ANTICLERICALI E ARRABBIATI
In principio gay, lesbiche, trans. Poi, anche grazie a internet, no global e anarchici. Infine i docenti universitari. Tutti con un solo nemico: il Papa.
lunedì 21 gennaio 2008 , di
Panorama
Un nome, un destino: Porpora Marcasciano. È stata lei a lanciare il movimento anti Ratzinger. Porpora contro i cardinali e il Papa. Sociologa, leader del movimento gay-lesbico-trans (lgbt) e autrice di un libro cult (Tra le rose e le viole. La storia e le storie di transessuali e travestiti, Manifestolibri), la transpasionaria bolognese nell’ottobre 2005 lancia una «caliente stagione di devaticanizzazione» contro le ingerenze del Papa e l’omofobia della Chiesa. Adesioni arrivano dai circoli lgbt e dai collettivi femministi: il circolo Azione gay-lesbica di Firenze, il collettivo Mai state zitte di Milano, il circolo Pink di Verona, Open mind di Catania, l’associazione Libellula di Roma, poi Padova, Pisa, Palermo, Bari.
Un’onda montante che coinvolge anche circoli etero e collettivi studenteschi, amplificata dal tam tam di internet. Nasce così il coordinamento Facciamo breccia, fondato su «autodeterminazione, laicità e antifascismo».
Nemico numero uno è «l’integralista Ratzinger». Icona di lotta: Giordano Bruno, condannato al rogo per eresia. L’11 febbraio 2006, anniversario dei Patti lateranensi, la prima grande manifestazione pubblica a Roma, «No Vat, più autodeterminazione, meno Vaticano».
No Vat diventa un appuntamento annuale accompagnato da decine di iniziative parallele: seminari, convegni e manifestazioni in tutta Italia, più la campagna di autofinanziamento «Lotto per mille». È il miracolo di Porpora: il movimento anti Ratzinger coagula forze molto distanti, dall’estrema sinistra all’ala radicale, passando per i gruppi atei e razionalisti.
Alcune sigle sembrano riemergere dal buio degli anni di piombo, altre sono nuove: Cobas, collettivi femministi, circoli gay-lesbiche e trans, centri sociali. Sta nascendo persino una casa di produzione cinematografica indipendente. Testo guida è la monumentale Storia criminale del Cristianesimo di Karl-Heinz Deschner, in dieci volumi, curata da Carlo Pauer Modesti (edizioni Ariele).
«Sta nascendo un movimento vasto e trasversale che vuole il Vaticano fuori dalle nostre vite» spiega a Panorama Monica Petri, tra le fondatrici del coordinamento con Nicoletta Poidimani e Graziella Bertozzo.
Da Facciamo breccia parte l’ispirazione delle proteste studentesche contro la visita di Benedetto XVI alla Sapienza il 17 gennaio, poi annullata. Anzitutto l’idea della Layca frocessione di fronte all’università, organizzata in collaborazione con collettivo Tlgb Sui Generis, Mela di Eva, Ribellule, Collettivi universitari romani; quindi il pranzo anticlericale, le proteste con slogan e striscioni preparati in vista del passaggio del corteo papale. E altre rumorose iniziative seguiranno nei prossimi giorni: il No Vat PartyRatzy, il 1° febbraio, e l’edizione 2008 del No Vat il 9 febbraio in contemporanea con Londra.
Si risvegliano i collettivi universitari: primo fra tutti la Rete per l’autoformazione, capeggiata da Francesco Raparelli. Romano, 29 anni, dottorando in filosofia, Raparelli si mette alla testa degli studenti che occupano il senato accademico. Tratta con il rettore Renato Guarini e ottiene uno spazio dentro la città universitaria per manifestare contro il Papa. Nel frattempo Benedetto XVI ha già deciso di annullare la visita, ma è quanto basta per consegnare Raparelli alla fama della stampa internazionale.
«Ratzinger è una personalità forte e dogmatica, che poco ha a che fare che il pensiero debole e il razionalismo scientifico. Dice di voler dialogare con la cultura contemporanea, ma in realtà non accetta il contraddittorio. Per tenergli testa occorrono iniziative forti e clamorose» dichiara a Panorama il leader degli studenti.
A fianco della Rete per l’autoformazione ci sono i collettivi delle facoltà di fisica, lettere, scienze politiche. Poche centinaia di studenti, ma capaci di coagulare al momento opportuno anche numerosi gruppi di anarchici e no global, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato, al segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone.
L’azione di Facciamo breccia e dei collettivi studenteschi ha dato visibilità mediatica anche al lavoro che da anni sta svolgendo l’Unione degli atei e degli agnostici tradizionalisti (Uaar): oltre 3 mila iscritti e altrettanti simpatizzanti in tutta Italia. La campagna per chiedere alla Chiesa cattolica di essere «sbattezzati»; la battaglia per togliere i crocifissi dai tribunali, le aule scolastiche e gli ospedali; la richiesta di abolire il concordato e l’8 per mille alla Chiesa cattolica sono alcuni dei fronti di lotta dell’Uaar.
«Subito abbiamo detto no alla visita del Papa alla Sapienza, ma ci siamo rifiutati di aderire a manifestazioni che potevano degenerare in scontri e atti di vandalismo. Non ce la siamo presa con il Papa ma con Guarini che non doveva invitarlo» spiega Francesco Paoletti, responsabile del circolo Uaar di Roma. Ora Paoletti esulta per «la grande vittoria laica» e invita il Vaticano a non fare del «vittimismo».
Esultano anche i 67 docenti, quasi tutti di fisica, firmatari della lettera inviata al rettore per chiedere di annullare la visita del Papa. Capofila Marcello Cini, 84 anni, docente emerito ed ex militante del Pci. In una lettera aperta, pubblicata dal Manifesto a novembre, Cini contesta la visita di Benedetto XVI, seguito da altri colleghi, tra i quali Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli, Andrea Frova, con i quali condivide le simpatie politiche. Uno scontro ideologico, certo, ma anche un regolamento di conti all’interno della Sapienza.
Da una parte il gruppo che controlla la facoltà di fisica, schierato fin dagli anni 70 con la sinistra e i collettivi studenteschi. Dall’altra il gruppo di fisici e matematici che ha sempre mal tollerato lo strapotere della sinistra in facoltà: tra questi Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia accademia delle scienze, Fabio Pistella, costretto alle dimissioni da presidente del Cnr perché vicino a Pier Ferdinando Casini, Giorgio Israel, ordinario di matematiche complementari, e lo stesso Guarini, che è stato preside della facoltà di statistica. In mezzo Luciano Maiani, designato dal Consiglio dei ministri come nuovo presidente del Cnr: prima ha firmato l’appello contro la visita del Papa, poi ha preso le distanze.
La sua nomina, per il momento, è congelata. C’è persino chi sospetta che l’iniziativa dei docenti di fisica sia stata ispirata dal ministro dell’Università, Fabio Mussi, per mettere in difficoltà il rettore e creare imbarazzo nel Pd. Ma, come nella favola dell’apprendista stregone, la situazione gli sarebbe sfuggita di mano.