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  «SEI GAY» E GIù BOTTE: CONDANNATI DUE DEL BRANCO
Sassari. Il giudice: «Fu bullismo». Dodicenne finì in ospedale a Ozieri con lesioni ai testicoli
sabato 29 novembre 2008 , di La Nuova Sardegna
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  SASSARI. Avevano capito subito che con lui il gioco sarebbe stato facile. Insultare e picchiare il ragazzino timido dell’ultimo banco era diventato il passatempo dei bulletti della classe, a gara a mostrare muscoli e protervia imbecille alle compagne. Che ridevano. Se non ci fosse stato l’episodio del calcio ai testicoli, così violento da far finire la vittima in ospedale, il branco avrebbe continuato a perseguitare la preda fino alla fine dell’anno scolastico. Ieri due ragazzi sono stati condannati per avere inflitto il tormento per mesi a un compagno di classe, in una seconda media di Ozieri.

Dal muro di riserbo che ha circondato la vicenda, rievocata in camera di consiglio dal tribunale per i minorenni, è trapelata la notizia delle due condanne a tre mesi di reclusione e una indiscrezione. Dopo avere letto la sentenza, il giudice Gavino Casu avrebbe pronunciato la parola «bullismo». Sarebbe questa la colpa, non codificata da una legge ma consumata troppo spesso nelle scuole, di cui si sarebbero resi responsabili due ragazzini finiti a giudizio per un episodio accaduto nel 2004.

Il capo di imputazione parlava di «concorso in lesioni personali aggravate, ingiurie e violenza privata continuata e aggravata». Termini che non riescono a descrivere la sofferenza e l’umiliazione patite da un dodicenne fin dall’inizio dell’anno scolastico 2004/05. Preso di mira dai leader della classe che lo sbeffeggiavano per i suoi lineamenti delicati e per il suo fisico esile. «Sei gay» era stata la condanna senza appello, emessa al termine di un giudizio sommario senza difensori. Da quel momento gli insulti erano aumentati, gli spintoni erano stati all’ordine del giorno. Per dimostrare di essere «in gamba» bastava prendere a male parole o a botte lo sfigato della classe. E lui zitto, anche in famiglia, perché non voleva che i suoi genitori intervenissero. «Loro - ha spiegato la vittima ai giudici dei minori - avrebbero fatto peggio».

Il 17 dicembre 2004 l’aggressione più violenta, con la vittima all’angolo e il branco incombente a scalciare. Quella sera stessa il dodicenne finì in ospedale con una lesione ai testicoli e un segreto da svelare. Solo in quel momento i genitori e gli insegnanti scoprirono cosa accadeva in cortile prima dell’ingresso a scuola, in aula tra una lezione e l’altra, per la strada dopo le lezioni.

All’inizio gli accusati erano quattro, ma due sono stati dichiarati non imputabili perché non ancora quattordicenni all’epoca dei fatti. Avevano dodici anni, come la vittima, assistita al processo dagli avvocati Mariella Mele e Gianni Pinna come legali di persona offesa. Gli accusati erano difesi dagli avvocati Antonio Secci e Pierangelo Trudda.

Il processo ha scandagliato l’episodio e messo a nudo l’ambiente scolastico. In aula sono sfilati gli insegnanti e i compagni di classe. L’immagine della scuola, almeno sotto il profilo dell’attenzione, è uscita un po’ appannata dal dibattimento. Nessun adulto si era reso conto di nulla, prima del ricovero in ospedale del ragazzino. Dopo la denuncia c’era stata la punizione esemplare dei presunti responsabili, ma la sospensione non aveva insegnato il valore del rispetto alla scolaresca connivente.

I due studenti, che hanno attualmente diciassette e diciotto anni, ieri sono stati assolti dall’accusa di lesioni personali. A salvarli potrebbe essere stata proprio la testimonianza della vittima. Quando ha raccontato l’episodio del calcio, infatti, il ragazzo ha detto che non era in grado di ricordare chi materialmente lo avesse colpito. «Erano tanti, tutti sopra di me - ha raccontato -. Gridavano sei gay, sei un imbecille, devi stare zitto». Se non si fosse sentito male, anche quella volta, come aveva fatto in precedenza, il ragazzino avrebbe taciuto con gli insegnanti e con i genitori.

Non potendo attribuire la lesione a nessuno dei due imputati, il collegio ha preferito assolvere entrambi. I due sono stati condannati per violenza privata continuata. Tre mesi di reclusione ciascuno che non sconteranno, perché hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena. I giudici, che hanno accolto le richieste del pm Gabriella Pintus, non hanno concesso ai due ragazzi il perdono giudiziale. Storia troppo brutta per chiuderla con una ramanzina.



 
 
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Franco Grillini
 

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