BULLISMO. DUE RAGAZZI GAY SU TRE A SCUOLA VENGONO COLPITI, DAI PROF O DAI COMPAGNI
Pronta una risoluzione perché l’Europa solleciti gli Stati a intervenire
martedì 13 febbraio 2007 , di
Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"
Scrivi bullismo, leggi sopraffazione esercitata sempre più spesso ai danni di studenti omosex o in cerca del proprio orientamento sessuale. Perché? I pregiudizi non sono nati ora, ma la maggiore visibilità degli omosessuali oggi in Italia ha l'effetto di rinverdirli. In più, gli attacchi che non vengono lesinati a chi chiede la tutela dei diritti per tutti fanno sentire il loro peso. La tensione sale, soltanto parlare di omosessualità significa schierarsi. Due ragazzi gay su tre a scuola vengono colpiti, dai prof o dai compagni. È partito tra qualche polemica in questi giorni il corso antibullismo per insegnanti e personale non docente organizzato dall'Arcigay a Bologna e a Faenza, finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, con il patrocinio del ministero per l'Istruzione. Il consigliere provinciale di Forza Italia, Giovanni Leporati, ha definito irrilevante il bullismo anti-gay, criticando il corso «Educare al rispetto» che serve ad allertare i prof sulle aggressioni. I ragazzi omosex non danno ragione a Leporati. «Frocio e finocchio» sono insulti abituali, laddove la parola lesbica viene utilizzata poco, perché del lesbismo viene tabuizzato anche il nome. Fa «eccezione» un istituto romano dove di recente è stato scritto: «Via le lesbiche dalla scuola». Dalle parole alle foto. L’immagine di un ragazzo è stata affissa in una scuola di Torino corredata dalla scritta “lui è gay”. Sotto una sfilza di parolacce. «A scuola bagni e corridoi sono pieni di scritte offensive verso studenti omosessuali o percepiti come tali» racconta Tommaso, 19 anni, ex studente del liceo classico Minghetti di Bologna. «A scuola “gay” e “frocio” erano l'offesa peggiore tra i ragazzi», rincara Valentina, 20 anni, ex studentessa del liceo scientifico Fermi. Nora invece, 24 anni, ricorda di come si sentì derisa, ai tempi in cui frequentava l'Istituto d'arte, quando scoprì che la prof alla quale aveva confidato la propria omosessualità ne parlava con altri docenti in sala insegnanti. I prof, appunto. Quelli attenti sono oberati da mille intoppi burocratici e stanno svegli la notte per correggere i compiti, gli altri si volatilizzano, lascia intendere Matteo Martelli, responsabile progetto Scuola del comitato Arcigay «Il Cassero» di Bologna e aggiunge che la prima giornata di corso ha rilevato un grande interesse insieme a una certa confusione tra i concetti base relativi all'orientamento sessuale. Gli insegnanti con gli occhi aperti sanno che il problema è ineludibile. Luciano Zueneli, vicepreside dell'Istituto tecnico Mattei di San Lazzaro, Zeno De Cesare e Renzo Ricchi, insegnanti rispettivamente di Lettere e di Storia e filosofia al Minghetti, e Maurizio Betti, docente all'Istituto professionale Aldrovandi-Rubbiani, hanno dichiarato agli operatori arcigay che «fenomeni di violenza verbale, psicologica e fisica verso studenti gay e lesbiche o presunti tali sono purtroppo all'ordine del giorno nelle scuole bolognesi». Le vittime non sono solo i gay. C'è anche chi, tra i giovani etero, teme per l'apertura mostrata nei confronti dell'argomento. La campagna manifesti «l'amore secondo noi» frutto del lavoro tra l'ossertorio lgbt del comune di Venezia e una classe, avendo sollevato un vivace dibattito sui media locali, vede gli studenti protagonisti divisi. Sono soddisfatti di aver contribuito alla campagna, ma temono che alla maturità qualche prof possa «fargliela pagare». Clima di intimidazione?
La risposta viene dalle associazioni europee. Una dichiarazione contro il bullismo omofobico è stata depositata dall'Intergruppo sulle questioni Lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) al Parlamento Europeo. I mali che affliggono la scuola sono citati tutti: i suicidi provocati dal bullismo, gli effetti deleteri sulla salute psichica dei giovani, sui loro risultati scolastici e sul passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. In una parola: i ragazzi colpiti spesso hanno un destino di esclusione. Una realtà che ai genitori degli omosex dell’Agedo è nota da tempo: «Noi genitori di figli e figlie omosessuali siamo a conoscenza di questo problema gravissimo e da oltre un decennio denunciamo il clima di violenza bullista nelle scuole, nei centri di aggregazione, nei luoghi educativi in generale (che si trasforma in mobbing sui luoghi di lavoro)». Questa fotografia degli orrori quotidiani serve a far partire una ricerca a livello europeo sul bullismo omofobico e a impegnare gli stati membri affinché riconoscano il lavoro delle associazioni lgbt in questo ambito per «combattere l'omofobia nelle scuole mediante campagne negli istituti scolastici e sui mezzi di informazione». Domani a Strasburgo viene ufficialmente presentata ai media e lanciata la campagna di raccolta firme a sostegno della risoluzione. «È la prima volta che il tema viene affrontato da un parlamento europeo. Solo la Germania e l'Inghilterra finora hanno adottato prassi legislative nazionali a tutela dei giovani lgbt», dichiara Fabio Saccà, direttivo Iglyo, International Lgbt Youth & Student Organization. La speranza è che l'Italia sia unita: «Auspichiamo l'adesione da parte dell'intera rappresentanza Italiana al Parlamento Europeo. Il rifiuto del bullismo e della discriminazione a danno di giovani e adolescenti non può essere una battaglia di minoranza». I nostri parlamentari saranno uniti? È civile essere uniti contro il disprezzo.