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  RENDERE PUBBLICA L'OMOSESSUALITà NON è REATO
Scrivere di qualcuno che è gay non costituisce reato. I giudici di Milano assolvono così Lina Sotis (Corriere della Sera), che aveva rivelato la convivenza del marito di Marina Berlusconi con un uomo
giovedì 27 settembre 2007 , di Gay.it
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  Milano - «Nella società attuale non è né culturalmente né giuridicamente giustificato alcuno stigma in relazione all'omosessualità o all'essere omosessuale». Ciò che va tutelato, dunque, è solo la «libertà di un individuo di fare pubblica dichiarazione della propria omosessualità (outing) o meno, e non la segretezza dell'omosessualità, che costituirebbe, invece, uno stigma aggiuntivo».



Lo scrivono i giudici della seconda sezione civile d'appello di Milano nel motivare la sentenza con cui, riformando il verdetto di primo grado, hanno assolto la giornalista del Corriere della Sera Lina Sotis e l'allora direttore Ferruccio De Bortoli, accusati entrambi di illecita diffusione di notizie riservate su Angelo Villa (noto chirurgo plastico che si era attribuito l'intervento di lifting di Silvio Berlusconi salvo poi smentirlo), in passato convivente di Maurizio Vanadia, poi marito di Marina Berlusconi.



In tutte le sue difese Villa non ha negato la convivenza di svariati anni con Maurizio Vanadia, poi marito di Marina Berlusconi, e visto che entrambi «sono due affermati professionisti», la decisione di convivere non poteva trovare giustificazione in esigenze di contenimento della spesa per l'alloggio (come può accadere tra gli studenti universitari) «e poteva avere solo la giustificazione di una scelta di tipo affettivo, frutto di affinità ed elezione».



Non si vede dunque in quale reato siano incorsi, rendendo pubblica una convivenza, «il Corriere della Sera e la sua migliore firma di articoli di costume».
 
 
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