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POLEMICHE PER L'INTERVENTO DI BENEDINO
Benedino: Lo dico senza giri di parole: non ho personalmente nulla di cui vergognarmi e nulla da ritrattare.
mercoledì 02 luglio 2008 , di
La redazione |
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BENEDINO VERGOGNATI
Prima di parlare informati su quanto è successo
la polizia chi l'ha messa sul palco sin dall'inizio? chi ha chiamato la polizia sotto il palco? chi ha usato la polizia come mezzo di repressione?
in quali altre manifestazioni si era vista delegare alla polizia in
controllo del palco e della piazza?
sai come sono andate veramente le cose?
prima di parlare chiedi a tuoi queste cose.....
una fine vergognosa, il comitato organizzatore che si assuma tutte le
sue responsabilità e si adoperi
affinche le denunce contro Graziella Bertozzo vengano immediatamente
ritirate
Gianni Zardini circolo pink Verona
In merito all´aggressione contro Graziella Bertozzo e sulle considerazioni di tal Benedino, credo esponente della PDL
Totale solidarietá a Graziella da parte mia e del Movimento Omosessuale Sardo. Con Graziella avevamo deciso di salire sul palco per dare sostegno all´intervento di Porpora. Ho assistito, e in parte subito, la violenza delle "volontarie" dello staff del Pride, che avevo precedentemente informato su chi fossimo. Per loro noi eravamo non dei militanti che da venti anni stanno sulla piazza e in posti molto piú pericolosi e violenti di Bologna, ma dei semplici rompicoglioni, come poi una volontaria ha apostrofato tutti i sardi presenti ("ma che cazzo vogliono questi sardi, sempre a rompere i coglioni"). Invece di chiamare gli organizzatori per risolvere il disguido politico le "volontarie" (che nulla hanno da invidiare ai picchiatori di Forza Nuova), dopo aver sbattuto in terra e poi contro un camion Graziella, hanno subito chiamato la polizia. Un dirigente della mobile in borghese, senza qualificarsi, é passato subito alle maniere spicce e accusando Graziella di "avergli rotto un ginocchio" l´ha fatta assalire da 4 poliziotti (quattro) che l´hanno sbattuta a terra e con violenza le hanno messo le manette dietro la schiena. Il dirigente si é poi messo A CORRERE per portare Graziella sulla camionetta. Forse di rotto aveva solo le palle per essere in mezzo a tanti froci, come ha detto, nella contentezza delle "volontarie". Complimenti!! Sono sicuro che la dirigenza di Arcigay e Arcilesbica vorranno prendere le distanze da tali atteggiamenti autoritari e violenti delle loro "volontarie" e che non si rendano complici di questa deriva securitaria che miete vittime anche all´interno del movimento omosessuale e sopratutto che vogliano invitare la polizia a ritirare la denuncia contro Graziella, a cui le lesbiche e i gay italiani devono non solo rispetto ma anche gratitudine e riconoscenza. Il Pride é una festa ma anche uno spazio di libertá e liberazione. I metodi da security di Alleanza Nazionale non ci appartengono e spero di non dover piú assistere a scene cosí allucinanti da farmi/ci vergognare di appartenere ad un movimento che risolve i contrasti politici con la violenza e con la polizia. Se questa presa di distanza da parte dei vertici di arcigay e Arcilesbica e dell´organizzazione del Pride non ci sará, si aprirá un periodo buio all´interno del movimento, con conseguenze devastanti per tutte e tutti noi.
Massimo Mele
Presidente Movimento Omosessuale Sardo
Alla c.a. della redazione e del direttore Franco Grillini
Non ci stupiamo affatto della scarsa presenza della politica e del PD
in particolare al Pride LGBTQ di Bologna. L'orgoglio, che il 28 giugno
celebra, manca del tutto a questi democratici, rimosso e rimpiazzato
dalla categoria della vergogna e del disprezzo più bieco per intere
componenti dei movimenti di liberazione di gay lesbiche e trans.
Non si spiega altrimenti l'intervento - da questo stesso sito - di
Andrea BENEDINO che (si vergogni!) senza alcuna conoscenza diretta dei
fatti, per sua stessa ammissione, non esita a pubblicare illazioni
diffamatorie nei confronti di Graziella Bertozzo ed Elena Biagini con
il solo fine (eccolo, il disprezzo) di aggravare una vicenda, con
possibili esiti legali innescata - per citare Aurelio Mancuso dal
palco del Pride - da un malinteso.
Graziella è stata aggredita, per il solo fatto di essersi avvicinata
al palco finale, da un uomo in borghese, su indicazione della security
interna, che non si è qualificato - e successivamente portata via in
malo modo da poliziotti. Elena è stata spintonata e ha reagito in
maniera orgogliosa, da attivista di coraggio quale è sempre stata.
Graziella non ha affatto percosso un poliziotto, al contrario è stata
aggredita, e questo è in linea con il fare politica suo e della rete
Facciamo Breccia di cui è parte, rete che anche in questo Pride ha
segnato con una presenza lucida, assolutamente pacifica e simbolica
momenti importanti del corteo, quali l'esposizione di uno striscione
che citava il 28 giugno 1982 una data che tutte e tutti dobbiamo
riconoscere come propria.
Si vergogni piuttosto Benedino, disposto a sacrificare per biechi
calcoli di opportunismo politico tutti interni al suo partito chi,
come Graziella, con una lunga militanza, una visibilità inedita
nell'Italia degli anni '90 a fianco di Franco Grillini, ha permesso,
con la sua storia politica e personale, che nell'arena politica anche
parlamentare si aprissero spazi per omosessuali senza orgoglio nè
spessore, come Benedino.
Gradirei che questa mia risposta fosse pubblicata, ma anche se non lo
fosse, chiedo che Benedino tolga al suo commento le gravi e
diffamatorie illazioni sul conto di Graziella ed Elena.
Marco Geremia
attivista, Facciamo Breccia
Rispondo ai messaggi giunti nelle ultime ore alla redazione di Gaynews a seguito della pubblicazione di un commento che avevo postato domenica sul mio blog.
Lo dico senza giri di parole: non ho personalmente nulla di cui vergognarmi e nulla da ritrattare. Ritengo che gli esponenti di Facciamo Breccia si siano resi protagonisti dell’ennesimo atto di aggressione e prevaricazione violenta nei confronti del resto del movimento. Un atto ancora più grave e inaccettabile in quanto compiuto in una fase politica complicata come questa che necessiterebbe piuttosto di un movimento più unito e rispettoso delle proprie differenze. Un atto doppiamente grave e inaccettabile perché dimostra come una parte dei manifestanti non fosse in piazza a sostenere le ragioni della nostra comunità, quanto piuttosto per contestare e provocare gli organizzatori della manifestazione e i contenuti della loro piattaforma. Un atto in cui la violenza si è espressa nelle parole, nella prassi politica, nei comportamenti, una violenza che è sfociata persino in violenza fisica. Una violenza che personalmente avverto come intollerabile.
Non basta autodefinirsi come esponenti “storici” di questo movimento per essere rispettati come tali. Per rivendicare rispetto bisognerebbe quanto meno averne per i propri interlocutori. Bisognerebbe dimostrare di aver provato fino all’ultimo la strada del dialogo e del confronto e il ripudio ostinato della violenza. Personalmente a me interessa poco se il poliziotto ferito in questione fosse o meno in borghese o se si fosse o meno qualificato: se fosse stato un semplice militante e non un pubblico ufficiale la violenza ai suoi danni sarebbe stata forse meno foriera di possibili conseguenze giudiziarie, ma altrettanto grave. E quando si passa alle sberle con il segretario nazionale di un’associazione che si considera avversaria, questa non è altro che la fine della politica e la pietra tombale sull’unità del movimento.
Sia chiaro che non sacrifico né mai ho sacrificato niente e nessuno per “biechi calcoli di opportunismo politico”: semmai sono altri che con le loro azioni violente hanno sacrificato e umiliato la mia dignità di attivista omosessuale per mera ricerca di una contrapposizione sterile e ideologica tra diverse e forse ormai inconciliabili anime del movimento.
La mia solidarietà piena ed assoluta va a Riccardo Gottardi, agli organizzatori del Bologna Pride e alle volontarie e ai volontari che si sono dedicati per mesi al successo di una manifestazione che non può e non deve essere cancellato dalla prevaricazione ottusa di pochi facinorosi che avevano come unico obiettivo quello di rovinare la festa a tutti. E’ davvero ora di alzare la testa e di dire basta a chi concepisce il movimento come un’arena dove rendere palesi le nostre divisioni: se vogliamo ottenere uno straccio di risultato in questo paese il movimento deve tornare ad essere piuttosto la sede in cui costruire nel rispetto reciproco l’unità delle differenze.
Per ultimo, mi si consenta un po’ di ironia rispetto all’insinuazione di tal Massimo Mele sulla mia presunta appartenenza al PDL. In effetti in questi giorni a sentire i racconti di molti testimoni oculari che mi raccontavano come il tasso alcolico di alcuni dei manifestanti non fosse stato un fattore indifferente rispetto a quanto accaduto, confesso che per un attimo la mia fede democratica ha vacillato e mi è capitato di ripensare con un sorriso all’invito perentorio della neo-ministra Carfagna alla SOBRIETA’ della manifestazione. Forse aveva davvero ragione lei e siamo noi ad averla interpretata male. Per questo propongo per il Pride 2009 un nuovo slogan che ci eviterà di cadere in nuovi malintesi: SOBRIETA’, DIGNITA’, LAICITA’.. e magari un po’ di quella gioiosa autoironia che per secoli è stata la nostra principale forza interiore.
Andrea Benedino |
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