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  "ROMA CITTà DELLA VIOLENZA ANTI-GAY"
La protesta del circolo Mieli. Dai video la verità sull´aggressione ai Fori
giovedì 11 settembre 2008 , di La Repubblica - Roma
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  di RORY CAPPELLI

«Ma cosa ci si aspettava? Quando si afferma che il fascismo non fu il male assoluto o che il Gay Pride è solo esibizionismo e non affermazione di diritti, si mandano dei messaggi. Che da alcuni possono essere anche intesi come la legittimazione a lanciare insulti e a usare mani». Lo dice Rossana Praitano, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, all´indomani dell´aggressione ai due ragazzi gay ai Fori Imperiali, ennesimo episodio di intolleranza dopo il pestaggio del 19 luglio a una ragazza lesbica, le scritte omofobe sui muri ("Gay ai forni") e la devastazione del 18 aprile proprio del circolo Mieli. «Parliamoci chiaro: se ancora non c´è una legislazione che tuteli contro il reato di omofobia. Se il ministro Garfagna, in occasione del Pride, dice che non capisce il motivo della manifestazione, che ognuno si viva la sessualità nel privato e non rompa. Se si dice che le famiglie gay non sono famiglie e che perciò non possono avere diritti. E se, da un altro punto di vista, si schedano i rom, si manda l´esercito per la strada, si parla di tolleranza zero verso tutto e tutti, si arriva a riproporre il maestro unico, con conseguenze che vedremo tra anni ma che saranno devastanti, se infine si afferma con leggerezza che il fascismo non è stato un male assoluto» argomenta ancora la Praitano, «cosa succede? Succede che in molti interpretano questi messaggi come un incitamento ad attaccare il diverso, quale che sia. Tutto questo è ossigeno per l´intolleranza. La soluzione» conclude «sarebbe eradicare e isolare la cultura dell´odio e della violenza e promuovere quella del rispetto, della diversità, del dialogo, dell´apertura e dell´accoglienza». Il circolo, poi, in serata, esce con un comunicato che titola «Roma capitale della violenza omofoba».

Secondo Alessandro Cecchi Paone il problema sta, almeno in parte, nel fatto che la Roma non ha un quartiere gay: «È l´unica metropoli del mondo libero a non averlo. Se ci fosse vorrebbe dire sicurezza per i gay e nessun problema per gli etero omofobi che di fronte a effusioni omosessuali vanno via di testa. D´altra parte la classe dirigente italiana» continua Cecchi Paone «è formata prevalentemente da gente che è stata educata dal fascismo e dagli oratori: così comunica un´idea della sessualità sbagliata, frutto di gravi confusioni. Anche Alemanno, anagraficamente più giovane, ha affermato di essere figlio della cultura fascista e della cultura cattolica, nella migliore delle ipotesi, più tradizionalista».

Imma Battaglia, tra gli organizzatori del Gay Village, parla invece di «contraddizioni. Se è vero che c´è stata un´aggressione sono completamente solidale. Ma mi domando: possibile che ci siano sempre problemi intorno alla Gay Street (via San Giovanni in Laterano, dove si trova il bar gay "Coming out", ndr)? Il Gay Village è ancora in pieno svolgimento, vi partecipano migliaia di persone ogni sera. Se ci fossero tutti questi fascitelli omofobi e razzisti che vogliono darsi alla caccia, allora perché non vengono da noi dove farebbero caccia grossa?». Intanto sono al vaglio dei carabinieri - che hanno avviato le indagini anche senza una denuncia formale da parte della coppia - le immagini riprese dalle telecamere installate in via dei Fori Imperiali che dovrebbero aver registrato quanto avvenuto lunedì sera a Cristian e Federico.
 
 
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Franco Grillini
 

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