"PARROCO E OMOSEX, NON MI NASCONDO SONO I VESCOVI A TEMERE LO SCANDALO"
Don Z., sacerdote di campagna: "I miei fedeli lo sanno, spesso la gente è più avanti di quel che si pensi"
venerdì 09 gennaio 2009 , di
la Repubblica
Cominciò tutto in seminario, mi innamorai di un ragazzo: ora è andato via, siamo amici
di MARCO POLITI
ROMA - Prete, gay, cinquantenne. Don Z. non è rimasto affatto colpito dal fatto che si stia aprendo una breccia nel muro di tabù che nella Chiesa circonda ancora l´omosessualità.
«L´Avvenire - risponde sorridendo - agli occhi del clero rappresenta un po´ il giornale governativo. Certo affermare la normalità dell´omosessualità diventa importante per quei fedeli i quali attendono ancora la linea dalla gerarchia. Però interessa meno a quei preti che da tempo vivono liberi la propria affettività».
Don Z. è parroco di campagna, è stato ordinato circa una ventina di anni fa e in un certo senso è gay da sempre.
Quando ha scoperto il suo orientamento sessuale?
«Da adolescente, come molti, e poi più chiaramente al seminario».
Cosa è successo?
«Mi sono innamorato di un altro seminarista. È una storia durata qualche anno, anche lui è diventato prete, ha cambiato città e siamo rimasti buoni amici».
Non siete stati scoperti?
«In seminario ognuno si faceva gli affari propri. C´era una vita abbastanza libera e su una trentina di allievi circa sette, otto avevano relazioni. Etero oppure omosessuali».
Prima dell´ordinazione ha avuto dubbi?
«No».
Poi ha avuto altre storie?
«Ci sono stati anche periodi in cui sono stato per conto mio, una breve stagione in cui ho frequentato ritrovi gay, ma in complesso ho vissuto una vita tranquilla. Adesso da un anno ho una nuova relazione. Credo che tutto dipenda dalla maturazione di una persona. Ci sono preti bravissimi che non hanno alcuna relazione e preti altrettanto bravi che hanno un rapporto».
Tutto avviene sempre in maniera così serena?
«Niente affatto. Ci sono preti che vivono la loro situazione con grande sofferenza, perché oscillano fra liberazione e repressione. Non hanno il coraggio di essere chiari con se stessi. Non c´è cosa più drammatica che rifiutare se stessi e contemporaneamente abbandonarsi ad una sessualità sregolata e poi ricadere nel bisogno di colpevolizzazione. Alla fine è essenziale chiarirsi e affrontare la vita con maturità».
I vescovi sanno?
«I vescovi sono terrorizzati, soprattutto in questa fase di restaurazione in Vaticano. Se c´è scandalo, cercano di coprire. Se tutto avviene senza scalpore, spesso fingono di non vedere. Magari vengono a sapere che un prete ha un nipote in canonica che nipote non è, ma sono restii a intervenire o suggeriscono semplicemente di non creare situazioni che possano creare scompiglio».
I suoi fedeli lo sanno di avere un parroco gay?
«Alcuni sì. Spesso i fedeli sono più avanti di quanto si pensi. "Sappiamo che quel prete ha amici - dicono - ma è bravo, predica bene, confessa bene, assiste gli anziani. Apprezziamo quello che fa". Da me in parrocchia i ragazzi e i giovani lo sanno».
Come l´hanno scoperto?
«Gliel´ho detto io».
Sul serio?
«Ho alcuni gruppi di ragazzi. Un giorno uno di loro ha detto di non sopportare gli omosessuali. Allora gli ho risposto: guarda, che ne hai uno davanti! I ragazzi hanno reagito in modo molto tranquillo, nessuno è andato in giro a dire niente. D´altronde uno di loro ha una zia lesbica, in paese lo sanno tutti e niente più».
In confessione ha incontrato fedeli, che hanno sollevato il problema di essere gay?
«Qualche volta. In genere, giovani angosciati dall´insegnamento cattolico tradizionale, che li spinge a non accettarsi, quasi a odiarsi, perché l´omosessualità è presentata come una cosa orribile e mostruosa».
E lei cosa fa?
«Li consiglio a rivolgersi a qualcuno che possa aiutarli a capire meglio se stessi».