AIDS, NON SI GUARISCE
Se ne parla molto meno, ma il virus è ancora letale. Grazie ai progressi della ricerca ora si può convivere con il male per 30 anni. Nessun passo avanti invece sul vaccino
lunedì 30 giugno 2008 , di
Il Sole 24 ore
Sono trascorsi esattamente 25 anni dall'identificazione, da parte del gruppo di Luc Montagnier all'Institut Pasteur di Parigi, del virus Hiv, che causa la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). Che cosa ha insegnato alla medicina un quarto di secolo di ricerche per controllare l'ultima pandemia del XX secolo, che rimane anche la prima del XXI, e come è cambiato l'approccio alle malattie infettive attraverso la lotta contro l'Aids?
Anche se l'Aids è passato di moda nei mezzi di informazione, l'incidenza di nuovi casi di infezione con Hiv continua a crescere anche in molti Paesi occidentali. L'Aids non è più di moda perché si è diffusa l'erronea credenza che sia una malattia ormai facilmente curabile. Se da un lato ciò riflette gli straordinari risultati ottenuti grazie alla ricerca, dall'altro ignora la realtà dei fatti: la ma-lattia è trattabile, ma non è curabile. Inoltre, i farmaci sono gravati da importanti effetti collaterali. In definitiva: di Aids si continuaa morire, anche se in modo più lento, visto che l'aspettativa di vita di un paziente infetto da Hiv è passata da 10 a quasi 30 anni. Dal punto di vista sociale, scientifico, clinico la pandemia di Aids è stata un ciclone del quale solo oggi, dopo quasi 30 anni dalla descrizione dei primi casi,cominciamo a capire gli effetti. All'inizio degli anni 80 l'idea che dei giovani adulti potessero morire per una malattia infettiva era stato completamente rimosso. Le infezioni e le altre malattie ormai uccidevano solo i vecchi. Per trovare un'infezione con un analogo impatto mortale sui giovani adulti bisognava risalire all'epidemia di influenza Spagnola del 1918. L'arrivo di Hiv, e i più di 30 milioni di morti causati da questo virus, per lo più individui di età compresa tra 15 e 45 anni, hanno bruscamente riportato la morte sulla scena: nella seconda metà della stessa decade l'infezione da Hiv era diventata di gran lunga la prima causa di morte negli individui di età inferiore a 45 anni. Nei primi anni 80 si era anche diffuso il concetto che la infettivologia fosse ormai quasi obsoleta: si credeva che vaccinazioni e antibiotici avessero reso il medico infettivologo una figura quasi inutile. L'Aids ha rivoluzionato anche il rapporto medico/paziente trasformando il paziente da soggetto passivo, a partner attivo e informato del processo diagnostico e terapeutico e rendendo non più praticabile l'atteggiamento paternalistico, accondiscentente e " ad excludendum"del medico. Inoltre,l'Aids ha politicizzato la malattia, stimolando la creazione dipotenti lobbies di pazienti e familiari di pazienti.
La pandemia di Aids ha anche dato una nuova visibilità alla comunità omosessuale, che ha saputo elaborare i lutti che l'hanno colpita per rivendicare una sua piena dignità culturale. Ancora alla fine degli anni 80 l'omosessualità era considerata una patologia psichiatrica da trattare e guarire. Venti anni dopo appare retrograda, moralistica e intollerante la posizione di coloro i quali non approvano le unioni civili tra individui dello stesso sesso.
L'immunologia, la virologia e la farmacologia sono state profondamente trasformate dalla emergenza Aids. Studiando la patogenesi dell'infezione da Hiv è stato possibile capire la complessità della struttura genetica e del comportamento dei virus, migliorare la comprensione di numerosi processi immunologici quali, per esempio, quelli inerenti alla funzione del timo e alla biologia delle citochine, proteine fondamentali per comunicazione tra le cellule.
Infine è stato sviluppato un potente arsenale di nuove molecole farmacologiche dotate di attività antivirale. Conquiste da richiamare con forza, in tempi nei quali i finanziamenti per la ricerca continuano a diminuire: le conoscenze acquisite grazie allo studio del virus Hiv, e dei suoi rapporti con l'ospite, hanno avuto importantissime ricadute biologiche e cliniche in campi, quali per esempio la trapiantologia e l'oncologia, apparentemente lontanissimi da quello immuno infettivologico.
L'epidemia di Aids ha avuto anche un impatto sulla produzione artistica, simile a quello che della tubercolosi ebbe nella seconda metà dell'Ottocento: basti pensare a opere come Angels in America, a film come Philadelphia
o And the band played on, o a musical come Rent (la cui protagonista, ammalata di Aids, non a caso si chiama Mimì) che nel tema finale apertamente riecheggia la chiusura della Boheme. A che punto siamo rispetto a una cura o a un vaccino? La ingiustamente svillaneggiata industria farmaceutica (la cosiddetta "Big Pharma") ha compiuto sforzi rilevanti e impiegato immense risorse finanziarie e umane, che hanno permesso di creare diverse classi di farmaci nel giro di pochi anni ( inibitori della trascrittasi, della polimerasi, della integrasi, dell'ingresso del virus nella cellula). Per cui non sono giustificate le prese di posizione da parte di alcune associazioni di pazienti, che accusano "Big Pharma" di insensibilità. Per quanto concerne i vaccini vaccino, nulla di credibile è purtroppo all'orizzonte. Appare poco probabile che a breve-medio termine l'infezione da Hiv possa essere evitata attraverso l'immunizzazione attiva, a causa di problemi tuttora irrisolti: non si sa quali siano i cor-relati di protezione, manca un veromodello animale con cui sperimentare, non c'è accordo su quale costrutto vaccinale utilizzare. Non sappiamo, insomma, come costruire un vaccino e non sappiamo, con esattezza come verificarne la possibile efficacia.
In definitiva, viviamo da 25 anni con Hiv, un virus che è stato responsabile della fine delle utopie sanitarie della seconda metà del secolo scorso. Un virus che ci ha bruscamente ricordato che la scienza non ha conquistato la natura ed è ancora incapace di rispondere a molte fondamentali domande.
Arte e contagio. Keith Haring, «Senza titolo», 1982, Pittura («The Keith Haring Show», Skira). Molte opere dell'artista americano evocano situazioni e questioni relative all'Aids