|
|
|
| IN PRIMO PIANO |
| |
 |
|
BOLOGNA. CURIA: SCONCERTO PER PROCURA CHE NEGA DIVINITA' MADONNA
Dopo l'archiviazione della denuncia per 'Madonna piange sperma'
mercoledì 01 agosto 2007 , di
APCOM |
|
| |
| |
|
|
|
|
| |
|
|
| |
|
|
Roma, 31 lug. - "Sconcerto" per le motivazioni addotte
dalla procura di Bologna per l'archiviazione della denuncia
relativa allo spettacolo 'La Madonna piange sperma' è stata
espressa dalla Curia bolognese con una nota diffusa questa sera.
"Per il codice la bestemmia è tale se indirizzata alla divinità.
La Madonna non lo è", aveva spiegato il procuratore capo Enrico
Di Nicola. "Le Procure facciano, come possono, il loro mestiere,
e lascino a chi compete l'ermeneutica della dottrina della fede e
l'esegesi dei testi conciliari", scrive oggi la curia guidata dal
cardinale Carlo Caffarra, che caldeggia, al tempo stesso, un
intervento legislativo al fine di sanzionare il vilipendio della
religione.
"Prendiamo atto - spiega la nota della curia - della decisione
del Procuratore della Repubblica di Bologna di richiedere
l'archiviazione della denuncia concernente l'ipotesi di reato di
bestemmia e vilipendio, in relazione a uno spettacolo
recentemente messo in 'cartellone' a Bologna a cura di un gruppo
gay. Non tocca alla nostra competenza giudicare il merito di
quella decisione, e perciò non ci addentreremo nei complicati
tecnicismi giuridici che la supportano. Il rispetto comunque
dovuto a una alta istituzione dello Stato non ci lascia che lo
spazio, appunto, per una presa d'atto".
"Rileviamo tuttavia che autorevoli voci della stessa Procura
osservano che vi sono 'aree della relazione tra cittadini e
religione prive di tutela' nel presente e vigente quadro
normativo in materia. E' precisamente in questo contesto che si
colloca la decisione del Procuratore. Sarebbe dunque opportuno
che il legislatore vi ponesse mano al più presto; e che, nelle
more, da parte delle competenti autorità si facesse uso di quella
discrezionalità fatta di buon senso e di equanimità, che è uno
spazio largamente praticabile nella legislazione italiana.
Infatti, ciò che risulta evidente a tutti è la condanna
generalizzata, negli ambienti laici non meno che in quelli
cattolici, a Bologna come altrove, quanto meno della titolazione
di quello spettacolo; e del resto lo rileva la stessa Procura".
"Di fronte a tutto questo non rimane che l'ipotesi, ancora da
verificare, di un reato amministrativo, da sanzionare al più con
una semplice multa. Ma i valori in gioco sono ben altri, e
concernono lo stesso profondo 'essere' della Nazione, il senso
religioso della maggioranza dei suoi cittadini, il rispetto del
sentimento degli altri, l'educazione al bello, il ripudio della
volgarità; valori senza la cui difesa, da parte di ciascuno
secondo la propria specifica responsabilità, il tessuto
connettivo della comunità è a rischio. E' l'identità di una
comunità, di una città, che viene messa in pericolo quando se ne
tagliano le radici; e chi potrebbe negare che la devozione alla
Beata Vergine Maria sia parte importante dell'identità
petroniana, e la caratterizzi? E quando manca la sintonia tra le
istituzioni e l'identità spirituale di un popolo, è oggettivo il
rischio che siano favoriti quei processi disgregativi della
società che l'Arcivescovo ha più volte indicato come un serio
pericolo del nostro tempo".
"Preso atto, non senza intimo turbamento e preoccupazione, di
tutto ciò, non possiamo però, infine, tacere lo sconcerto per le
motivazioni e le dichiarazioni 'a latere' da parte dello stesso
Procuratore, che ne hanno accompagnato la decisione e che sono
state ampiamente riportate dalla stampa, laddove esse prefigurano
un evidente sconfinamento di campo. Le Procure facciano, come
possono, il loro mestiere, e lascino a chi compete l'ermeneutica
della dottrina della fede e l'esegesi dei testi conciliari.
Vorremmo considerare ciò che abbiamo letto - per esempio, che la
Madonna non apparterrebbe alla categoria della santità, o che
sarebbe più di una divinità - niente altro che amenità fuori
luogo; e, se così fosse, ce ne dorremmo per l'istituzione da cui
provengono. Ma ciò che non potremo mai accettare è che le Procure
si facciano maestre di fede. Altri, nella Chiesa, sono i maestri.
Anche questo rientra nella vera laicità".
|
|
|
| |
|
|
|