PESCARA. Un transessuale di 37 anni è stato ucciso l’altra notte a Pescara, nella sua abitazione, presumibilmente con dei colpi alla testa. La vittima è Emanuela Di Cesare, Marco prima del cambio di nome. Non è stata trovata l’arma. La Polizia ritiene che conoscesse il suo aggressore e che si sia trattato di un omicidio d’impeto. In casa è stata trovata un’agenda con appuntamenti e tariffe di prestazioni sessuali. Il corpo di Emanuela, nudo, era riverso su un divano. La testa era fracassata e sul viso è stato trovato un cuscino. Prima di morire la vittima aveva preparato un caffè per due persone ed aveva avuto un rapporto sessuale. E’ stato trovato il gas aperto. Dall’abitazione mancano due o tre telefoni cellulari, un computer portatile del quale si è trovata solo la custodia e, probabilmente, dei soldi. Il corpo è stato trovato dai vigili del fuoco, chiamati dai vicini che avevano avvertito un forte odore di gas.
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Perquisite diverse abitazioni. La vittima vista venerdì notte da un buttafuori L’amico in questura per ore Ascoltato un giovane che vive nello stesso palazzo
PESCARA. Il primo ad essere portato in questura nella tarda mattinata di ieri è stato un giovane amico della trans che abita al quarto piano dello stesso residence di Manuela Di Cesare. La sua casa è stata perquisita mentre il capo della Mobile Nicola Zupo lo ha interrogato fino a sera. Perquisiti anche gli appartamenti del residence dove vivono altre amiche, transessuali e non, della vittima.
Sempre gli agenti della Mobile sono tornati nell’abitazione di Manuela Di Cesare insieme alle persone che avevano avuto modo di frequentarla. Sia al giovane amico che alle amiche è stato chiesto di ricordare se per caso nell’appartamento mancasse un oggetto - posacenere o soprammobile - portato via dall’assassino. Anche questa ricerca non ha dato esito. La polizia è costretta a recuperare tempo prezioso, visto che l’assassino ha avuto quasi un giorno di tempo per far perdere le sue tracce.
E’ un buttafuori rumeno che vive in un appartamento allo stesso piano della vittima che dà la prima indicazione sulle ultime ore di vita della transessuale: «L’ultima volta che ho visto Manuela è stata venerdì, alle 22», ha raccontato Stevan. «Io uscivo per andare a lavorare, lei rientrava a casa. Era con la sua amica, si sono salutate e si sono separate proprio sul pianerottolo». Per l’intera giornata di sabato 21 aprile la donna non è stata vista né dalla moglie del portiere, Eva Chiappini, né dall’amica del quinto piano, Tania, e neanche dagli altri conoscenti del palazzo. Nel residence di via Monti Ernici 21 vivono famiglie e single, stranieri e altre transessuali. «Nell’appartamento di Manuela fino a dicembre scorso ha vissuto per alcuni mesi una professoressa», spiega Eva Chiappini. «E’ un palazzo dove c’è molto ricambio, ci sono tanti stranieri».
«Era una persona gentile, e da quello che mi risulta non riceveva in casa i clienti», sottolinea un’altra ragazza rumena che vive nel condominio.
«Questo è un palazzo tranquillo», sottolinea il consigliere dell’amministratore condominiale. «Non c’è assolutamente viavai di notte, anche se di giorno si vedono molte facce. Qui non ci conosciamo tutti, sarebbe anche impossibile con 60 appartamenti».
(Fonte Il Centro)
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Pagina 2 - Altre Era la star dei video pornografici sul web Sul sito internet la doppia vita di Manuela Pur di operarsi tentò di vendere un rene Fino al cambio di sesso ha vissuto a Tornimparte
PESCARA. Affabile amica e vicina di casa, instancabile navigatrice internet e organizzatrice di eventi, prostituta e accompagnatrice ricercatissima. Le tante vite di Marco-Emanuela Di Cesare emergono da un passato tormentato e da un presente iperattivo.
Nato il 17 marzo 1969 ad Agordo, nel Bellunese, dove il padre Ugo Di Cesare conobbe la madre e la sposò, Marco era l’ultimo di tre figli. La famiglia si è poi trasferita a San Nicola di Tornimparte, in provincia dell’Aquila, dove vivono tuttora la madre e la sorella, mentre il fratello è rimasto al Nord. Nella seconda metà degli anni Novanta Marco Di Cesare tentò anche di vendere un rene per pagarsi le spese dell’operazione che gli avrebbe permesso di cambiare sesso. Il giovane si rivolse alla redazione aquilana del Centro per proporre l’assurda vendita. L’appello naturalmente non venne mai pubblicato. Forse fu da allora che Marco Di Cesare cominciò a praticare la prostituzione. Risulta inoltre che nel 1999, un anno prima del cambio di sesso, il giovane andò in questura due volte. La prima per denunciare alla polizia le prostitute che, come lui, esercitavano al cimitero dell’Aquila e che lo minacciavano per allontanarlo. La seconda per denunciare per sfruttamento della prostituzione il suo convivente, un uomo di Lucoli con diversi precedenti penali. Dal 2000 Marco per l’anagrafe è diventato Emanuela (ma lui si faceva chiamare Manuela) ed è cambiata anche la sua vita: la transessuale ha lasciato Tornimparte per trasferirsi a Pescara e a L’Aquila.
E’ dal suo sito web www.tuamanu.com, dove la transessuale offre una galleria di immagini e video pornografici, che si comprende in cosa è consistito questo cambio. «Mi trovi a Pescara e L’Aquila», recita la pagina del sito internet intitolata “dove mi trovi”: «Kiamami al.... passeremo delle travolgenti ore di passione, io sarò qui che ti aspetto». Oppure, nella pagina dedicata a “chi sono”: «Manu, ex uomo ora donna completa, ti aspetta tutti i giorni per momenti di poesia. Colta, raffinata, ideale per cene di lavoro e viaggi, feste varie. Servizio di escort top class... Con preavviso di 24 ore sono reperibile in tutto l’Abruzzo e Centro Italia. Non perdere questa occasione, ogni tuo desiderio può diventare realtà». E poi i link contenenti foto e video che mostrano la donna in pose osée in un giardino, oppure sul letto di casa impegnata in rapporti non protetti. Una star dei videoporno internet, insomma. Una professionista del sesso che, a detta di alcune amiche trans, era molto richiesta anche per il cosiddetto «servizio escort», ovvero l’accompagnamento a cene di lavoro o a feste di personaggi facoltosi.
La doppia vita di Manuela Di Cesare era gelosamente custodita in quel personal computer che l’assassino ha portato via nella giornata di sabato, dopo averla colpita con forza alla testa. Tra le centinaia di email che la transessuale riceveva, probabilmente ci sono anche le lettere per posta elettronica scritte dal suo assassino, e magari anche qualche immagine pornografica registrata con la webcam. «Orkidea 69» era lo pseudonimo identificativo utilizzato da Manuela per il suo indirizzo email. (l.d.f.)
PESCARA. Dopo aver organizzato l’edizione 2006, Manuela Di Cesare si accingeva a organizzare la prima selezione regionale di «Miss Trans Abruzzo 2007», il concorso di bellezza fra transessuali (operate e non) la cui selezione finale si svolge alla fine dell’estate al «Priscilla Caffè» di Torre del Lago, in provincia di Lucca. Nel 2006 era stata proprio una pescarese, Giovanna Miscia, ad aggiudicarsi in Toscana la fascia di Miss Italia Trans Web dalle mani di Platinette e di Regina, la titolare del «Priscilla Caffè». Il locale di Torre del Lago è frequentato dai trans più famosi d’Italia, come Vladimir Luxuria, Eva Robins e Platinette.
Proprio in questi giorni, Manuela Di Cesare aveva messo in moto l’organizzazione del concorso regionale di Miss Trans Abruzzo con l’apertura delle iscrizioni attraverso il sito internet www.misstransabruzzo.com. Anche i contatti registrati su questo sito dalla vittima sono al vaglio degli investigatori della squadra Mobile.
(fonte: Il Centro)
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Giallo in via Monti Ernici. La scoperta avvenuta grazie a una fuga di gas. L’omicida ruba computer e telefonini: nascondono il movente Uccisa in casa con un colpo alla testa Transessuale di 38 anni assassinata dopo il rapporto con il suo carnefice In cucina la macchinetta del caffè preparata per l’ultimo cliente
PESCARA. Uccisa con un colpo alla testa dopo un rapporto sessuale, mentre era ancora distesa sul divano. La vittima è una transessuale di 38 anni, Emanuela Di Cesare, Manuela per gli amici, nata ad Agordo (Belluno), residente a Tornimparte. Prima della variazione di sesso si chiamava Marco. Il suo corpo è stato trovato ieri mattina dai vigili del fuoco e dalla polizia, merito di una fuga di gas che ha messo in allarme l’intero palazzo di via Monte Ernici 21, un residence di cinque piani che si trova tra via Pizzoferrato e via del Santuario, sulla prima propaggine dei Colli di Pescara.
Un omicidio compiuto con violenza, come se il carnefice della transessuale volesse vendicarsi di un torto gravissimo. Come un ricatto, che lo ha costretto a sottrarre alla vittima anche il personal computer e i telefonini cellulari, oltre alla borsa con i soldi e le chiavi di casa. La morte di Manuela Di Cesare risale alla giornata di sabato 21 aprile, come confermano le testimonianze di alcuni vicini di casa e il “rigor mortis” del cadavere.
L’ALLARME GAS. Sono le 9 di ieri quando il vicino di casa di Manuela, che vive al primo piano del condominio di via Monti Ernici che conta una sessantina di appartamenti, sente un forte odore di gas provenire dall’interno 11. Prima prova a bussare, ma Manuela Di Cesare non risponde. Si sente solo la tv accesa. Quindi telefona ai vigili del fuoco, che arrivano poco dopo insieme al tecnico del gas. Come il tecnico avvicina il misuratore del gas alla porta, la lancetta dell’apparecchio tocca subito la scala massima. E scatta l’allarme. «Tutti fuori, tutti fuori!», gridano i pompieri che intanto rintracciano al telefonino Remo Chiappini, l’ex portiere che è in possesso delle chiavi di tutti gli appartamenti.
SI PENSA AL SUICIDIO. «Stavo andando a Lanciano, a visitare la Fiera dell’Agricoltura, quando mi è stato chiesto di tornare subito a Pescara» racconta Chiappini. Il portiere torna a casa, prende le chiavi dell’interno 11 e le consegna ai pompieri. I vigili salgono le scale e aprono la porta con la massima cautela. Sarebbe sufficiente una minima scintilla per far saltare il palazzo. All’interno dell’appartamento di 60 metri quadrati la puzza di gas è enorme. I pompieri entrano in cucina, c’è una manopola del gas aperta e il corpo della donna sul divano, con un cuscino sul viso e macchie di sangue sul corpo. Si pensa a un suicidio e iniziano i rilievi.
IL CADAVERE E IL CAFFE’. Ma alcuni elementi fanno comprendere che la transessuale non si è suicidata. Manuela Di Cesare è quasi allungata sul divano, ha la gonna alzata e un seno scoperto. Il viso è celato da un cuscino e ci sono schizzi di sangue sul pavimento e sulla parete. C’è un altro particolare sospetto: la macchinetta del caffè sulla cucina e due tazzine pronte. Il caffè, però, non è mai stato consumato. Anzi, è probabile che sia stato il caffè a spegnere la fiamma e a far uscire il gas. Si solleva il cuscino: la testa della donna è fracassata. In casa non ci sono più i telefonini, il personal computer e i soldi. Sparita anche l’arma del delitto, che potrebbe essere un soprammobile, comunque un pesante oggetto contundente. E’ omicidio.
TROVATA L’AGENDA. L’assassino ha però lasciato in casa un’agenda dove la vittima appuntava i suoi compensi giornalieri. Da questa agenda si comprende che i clienti di Manuela Di Cesare erano tanti.
UCCISA DA UN CLIENTE. «Ad uccidere la transessuale non è stato un cliente occasionale, ma un amico forse ricattato», dicono gli investigatori. In via Monti Ernici arrivano gli agenti della scientifica e della Mobile, coordinati dal vice questore Giorgio Grimani e dalla dirigente Marina Parisio. Poco dopo mezzogiorno arriva anche il magistrato di turno, il pm Aldo Aceto, e il medico legale Cristian D’Ovidio, che oggi farà l’autopsia. Rientra dalle ferie anche il capo della Mobile Nicola Zupo. La prima ipotesi è che l’assassino di Manuela possa essere un suo amico più che cliente, una persona conosciuta, tanto da essere ricevuta in casa con il caffè. Forse un raptus improvviso, o forse un omicidio premeditato, visto che l’obiettivo era quello di togliere il computer portatile e i cellulari (almeno due). L’ipotesi è che l’autore del feroce delitto abbia voluto eliminare le tracce della “vergogna”, come un rapporto filmato.
TESTIMONI E SOSPETTI. «L’assassino ha lasciato molte tracce», sottolineano gli inquirenti. Gli agenti della scientifica hanno raccolto impronte digitali, ma anche liquidi e tracce labiali. In questura sono stati ascoltati un giovane amico e altre persone che risiedono nel palazzo: nessuno di loro è sospettato di omicidio. Ad aiutare le indagini saranno i tabulati dei telefonini della donna. Grazie alle ultime telefonate e agli sms, sarà possibile ricostruire tutti i contatti avuti dalla transessuale prima di sabato. Anche con il suo assassino.