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  NON SOLO TAXI. ANCHE PACS
Sinistra e liberalizzazioni
sabato 27 gennaio 2007 , di il Corriere della Sera
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  di MAURIZIO FERRERA

Parlando ai quadri Ds, Massimo D'Alema ha di recente sostenuto una tesi innovativa e un po' provocatoria: «progressismo» è un concetto più ampio di socialismo, comprende altri filoni di pensiero che non appartengono alla storia della sinistra. Fra questi filoni c'è sicuramente il liberalismo: e non è un caso che molti riformisti del centrosinistra si definiscano (o vengano definiti) oggi riformisti «liberali». Ma quali implicazioni ha, precisamente, il collegamento fra lib e lab per la definizione di un'agenda progressista?

Il quesito è complesso e da tempo appassiona filosofi e storici delle dottrine. Ma in alcuni Paesi la politica ha già fornito risposte concrete, avviando interessanti esperimenti di commistione liberal-socialista. E' da qui che conviene partire ai fini del dibattito italiano.

L'esperimento più noto è quello di Blair. Sul piano ideologico il New Labour è frutto di due distinte operazioni. La prima ha comportato l'aggiornamento della tradizione lab. Nell' era della globalizzazione e dell'economia basata sulla conoscenza, la giustizia sociale deve essere perseguita attraverso strumenti nuovi rispetto al passato: un welfare flessibile, imperniato sulla formazione, sull'inclusione attiva, sui servizi e sul sostegno mirato ai più vulnerabili, soprattutto i bambini. La seconda operazione è stata l'adesione ai capisaldi della tradizione

lib: la valorizzazione del merito individuale, più opportunità di scelta per consumatori e cittadini, efficienza dei mercati. Durante un recente seminario a Londra, Blair ha suggerito un'efficace metafora: l'obiettivo della politica progressista del XXI secolo deve essere la «liberalizzazione» dei percorsi e degli stili di vita individuali. Le politiche pubbliche devono garantire che ciò avvenga con equità.

Il secondo esperimento è il cosiddetto «socialismo dei cittadini» di Zapatero. Il leader del Psoe sembra aver preso molto sul serio la metafora di Blair. La sua priorità è stata la riforma della società, l'apertura di nuovi spazi di autonomia e affermazione personale. Sono stati introdotti diritti a difesa delle pari opportunità (donne e giovani) e a sostegno delle «diversità», dagli omosessuali ai disabili. Semplificando un po' si potrebbe dire che Zapatero ha innovato relativamente poco sul fronte lab, ma ha fatto due passi avanti rispetto a Blair sul fronte lib. Ha innanzitutto riscoperto i diritti civili come leve preziose di progresso sociale ed economico. Al tempo stesso, però, ha anche aggiornato la tradizione liberale, individuando nuovi ambiti di libertà meritevoli di essere tutelati dallo Stato di diritto e oltrepassando così i vecchi confini della «sussidiarietà» (ad esempio nella concezione della famiglia).

Si possono naturalmente immaginare in astratto altre forme di intreccio progressista. Se si vuole restare nel concreto, è però opportuno prendere posizione sulle esperienze già in corso. Quali valutazioni esprime il centrosinistra italiano sul New Labour

e sul nuevo Psoe? Ds e Margherita condividono il nucleo dottrinario centrale di questi due partiti, ossia il progetto di una «liberalizzazione» delle scelte e delle opportunità individuali nella vita economica e in quella sociale, in base a criteri di equità? La risposta è impegnativa perché origina una serie di implicazioni per la riconfigurazione del modello sociale italiano: non solo taxi, servizi pubblici locali e professioni, ma anche pensioni e politiche del lavoro, asili nido e «quote rosa», istruzione e Pacs, meritocrazia e laicità.

Nessuno si aspetta che i leader riformisti italiani adottino a scatola chiusa l'agenda del governo inglese o di quello spagnolo. Ma, tanto per chiarire le idee, sarebbe utile ottenere alcune risposte sincere: il riformismo blairiano è progressista oppure, sotto sotto, lo si considera «neo-liberismo» mascherato? Il riformismo di Zapatero è progressista oppure «deriva laicista e radicale»? E in caso di risposte che contengano «sì, ma..»: se il riformismo

lib-lab italiano vuole essere una terza via fra Blair e Zapatero, qual è la sua «filosofia», il suo progetto di società? Sono scelte delicate, lo sappiamo, ma non più procrastinabili, soprattutto nella prospettiva del partito democratico. Altrimenti finisce come la Tav: tutto fumo, niente arrosto.
 
 
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Franco Grillini
 

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