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  SUICIDA IN CELLA DOPO ABUSI PERCHè SCRIVEVA POESIE GAY
A Catania s'è impiccato 25enne indagato per mafia
mercoledì 17 dicembre 2008 , di APCOM
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  Palermo, 17 dic. - Si è suicidato nel carcere catanese di Bicocca il 25enne indagato per mafia che era stato violentato in una cella del penitenziario 'Piazza Lanza' perché scriveva poesie e per i detenuti, ciò, era "una attività da omosessuale". Il ragazzo si è impiccato lunedì sera.

La vicenda era balzata agli onori delle cronache ad agosto scorso quando il suo avvocato, Antonio Fiumefreddo, dichiarò - come ricorda il Giornale di Sicilia - durante la trasmissione 'Klauscondicio' che il ragazzo, del quale non sono state rese note le generalità, era vittima di abusi. "Il ragazzo - spiegò il legale - scriveva poesie e aveva modi che potremmo definire effeminati. Non so nemmeno se fosse omosessuale, ma così venne ritenuto dagli altri detenuti, e fu trattato in carcere come tale. Fu violentato da un gruppo di 8 detenuti, tutti in carcere per gli stessi reati, e fu costretto al ricovero in infermeria con nove punti di sutura all'ano, L'episodio non è l'unico, credo sia accaduto anche molte altre volte" disse l'avvocato. Il ragazzo da qualche tempo godeva della semi libertà. La magistratura di Catania ha aperto un fascicolo.

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Palermo, 17 dic. (Apcom) - "Un evento di questo genere denunciato dall'avvocato Fiumefreddo ha determinato anche una richiesta di accertamento da parte di Arcigay al Garante per i diritti dei detenuti, senatore Salvo Fleres. La nota ufficiale del Garante ha escluso all'epoca che i fatti denunciati dall'avvocato si fossero verificati nel carcere di Catania. Quindi per quanto riguarda l'ufficialità ci atteniamo alle indicazioni del Garante". Lo dice ad Apcom Paolo Patanè, presidente regionale di ArciGay in Sicilia a proposito del suicidio nel carcere catanese di Bicocca di un ragazzo di 25 anni che, in passato, secondo quanto dichiarò l'avvocato Antonio Fiumefreddo a 'Klauscondicio', era stato violentato perchè scriveva poesie e per questo ritenuto dai compagni di cella omossessuale.

"Sollecitiamo ovviamente la magistratura - prosegue Patanè - a fare piena luce sia sul fatto all'epoca denunciato e su eventuali relazioni con il tragico suicidio di lunedì mentre, in generale, auspichiamo che si apra un capitolo di attenzione sulla situazione della persone omosessuali e transessuali nelle carceri".
 
 
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