ERGASTOLI, TORTURE E PENA DI MORTE: ECCO PERCHé LA FRANCIA HA CHIESTO LA DEPENALIZZAZIONE
Milioni di omosessuali che vivono in molte zone del mondo chiedono soltanto di vivere
martedì 02 dicembre 2008 , di
Liberazione
Gli omosessuali del Gambia hanno avuto un sussulto di terrore quando, lo scorso maggio, il presidente Yahia Jammeh ha minacciato di decapitarli uno ad uno se non avessero lasciato il Paese nel giro di ventiquattro ore. La sodomia, ha tuonato Jammeh - già noto per aver inventato una pomata alle erbe per combattere l'Aids - è un peccato contro il Corano e dunque va sanzionata con l'uccisione.
Il presidente del Gambia si trova in buona compagnia. Purtroppo. Come afferma un dossier della International Gay and Lesbian Human Rights Commission, sono davvero numerosi i Paesi che sanzionano l'omosessualità con pene che variano dal carcere alla gogna: ben novantuno. Ecco il senso della richiesta di depenalizzazione mondiale dell'omosessualità avanzata dalla Francia presso l'Onu: spingere i governi a non considerare reato l'amore per lo stesso sesso, che è cosa ben diversa dal garantire agli omosessuali il diritto di stipulare il matrimonio o l'unione civile. Con altre parole: lasciare che gli omosessuali gambiani possano vivere la propria condizione senza temere il patibolo non significa necessariamente convincere Jammeh a benedire le loro nozze.
I gay e le lesbiche vengono condannati a morte in Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Mauritania e occasionalmente in Nigeria. La Cina, sul podio mondiale per numero di esecuzioni capitali, fortunatamente risparmia gli omosessuali: semplicemente li ignora e disapprova, cercando allo stesso tempo di impedire la proliferazione dei siti web gay.
A gennaio fece il giro del mondo la foto dei corpi appesi di due giovani iraniani, Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, colpevoli soltanto di avere intrecciato una relazione. Il "lavat", ossia la sodomia, viene aspramente sanzionata dalla sharia ed è per questo motivo che nei Paesi africani e asiatici musulmani, senza trascurare i Caraibi, gli omosessuali subiscono una vera e propria persecuzione legalizzata. La prigione dai 3 ai 10 anni viene assicurata in Bahrein, Brunei, Myanmar (Birmania), Sri Lanka, Bangladesh, Algeria, Congo, Camerun. In Giamaica vengono aggiunti i lavori forzati ai dieci anni di galera, nella Dominica il giudice può risparmiare la prigione e chiedere un ricovero coatto in una clinica psichiatrica. In Kenia un omosessuale può rimanere detenuto per 14 anni, in India essere gay significa ergastolo e così in Afghanistan, Uganda, Singapore e Barbados, mentre il Malawi accorda un trattamento di favore allo straniero omosessuale: espulsione con divieto di rientro. Tra «i paesi dell'odio», così come vengono battezzati dal portale gay.it, i più tolleranti risultano quelli del Maghreb, la Siria e il Libano: qualche mese di carcere, fino a 3 anni in Tunisia, ma se l'omosessualità viene praticata di nascosto esistono buone possibilità di scampare un processo. A Cuba viene garantita la detenzione da tre a dodici mesi soltanto se l'omosessualità viene esibita in pubblico.
Gay, lesbiche e transessuali vengono accusati dai tribunali di mezzo mondo non soltanto di compiere atti contro natura - dove per "natura" si intende la procreazione tra uomo e donna- ma anche di suscitare scandalo nella comunità. Come accade per le minoranze etniche o nella violenza di genere, spesso le forze dell'ordine diventano responsabili di abusi inenarrabili che accompagnano il semplice arresto: torture, atti di violenza, estorsioni di denaro e minacce.
In India i gay vengono perquisiti pesantemente dagli agenti, che rubano loro dei soldi sapendo che non oseranno accusarli pubblicamente, per timore che la famiglia venga a conoscenza della loro omosessualità. Accanto alla pena stabilita dai giudici, è quasi naturale che ai condannati venga riservato un trattamento particolarmente crudele e degradante: pochi anni orsono un tribunale dell'Afghanistan ordinò che tre uomini accusati di sodomia fossero inchiodati a dei muri che poi vennero demoliti seppellendoli nelle macerie. La vicina Turchia, in lizza per entrare nell'Unione europea, tuttora tollera raid delle forze dell'ordine nei confronti delle discoteche gay: storie di ordinaria intimidazione, l'omosessualità è tollerata ma fortemente stigmatizzata. Fece scandalo in Messico la detenzione di due ragazzini di quattordici anni portati in commissariato soltanto perché passeggiavano in una zona solitamente frequentata da persone omosessuali: gli agenti proposero il rilascio in cambio di sesso, e uno dei due ragazzi accettò per timore di aggravare la situazione.
Sfumature, dal nero al grigio al rosso, come in una cartina geografica: luoghi dove l'omosessualità viene sanzionata con la morte, luoghi dove i gay non finiscono in carcere ma subiscono gli abusi delle forze dell'ordine, e luoghi dove l'omosessualità sembra accettata eppure accadono vicende allarmanti. Come in Italia, dove si moltiplicano le aggressioni a gay, lesbiche, transessuali e dove un politico consumato come il vicesindaco trevigiano Gentilini può annunciare in televisione una «pulizia etnica dei culattoni» senza temere conseguenze: il sostituto procuratore di Treviso Antonio De Lorenzi ha chiesto l'archiviazione della querela per diffamazione presentata dalle associazioni gay, affermando che la frase «è brutta e greve» ma non lede la dignità degli omosessuali.
L'ultima vittima della violenza omofoba è la brasiliana Roberta Gavou, accoltellata e lasciata morire in mezzo ad una strada di Roma la scorsa settimana. Si tratta del quarto omicidio nei confronti di una transessuale dall'inizio dell'anno. Le circostanze della morte di Gavou sono ancora oscure, eppure la comunità lgbtq (lesbo-gay-bisexual-trans-queer) continua a rimanere in allarme, specialmente dopo la scia di aggressioni e atti vandalici nei confronti di locali e persone omosessuali degli ultimi mesi.
Eppure la richiesta francese di depenalizzazione universale dell'omosessualità è altra cosa, e parla di quei Paesi dove un diverso orientamente sessuale, magari poco esibito e vissuto nella più assoluta riservatezza, può portare ad una condanna a morte. Lontano da quella «categoria protetta» assurdamente paventata dal Vaticano, i milioni di omosessuali che vivono in molte zone del mondo chiedono soltanto di vivere, magari lontani da una frusta o da un commissariato di polizia e, ancora meglio, lontani mille miglia da una lunga corda nel mezzo di una piazza.