo in salvo, con grande prontezza, fu un vigile del fuoco, Tonio Caggiari, che lo afferrò per un braccio trascinandolo nel terrazzo mentre il sindaco, la giunta, i consiglieri gli mettevano a disposizione la sala consiliare per spiegare più comodamente le ragioni di quel gesto disperato. Quando fu in salvo tutti lo abbracciarono cercando di confortarlo. E intanto c’era chi lo tradiva.
 
 
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Franco Grillini
 

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