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  MONSIGNOR PLOTTI: IL FAMILY DAY NON SIA CONTRO I DICO
L’arcivescovo di Pisa fuori dal coro. «Avvenire» e «Sir» invece insistono: nessun riconoscimento agli omosessuali
mercoledì 21 marzo 2007 , di L'Unità
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  di Roberto Monteforte

Roma - ORA che la data del «Family day» è stata fissata e che il Manifesto «più famiglia» è stato sottoscritto dalle 21 sigle del laicato cattolico, pare si

plachi la polemica sulla natura della Manifestazione del 12 maggio di piazza san Giovanni. È a favore della famiglia, ne chiede la tutela e adeguate iniziative a sostegno o ha un carattere più politico, è contro i Dico? L’arcivescovo di Pisa, monsignor Alessandro Plotti. La definisce «la migliore risposta a tutte le polemiche, un modo per confermare che la Chiesa sostiene e difende la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». Ma aggiunge: «Spero solo che questa giornata non assuma connotazioni di polemica politica, che sarebbero fuori luogo, pro o contro i Dico». «Quelle sono questioni - aggiunge Plotti - di cui si occupa il Parlamento». Una presa di distanza da chi, anche nell’episcopato, spinge per una lettura più politica, «anti-Dico» del Family day. Se ne fanno portavoci l’Avvenire e l’agenzia dei vescovi Sir. Che la manifestazione del 12 maggio sia contro ogni ipotesi di legge, come i Dico, che «possa mette in discussione i capisaldi della famiglia tradizionale» lo scrive a chiare lettere il giornale della Cei. Il Sir, dopo aver sottolineato come l’appuntamento del 12 maggio sia «una buona notizia per tutta la società italiana», perché «finalmente liberi dagli schieramenti politici, una parte significativa della società civile prende la parola per difendere e promuovere la famiglia», si scaglia contro ogni possibile riconoscimento alle coppie omosessuali. «È proprio il principio di uguaglianza e quello stesso di non discriminazione, ad impedire il riconoscimento delle unioni omosessuali, come ogni surrettizia forma di struttura istituzionale che si ponga come simil-famiglia. Invocare garanzie uguali per situazioni differenti lede, infatti, in modo latente il principio di uguaglianza».

Puntuale arriva la risposta dell’Arcigay. «Che il principio di uguaglianza, fondamento della civiltà occidentale moderna, non sia mai andato giù del tutto ai vertici della chiesa cattolica non è una novità, ma che oggi i vescovi italiani si spingano a scrivere che esso stabilisce addirittura la disparità di trattamento e la discriminazione, appare davvero un paradosso logico» commenta il presidente di Arcigay, Sergio Lo Giudice. Contro ogni strumentalizzazione da parte del centrodestra del Family day è il coordinatore della Margherita, Antonello Soro. Come il prodiano Franco Monaco: «Dobbiamo stare alle parole scritte nel Manifesto - osserva - e a quelle pronunciate dalle associazioni promotrici del Family day: un sì alto e forte alla famiglia, non una manifestazione contro, nè ascrivibile a una parte politica. Su queste basi, il nostro consenso è pieno». «Sono per la famiglia e anche per i Dico» afferma Castagnetti (Dl). soddisfatto per la decisione dei vescovi di non essere in piazza san Giovanni. Non sente il bisogno di manifestazioni di piazza in «stile spagnolo».





 
 
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Franco Grillini
 

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