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  ARTE E OMOSESSUALITà. FA DISCUTERE IL PAPA IN TANGA
Libero: "Una mostra del c..."
martedì 10 luglio 2007 , di Giornale.it
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  L’arte può offendere il Papa, ma non Sircana

di Giannino della Frattina

Milano - Papa Ratzinger in tanga decorato con i simboli del Pontefice, calze autoreggenti bordate di pizzo bianco, sigillo al dito e forcina nei capelli a caschetto biondo-platino modello Raffaella Carrà esposto in una mostra organizzata a Milano dall’assessore Vittorio Sgarbi, con tanto di patrocinio del Comune, e dunque del sindaco Letizia Moratti. Nessuna censura in nome della libertà (così dice qualcuno) di pensiero. Ma nella stessa mostra non compare, come invece avrebbe dovuto, un’opera dei ConiglioViola, «collettivo artistico» nato dall’incrocio tra Fabrice Coniglio e Andrea Raviola. Soggetto? Il portavoce del governo Silvio Sircana. O meglio, le immagini che i lettori del Giornale conoscono bene, trasformate in un fotomontaggio. Dove, tanto per non farsi mancare niente in questa corsa al peggio, al posto del «bello di notte» che s’accosta al finestrino, c’è un Gesù Cristo nella più classica iconografia del Salvatore. Il titolo? Più che eloquente, Ecce trans. A fianco del Papa nella mostra Arte e omosessualità inaugurata ieri a Milano? Nemmeno per sogno. Tolta all’ultimo minuto per evitare lo scandalo? Neppure. Qui la censura a due pesi e due misure ha colpito. Preventivamente, per non correre rischi. L’opera, infatti, (aggiungere «d’arte» sarebbe forse blasfemo) non è nemmeno inserita nel pregevole catalogo Electa, dove al numero 176 compare a tutta pagina il Benedetto XVI conciato in quel modo. Di Sircana, invece, nessuna traccia. Sparito dall’elenco, sparito dall’esposizione. «Le opere dei ConiglioViola - fa il furbo il giovane curatore, Eugenio Viola - sono esposte». Esposte? Sì, ci sono un innocuo Il celebre san Sebastiano dei ConiglioViola del 2007 e un altrettanto innocente lightbox (come dicono quelli che sanno) Un pomeriggio così. Assomiglia a un fumetto. È persino bello. Nulla a che vedere con il pugno nello stomaco del fotomontaggio Sircana che ci sarebbe dovuto essere. E che invece non c’è. Accuse strumentali dei soliti omofobi? Nemmeno per sogno. Navigare per credere. Tutto è già annunciato, opera, titolo, mostra con tanto di apertura e orari sul sito internet www.gaytv.it.

Dove l’auto del portavoce accosta. «Arriverà - dice qualcuno -, la metteremo in una scatola nera». Al Papa, invece, nessuno sconto. Costretto a esibirsi nudo, il sorriso maliziosetto e il petto un po’ cadente d’un uomo d’età.

Ieri, intanto, il balletto dell’ipocrisia. Con gli organizzatori, accortisi tardi di aver esagerato, che decidono di coprire il volto del Papa con una mascherina («Meglio, così è anche sado-maso»). Con l’artista costretto a cercarla in un lunedì d’estate con i negozi che sono tutti chiusi. Ah, l’artista. Ovviamente in tanto baillame si finisce per dimenticarsene. Come del titolo. L’irriverente Miss Kitty del 2006 che (non siamo ingenui) da oggi vedrà moltiplicare il suo valore per l’ovvio e perverso meccanismo del mercato. Lui è il milanese Paolo Schmidlin. Il volto simpatico, l’aria mite di un apprezzato scultore che nello scandalo sembra esserci finito quasi per caso. Anche se non per la prima volta, dato che qualche mese fa a Madrid ha esposto una regina Elisabetta a seno di fuori e «palpeggiata». «Il Papa? Io volevo solo fare un po’ d’ironia - si defila, mentre qualche militante gay lo incita alla crociata contro il Vaticano -. Mettiamogli pure una benda, non voglio attaccare nessuno io. La mia ricerca artistica va in tutt’altra direzione, non mi interessa la polemica per finire sui giornali». Come quando disse: «Immagino che la regina Elisabetta ci avrà riso su. Dopotutto gli inglesi non sono famosi per il loro sense of humour?». E Sgarbi? «Certe opere (quella su Sircana, ndr) sono state eliminate perché era troppo forte il collegamento con la realtà quotidiana e la politica». Forse il Papa si è trasferito su Marte.

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La Repubblica

Pagina VII - Milano A Palazzo della Ragione un´occasione mancata C´è l´effetto-scandalo ma la qualità è poca la critica Da Warhol a Mappelthorpe a Testori, ma prevale il trash

di BARBARA CASAVECCHIA

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Vade retro, minorenne. La vista di una scultura di Paolo Schmidlin in cui un signore dai capelli bianchi a caschetto fermati da una mollettina rosa Hello Kitty, sotto cui spuntano tratti familiari (il Papa), o della foto di Paul M. Smith di un giovanotto baffuto che rivela attributi femminili e dell´Ecce Trans di ConiglioViola che rievoca la querelle delle foto di Sircana alle prese con una professionista del sesso, sono stati giudicati motivi sufficienti per vietare la mostra "Arte e Omosessualità" agli under 18. Sono tre immagini "oscene", ma solo nel senso di brutte, perché offendono il nostro (buon) senso estetico. Al tempo stesso, funzionano a meraviglia come certe pubblicità ammiccanti, scoop giornalistici e programmi trash a cui siamo tutti abituati, minorenni e non: generano scandalo, sovraesposizione. Così, riprodotte per dovere di cronaca su schermo e carta stampata potranno senz´altro raggiungere ogni casa. E allungare la coda al botteghino.

La mostra a Palazzo della Ragione inauguratasi ieri sera sembra un´occasione mancata: quella di trattare il tema dell´omosessualità in termini un po´ meno banali, o semplicemente provinciali del solito. Voluta da Sgarbi e affidata inizialmente alla cura di Alessandro Riva (alle prese con la giustizia), ora porta la firma del giovane Eugenio Viola, che durante la conferenza stampa si è affannato a chiarire le ragioni di una linea critica che, non senza grazia e ironia, ripercorre l´ultimo trentennio d´immagini «dell´oscuro oggetto del desiderio» - in accezione quasi esclusivamente maschile: i muscolosi modelli di Bruce of Los Angeles, un disegno di Warhol in cui Mick Jagger diventa Narciso, gli scatti in bianchi e nero di Mapplethorpe, Witkin e Weber, quelli struggenti di Nan Goldin, gli autoritratti en travesti di Yasumasa Morimura, Ugo Rondinone e Fischerspooner, le istantanee scanzonate delle ultime generazioni, come i due Batman e Robin immortalati da Terry Richardson mentre si baciano. Sgarbi è intervenuto con una successiva correzione di rotta, inserendo sculture, dipinti e disegni figurativi di autori italiani da lui amati (De Pisis, Testori) o riscoperti (Brancaleone da Romana), con il risultato di produrre un percorso pasticciato, in cui le immagini consapevolmente omoerotiche si mescolano ad altre che lo diventano perché la biografia dell´artista o il titolo così devono farci pensare. All´appello, per di più, mancano opere che affrontino l´attualità di una condizione non sempre idilliaca: come ricorda, unica eccezione, la pirografia di Davide Cantoni, dedicata al brutale assalto della polizia moscovita al Gay Pride.

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Pagina 26 - Cronaca Milano, la rassegna su arte e omosessualità voluta dall´assessore. Dal Papa a Sircana nelle foto choc Troppo hard la mostra del Comune Sgarbi si pente e la vieta ai minori Da An ai ds è polemica sull´assessore. Che si difende: "La mia è una Biennale omosessuale" STEFANO ROSSI

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MILANO - È una mostra organizzata e patrocinata dal Comune, eppure proibita ai minori di 18 anni. Una misura inedita per una iniziativa pubblica. Con il discusso assessore alla Cultura della giunta di centrodestra, Vittorio Sgarbi, è la seconda volta che viene imposto un divieto. Nel caso precedente delle fotografie di Andrés Serrano al Padiglione d´arte contemporanea, per la sezione sui morti in obitorio, era stato allestito uno spazio separato, aperto solo ai maggiorenni. Per Vade retro. Arte e omosessualità da von Gloeden a Pierre et Gilles, invece, è stata disposta un´interdizione assoluta ai minorenni su tutta la rassegna.

Le opere esposte al Palazzo della Ragione fino all´11 novembre sono 150 e tutte trattano il tema dell´omoerotismo dalla seconda metà dell´Ottocento fino ai giorni nostri. Solo tre hanno acceso la polemica. La prima è una scultura del Papa con i capelli fermati da una molletta rosa. La seconda un´opera che rievoca l´incontro fra Silvio Sircana, portavoce del Consiglio dei ministri, e un trans con le fattezze di Cristo. La terza una foto di un giovanotto dotato di attributi femminili.

Immediata la reazione della comunità omosessuale. Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell´Arcigay, non accetta la decisione: «Ci sono opere molto più forti di queste, esposte in musei d´arte moderna e a mostre internazionali, e nessuno le vieta ai minori. Stiamo tornando all´epoca dei mutandoni al Giudizio universale, una restaurazione che dovrebbe preoccupare un critico eccellente come Sgarbi. La censura nei nostri confronti diventa sempre più pesante, questo Paese deve decidere se sta in Europa o con i talebani».

C´è chi obietta che certe provocazioni sono gratuite e puntano a un successo di scandalo, nel quale non conta l´opera con il suo contenuto ma la polemica che la circonda. L´arte contemporanea conosce bene le regole della comunicazione e del marketing. «Capisco il dubbio - risponde Mancuso - ma Sgarbi è bravo e mi fido di lui, se ritiene che i lavori siano validi. E poi il messaggio c´è».

Il taglio politico della mostra, Sgarbi non lo nega affatto. Anzi. La definisce «una biennale dell´omosessualità, perché rappresenta la condizione di orgoglio gay, dando spazio ad artisti che mostrano un´etica omosessuale in modo esibito, con qualche provocazione incontenibile», centrata sull´attualità come i Dico e i cortei del Gay Pride. Non a caso ieri, nel giorno della vernice, il capogruppo dei deputati di An, Ignazio La Russa, è andato in conferenza stampa con l´assessore, correggendo e precisando: «Milano non è chiusa a certe impostazioni ed essere di destra non implica il concetto di omofobia. Pur non condividendo i Dico, sono pronto a lottare contro ogni discriminazione».

Ma le contestazioni fioccano a destra come a sinistra. Il capogruppo in Comune di An parla di «magra figura» per Sgarbi, mentre le due anime del Partito democratico sono ugualmente irritate, una per il coinvolgimento del Papa, l´altra per quello di Sircana. Un bailamme che ha accompagnato parecchie delle uscite dell´assessore, che mentre decreta il vietato ai 18 ci sta già ripensando: «Lo spazio espositivo non permetteva di isolare alcune opere, così ho messo il divieto ai minorenni sull´intera mostra, anche se mi rendo conto che la misura è eccessiva. Non ne sono convinto fino in fondo nemmeno io. Chissà. Adesso iniziamo così, poi possiamo sempre cambiare idea».

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Il servizio di Studio aperto



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Libero





Cultura e scienza 10-07-2007



Ermafroditi, trans e uomini con la vagina Una Disneyland vista dalla porta posteriore di PIA CAPELLI

Piselli, piselli e ancora piselli. Soprattutto questo si vede (e si ricorda) della mostra "Vade Retro. Arte e omosessualità" aperta da oggi e fino all'11 novembre a Palazzo della Ragione di Milano. Rassegna vietata ai minori di 18 anni, e perciò attesissima, chiaccheratissima, litigatissima. Le polemiche sono cominciate settimane fa già sul titolo. I curatori avevano proposto l'elegante "Froci" ma l'idea non è passata. Seconda idea di Vittorio Sgarbi (che firma la mostra insieme a Eugenio Viola): «Liberté, Fraternité, Diversité». Su questa, gran strillare collettivo. Agli etero non andava bene la fraternité, i gay detestano la parola diversità. Bocciata. Alla fine l'assessore ha imposto il più ironico "Vade Retro", che ha fatto sgranare parecchi occhi ed è finito sulla quarta del (bel) catalogo Electa, non in copertina. L'allusione scherzosa alla "porta di dietro" pare sia piaciuta invece alla comunità gay milanese, la più potente, visibile e mondana d'Italia. I nomi degli artisti promettono bene: nella parte storica, curata da Sgarbi, ci sono il raffinatissimo dandy di fine Ottocento Aubrey Beardsley e i nudi fotografici degli anni Dieci scattati dal barone von Gloeden, le amiche del cuore dipinte da Tamara de Lempicka e una magnifica serie di studi di nudo disegnati da De Pisis, un ragazzo di schiena di Giovanni Testori e il ritratto sotto la doccia fatto da David Hockney a uno dei suoi fidanzati. Con gli anni Settanta si entra nella sezione contemporanea, più audace. C'è un po' di tutto, forse troppo. Le coppie d'artisti Pierre et Gilles e Gilbert and George, i travestiti degli scatti di Nan Goldin, Betty Bee, Yasumasa Morimura, la fotografia erotica d'autore firmata Bruce Weber, David Lachapelle, Robert Mapplethorpe e Herb Ritts. Video e installazioni del duo Eva e Adele, gli ermafroditi del futuro che hanno dato una nota di colore (fucsia) presentandosi durante l'allestimento nella loro tipica mise identica: crani rasati, abito di paillettes rosa, scarpette e ombrellino in tinta per entrambi, marito e moglie. Peccato però che, invece di scandalizzare, la mostra riesca soprattutto ad annoiare. Impresa non semplice, vista la quantità di membri maschili chiamati a ravvivare l'atmosfera. Nel tentativo di evitare i moralismi ma anche le provocazioni, di sottolineare l'estetica ma anche una nuova etica, "Vade Retro" dice tutto e il contrario di tutto. Essere omosessuali è normale. Anzi è speciale. I gay sono uguali agli etero. O forse no, e meritano una mostra tutta loro. Gli artisti omo hanno fatto un pezzo di storia dell'arte, e non hanno dipinto solo corpi nudi. Però nelle sale duecentesche più che chiappe e uccelli non si vedono (a volte parecchio vicini gli uni alle altre, come nella scritta Disneyland che accoglie i visitatori all'ingresso). Una tetta qua e là, qualche lingua. Si mormora abbia fatto sussultare i serissimi dirigenti di Palazzo Reale l'unica vagina ben inquadrata dell'esposizione. Che non appartiene a un corpo femminile ma a un ometto peloso seduto a gambe aperte, non si sa se più orgoglioso dei suoi baffoni a manubrio o del suo sesso nuovo di zecca, uscito dalla sala del chirurgo. Qualche opera riesce a a colpire: il biondino fotografo da Erwin Olaf che si fa schizzare allusivamente la spuma dello champagne sull'addome nudo, Batman e Robin che limonano, i modelli bellissimi di Mario Testino. Bravi gli artisti italiani trenta-quarantenni: il pittore Giulio Durini con i suoi corpi atletici tra le lenzuola. Barbara Nahmad con le sue donne che si distraggono dalla posizione n. 69 per ammiccare a chi guarda. Gli scultori Paolo Schmidlin, Livio Scarpella e Aron Demetz, che grazie alla grande perizia tecnica sanno essere insieme poetici e beffardi. Purtroppo però nell'insieme si perdono sia l'ironia che la riflessione di costume, la trasgressione come la bellezza. Non c'è sensualità, e le opere finiscono confuse in un polpettone cannibale che intristisce lo spettatore. Colpa di un allestimento mediocre, che affastella corpi su corpi, amplessi lesbici, fellatio e baci alla francese, sculture belle e brutte una addosso all'altra. Se somigliasse almeno a un'orgia sarebbe divertente, una gustosa ammucchiata artistica per soli adulti e perciò saporita di proibito. Invece l'impressione è che, a colpi di viagra promozionale, sia venuta fuori solo una mostra del c...



 
 
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Franco Grillini
 

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