INTERVISTE AGLI AUTORI DEL ‘DIVERSO’
‘Parole diverse’ scritto dal forlivese Fabio Casadei Turroni (ed. WLM, 2008)
lunedì 21 luglio 2008 , di
il Resto del Carlino
PER CAPIRE a fondo il libro ‘Parole diverse’ scritto dal forlivese Fabio Casadei Turroni (ed. WLM, 2008), bisogna leggere il sottotitolo: ‘intervista ad autori e autrici di libri Lgbt’. Molti si chiederanno che cosa significa la sigla Lgbt. Basta guardare in internet (perché nel libro l’acronimo non è spiegato) e si trova la spiegazione: lesbiche, gay, bisessuali, transessuali. Ed ecco capito a quali autori sono rivolte le interviste di Casadei Turroni. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di un libro erotico, ma di interviste fatte anche sul web a scrittori che hanno prodotto saggi, letteratura o libri. I nomi di questi scrittori, a volte alla prima produzione, altre volte già con pubblicazioni di romanzi, racconti, sono poco noti al grande pubblico, ma assai conosciuti negli elenchi del Lgbt. SI TRATTA in generale di letteratura erotica come emerge dalle interviste, in ciascuna delle quali non manca un riferimento (soprattutto una domanda precisa) sulla omosessualità. Ci sono poi in ‘Parole diverse’ riferimenti a scrittori o scrittrici che non hanno nulla a che vedere con l’omosessualità (un nome per tutti: Dante Alighieri), ma di cui si insinua il dubbio che abbiano conosciuto in modo anche innocente personaggi gay: Brunetto Latini ne è l’esempio. Non credo sia il caso di scandalizzarsi se uno scrittore dichiara la sua omosessualità, ciò che invece può annoiare è l’insistenza su questa ‘diversità’, quasi fosse una colpa o, al contrario, un motivo d’orgoglio. C’È PIUTTOSTO un grosso senso di disagio che Fabio Casadei Turroni in tre autointerviste riferite ai suoi tre libri pubblicati, così sintetizza: «Noi Lgbt siamo senza casa, senza famiglia, derelitti e ostacolati: è il nostro destino. Non abbiamo modelli: veniamo da genitori che sono diversi da noi. Che non sono diversi. Siamo uguali a tanti altri perfetti sconosciuti, e non abbiamo prole… in pratica siamo in esilio perpetuo. E anche noi finiremo per morire fuori patria, perché la nostra patria non c’è». r. r.