HO DETTO «SONO GAY» CON I SEGNI
Sordità e mondo omosessuale. Antonio Ingrassia, figlio di non udenti, fa da interprete e aiuta i giovani sordi a superare i pregiudizi. Monica, lesbica, ha aperto un blog
lunedì 09 febbraio 2009 , di
Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"
Anziché dire «mam-ma» ha mosso le mani. Antonio è figlio di genitori sordi e come lingua madre ha quella dei segni. Per lui è stato naturale esprimersi così, si chiama lallazione e c'è in tutte le lingue. A scuola ha appreso l'italiano parlato e si è trovato spesso con i suoi a fare da interprete. Non sempre, però. A volte con gente che non si conosce, ci va più cauto. La lingua dei segni è un po’ il coming out dei sordi segnanti; se la usi, attiri l'attenzione. Cresciuto, Antonio ha fatto con i suoi un altro coming out. «Ho detto in segni: “a me piacciono gli uomini”, mio padre mostrava di non intendere, non riuscivo a capire se non comprendeva per motivi linguistici o psicologici. Faceva un po’ il finto tonto».
TALENTO NEL COMUNICARE
Antonio capisce di avere una sorta di talento che può essere un lavoro e può anche aiutare gli altri. Diventa «assistente alla comunicazione e all'autonomia» e lavora in una scuola. «Mentre i prof spiegano, sto vicino a una ragazza sorda. Lì mi si chiarisce la differenza tra l'aiuto che offro a casa e quello sul lavoro. Non sempre mi si chiede di interpretare, la ragazza a volte dice di no o addirittura si gira dall'altra parte. Non tutti accettano la lingua dei segni, e in più chi l'ha accettata sceglie cosa deve sentire». La sensibilità in gioco è tantissima. Occorre offrire aiuto ma non sopravanzare, occorre rispettare, sapendo che l'altra persona è in grado perfettamente di decidere se e come partecipare. «È questione di sensibilità anche tra amici, se c'è una persona sorda, sarebbe bello che gli altri si rendessero conto che bisogna avere una lingua in comune per comunicare». Si segna oppure si usa il labiale, ma si deve stare attenti a non sovrapporsi. Il rischio di isolamento c'è già a livello linguistico, anche tra sordi stessi, «ma dipende anche dai caratteri, c'è chi supera più facilmente», dice Antonio. Frequentando un’associazione per sordi, Antonio si accorge che il pregiudizio colpisce ovunque, e che ci sono gay e lesbiche a disagio, «troppo» silenziosi. Allora propone all'Agedo di Palermo, la città dove vive, di intervenire. «Facciamo un volantino, lo distribuiamo, prepariamo gli incontri con il gruppo accoglienza, io insegno ai partecipanti i rudimenti della lingua dei segni».
LA DOPPIA BARRIERA
Si sono presentati un ragazzo e una ragazza. «Sono emozionati, sia perché parlano della loro omosessualità, ma anche perché stiamo tutti insieme ascoltando la loro sordità. Li accogliamo con l'obiettivo di abbattere una doppia barriera». I ragazzi si affezionano. Uno di loro deciderà di prendere parte attivamente a progetti per i sordi gay. «Non si creda che tra i sordi ci sia più apertura verso l'omosessualità, ci sono i pregiudizi come ovunque purtroppo». Ma anche qualche sorpresa. Antonio si fidanza con un ragazzo sordo e, quando il compagno viene a casa a trovare i suoi, si accorge che tra loro scatta una confidenza particolare: «I miei dissero a lui cose che io non sapevo». Gli ostacoli però non si superano una volta per tutte, i pregiudizi tornano come la risacca. Antonio non si sente libero di amare, intorno a lui c'è chi giudica e si rifiuta di sentire parlare di amore gay. Occorre lottare. Omosessualità e sordità possono procurare un doppio isolamento. Come reagire? Monica ha «scelto» di non cadere nella trappola. Ha realizzato un blog, http://glbsordipalermo.jimdo.com/ . Ci sono poesie, iniziative per i gay sordi e i simpatizzanti, foto, commenti. E un invito al visitatore: «Dai al mondo il meglio di te».