TRAVAGLIATO - «Come cattolico, e come sindaco di un paese a tradizione cattolica, chiedo di poter fare obiezione di coscienza alla futura legge sulle unioni di fatto».
Nel dibattito sui Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), si inserisce, con una nuova proposta, Domenico Paterlini, sindaco di Travagliato, che per primo, a livello nazionale, propone un emendamento al testo in discussione chiedendo di inserire la possibilità di fare obiezione di coscienza alla legge stessa.
Il testo in discussione prevede una dichiarazione all’anagrafe da parte dei soggetti interessati che attesti una convivenza stabile, da cui scaturiscono diritti e doveri come quello agli alimenti o all’eredità. «Il sindaco come Ufficiale dell’anagrafe deve soltanto prendere atto di quanto gli viene dichiarato - spiega Paterlini - qualora la legge venisse approvata, lo vedrebbe, in veste di primo cittadino, a compiere atti contrari al suo credo religioso. Da qui l’idea di inserire nel testo la possibilità di non contravvenire ai propri valori».
Paterlini alla proposta, già inviata al presidente della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alla Segreteria di Stato vaticana e, presto a tutti i parlamentari di ogni schieramento, allega i motivi della scelta.
«La Costituzione Italiana - spiega - al titolo II «Rapporti etici e sociali» riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, un legame tra uomo e donna allo scopo di formare una famiglia. L’art. 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, inoltre, stabilisce che la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società, e ha diritto di essere protetta dalla società e dallo Stato. C’è poi ovviamente la posizione della Chiesa. Tutta la mia Amministrazione è d’ispirazione cattolica - continua Paterlini - e non riteniamo eticamente lecito l’equiparazione delle coppie di fatto alla famiglia, fondata sul diritto naturale e riconosciuta dalla Costituzione come unica forma di unione civile».
L’altro aspetto della proposta Paterlini riguarda la dichiarazione, all’interno del programma elettorale, dell’obiezione di coscienza: «Gli elettori, in questo modo votano consapevolmente».
Se la proposta non verrà accolta? Certamente per me si aprirebbe un forte conflitto interiore tra quelle che sono da sempre le mie convinzioni religiose, e quelli che sono i miei doveri come sindaco. Sarebbe in ogni caso una scelta molto sofferta, potrei anche decidere di non applicare la norma». Situazione questa che lo porterebbe a decadere dalla carica di primo cittadino: ma è solo un’ipotesi.