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BOLZANO. CAMPAGNA CONTRO L'AIDS DI ARCIGAY, POLEMICA IN COMUNE
Preservativo in evidenza e linguaggio esplicito. An e Udc: via subito
sabato 20 dicembre 2008 , di
La redazione |
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BOLZANO — Una «pubblicità progresso » provocatoria, che può ricordare lo stile di certe campagne firmate Oliviero Toscani. I manifesti di Arcigay, comparsi anche a Bolzano, hanno immediatamente suscitato polemica. Indignata Maria Teresa Tomada di An, che chiede al sindaco di far rimuovere in particolare un cartellone comparso nei pressi delle scuole in via Montecassino. Alla richiesta si associa, dallo schieramento opposto, l'assessore all'innovazione Silvano Baratta.
«Preservativo, simbolo di piacere»: questo lo slogan dei manifesti, pensati da Arcigay, per sensibilizzare i ragazzi a livello di prevenzione. L'idea di fondo è quella di associare il profilattico a un momento di piacere, e non a un fastidio. Di qui l'immagine di un modello a petto nudo, in posa sexy con tanto di preservativo infilato al dito. Il messaggio sottostante è decisamente senza perifrasi: «Non lasciamoci venire in bocca, scopiamo e facciamoci penetrare solo con il preservativo ».
Tutto troppo esplicito? Per An sì. «I due manifesti — scrive Tomada — campeggiano di fianco ad una scuola elementare, una scuola materna ed un'area parrocchiale. Io credo di essere tutto tranne che una bacchettona, tant'è vero che in tempi non sospetti ho votato a favore del registro delle unioni civili, contro il parere del mio partito, ed ho sempre sostenuto anche in commissione le associazioni che si occupano di lotta all'Aids, perché la salute è un bene da tutelare sempre e comunque, gay o etero che siamo. Ma da qui ad affiggere turpiloquio e volgarità esplicite ce ne corre: bene sarebbe fare queste campagne nei luoghi adatti, come discoteche e bar frequentati da ragazzi e adulti. Qui credo che si sia passato il segno: caro sindaco, chi ha autorizzato? È il caso di far rimuovere subito i manifesti».
A Tomada risponde l'assessore Baratta: «Finalmente sono d'accordo con la collega. E a me che diano del moralista, non interessa. Me lo hanno già dato quando da assessore al personale ho proposto di mandare alla Commissione di disciplina un dipendente che proiettava filmini porno in ufficio. Per il resto, non è che i manifesti vengono sottoposti alla censura del sindaco, che non porta responsabilità alcuna. Si potrebbe rimborsare la tassa di affissione e coprirli».
F. Cle.
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