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  MONSIGNOR BETORI "NO ALLE UNIONI DI COPPIE GAY"
«La famiglia come unione feconda di un uomo e una donna non può essere equiparata a nessuna convivenza, tanto meno di persone dello stesso sesso»
sabato 27 dicembre 2008 , di La Repubblica - Firenze
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  di SIMONA POLI

LA PIENEZZA della condizione umana trova senso e compimento nell´incarnazione di Dio nel bambino Gesù. E´ questo lo spunto da cui parte la riflessione dell´arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori nella messa della notte di Natale celebrata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, la prima del suo mandato pastorale. «Nella grotta di Betlemme», spiega, «prende inizio un´umanità nuova. In Gesù ogni uomo e ogni realtà umana riceve la sua dignità e ne invoca il rispetto. Vale per tutti gli uomini e donne della terra, dall´inizio del loro concepimento fino al compimento naturale della loro vita, in nome di una dignità della persona che non ammette graduazioni o oblii in nome di un falso concetto di qualità della vita». Il suo "no" all´eutanasia è netto, così come quello alle unioni gay e alle coppie che non scelgono di sposarsi: «La famiglia come unione feconda di un uomo e una donna non può essere equiparata a nessuna convivenza, tanto meno di persone dello stesso sesso», dice l´arcivescovo. Che nell´omelia non fa solo riferimento ai temi etici. Il suo ragionamento sull´incontro tra umano e divino investe anche i valori che sono alla base della comunità sociale e ai criteri che regolano il mercato economico e il mondo del lavoro. Ricorda «i poveri e gli emarginati dalle nostre società del benessere, quanti faticano a tenere il passo di un progresso che, non mettendo al centro la persona umana, fa troppe vittime». In questo Natale di crisi Betori parla di chi rischia il posto di lavoro e rivolge alla città l´invito «per la ricerca di una convivenza in cui ciascuno si senta responsabile del bene comune di tutti».

La vita stessa della comunità», dice l´arcivescovo, deve essere improntata a «sobrietà, giustizia, pietà». Sono i temi che Betori riprende nella messa della mattina del 25 dicembre in Duomo centrata su uno dei brani più suggestivi del Vangelo di Giovanni In principio era il verbo e il verbo era presso Dio e il verbo era Dio. «Quella parola eterna ed assoluta si fa storia», dice. «Rivendicare la concretezza storica del Natale serve a dare fondamento reale alla fede e indirizzarci verso un modo di viverla che ci rende responsabili verso la storia e mai estranei all´umanità». La Chiesa, insomma, non si sottrae al confronto, non rinuncia a partecipare al dibattito, anche se sui temi etici spesso il dibattito sfocia nella polemica. «Su questa stretta connessione tra natura e storia, che trova il suo fondamento nella identità tra il Verbo eterno e il Verbo incarnato, riposa la dottrina della Chiesa circa la dignità perenne della persona umana, nella unità della sua dimensione spirituale e corporea e quindi nel rispetto della distinzione e della complementarietà dei sessi, come pure il riconoscimento della specificità del matrimonio come unione stabile di un uomo e una donna aperta alla vita... Avere certi riferimenti», dice Betori, «non vuol dire rinunciare al nuovo ma possedere gli orientamenti giusti per poterlo valutare, senza farsi schiavi delle mode dei consumi, dello strapotere delle tecniche, dell´imperio sulle coscienze di ideologie più o meno abilmente mascherate. L´immagine del bambino di Betlemme ci aiuta a credere che c´è un futuro per l´umanità». (s.p.)





 
 
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Franco Grillini
 

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