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  PD, LA BINDI: DIFENDO I DICO
La ministro-candidata applaudita dalle femministe lombarde
venerdì 12 ottobre 2007 , di La redazione
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  Ieri Rosy Bindi, questa sera Walter Veltroni. Si conclude la campagna elettorale per le primarie del partito democratico e in Provincia si riaccende la polemica tra la «cosa rossa» — i partiti alla sinistra del Pd — e il presidente Filippo Penati. Mentre in Regione, l'Unione si disunisce ancora un po': il vicepresidente del consiglio Marco Cipriano e il consigliere Arturo Squassina si costituiscono come indipendenti nel gruppo Ds. Aderiscono, infatti, alla Sinistra democratica, che domani inaugurerà la sua prima sede milanese, in via Morbelli (zona Fiera). Mentre Roberto Biscardini, dallo Sdi, gira il dito nella piaga: «Perché il Pd in Lombardia non parla di Regione? Perché non discutono della cattiva amministrazione di Roberto Formigoni e della totale assenza politica dell'Ulivo in Regione. C'è stato un lavoro di insabbiamento su tutto».

In Provincia, la «cosa rossa» firma un comunicato congiunto: «Le continue esternazioni del presidente Penati sulla necessità di cambiare il quadro politico della Provincia sono quantomeno sorprendenti e inopportune. Fughe in avanti, personalismi e autoreferenzialità rendono in termini d'immagine ma non aiutano l'azione di governo». L'interessato non si scapicolla. Spiega che sì, alla maggioranza eletta nel 2004 «non c'è alternativa », e si dice «impegnato a concludere il mandato fino al 2009». Punto. Non una parola sul dopo.

Nel frattempo, i leader fanno l'ultima passerella milanese. Walter Veltroni sarà questa sera al Rolling Stone, mentre ieri è stata la giornata di Rosy Bindi la cattolica che piace anche a chi chiede le adozioni per le coppie gay e la fecondazione eterologa. La candidata alle primarie del Pd ha varcato la soglia del Cicip & Ciciap, il tempio storico delle femministe milanesi di via Gorani 9. «Per la prima volta ospitiamo una donna che fa politica istituzionale ( agli uomini politici o meno è, comunque, vietato l'ingresso, ndr) », le spiegano subito. Il ministro della Famiglia riesce a strappare l'applauso delle numerose omosessuali in platea, nonché delle femministe ribelli che, per dire, quando l'attrice Lella Costa si è sposata, le hanno regalato un salvagente. «Io non ho mai fatto parte della vostra storia — ammette la Bindi, accompagnata da Lella Costa —. Ma sono curiosa di capirne di più». Dopo avere difeso le sue posizioni contro le adozioni da parte delle coppie omosessuali e l'eterologa, il ministro, tailleur blu e borsa rossa, ottiene consensi per le sue parole sui Dico: «Il progetto si è fermato è per colpa di tanta ipocrisia — spiega —. Da una parte c'è stata un'aggressione da parte di una componente cattolica con residui di clericalismo, dall'altra è mancato l'appoggio di chi chiedeva di più sapendo di non potere ottenerlo». Alla fine dell'incontro, la Bindi riceve la tessera delle femministe di Milano, che l'ammettono a titolo onorario nel loro club.
 
 
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Franco Grillini
 

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