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  ORMANDO, L'ODISSEA DEL DIVERSO
L'addio: Chiedo scusa per aver osato di agire da uomo, per essermi sentito uguale a tutti
martedì 23 gennaio 2007 , di la Repubblica
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  "La Repubblica - Palermo" dedica finalmente un articolo alla memoria di Alfredo Ormando.

Purtroppo Ormando diventa Ormanno in tutto l'articolo...

La Redazione

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il ritratto Pubblicò a sue spese "Il fratacchione" sulla solitudine di una vita monastica

ROSARIO GIUÈ

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Nove anni fa moriva a Roma Alfredo Ormanno, lo scrittore siciliano che per protestare contro il rifiuto sociale ed ecclesiale dell´omosessualità si era lasciato bruciare a Roma in Piazza San Pietro alcuni giorni prima, il 13 gennaio 1998. Ormanno era nato nel profondo Sud, a San Cataldo in provincia di Caltanissetta il 15 dicembre del 1958 da una famiglia semplice: genitori analfabeti, sette fratelli e condizioni economiche disagiate. Dopo avere conseguito la licenza media a vent´anni come privatista e successivamente la maturità magistrale, si era anche iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia dell´Università di Palermo. Viveva in via delle Magnolie e si arrangiava per pagarsi gli studi. Ormai Palermo era diventata la sua città. Qui scriveva, cercava, sperava, lottava.

Qui aveva scritto diversi testi, per lo più manoscritti non pubblicati. A sue spese aveva pubblicato il romanzo "Il Fratacchione" nel quale, al culmine di una crisi mistica, descriveva il silenzio della sua vita conventuale. Ma, pur lontano dall´entroterra, pur in una grande città, per Ormanno il peso della solitudine e dell´emarginazione era grande. E così, a soli 40 anni, aveva deciso di togliere il disturbo. Le ragioni del suo disperato gesto sono tutte scritte nella lettera lasciata per i posteri, per noi. In quello scritto sofferto così si esprimeva: «Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l´aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per avere osato di pensare e di agire da uomo, per non avere accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l´omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli etero-sessuali e secondo a nessuno, per aver ambito diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso. Il mostro se ne va per non recarvi più disturbo ed offesa. Non riuscivo più ad ingannare la mia biologica voglia di vivere, a farmi una ragione sulla mia emarginazione, sulla mia sconfinata solitudine».

A nove anni da quella evitabile fine di una giovane vita cosa è cambiato? Forse nella nostra società, anche in Sicilia, c´è un po´ più di tolleranza verso le persone omosessuali. «Tollerare» vuol dire sopportare con pazienza, senza lamentarsene più di tanto, ammettere la presenza di qualcosa di poco gradito. E, in effetti, forse oggi, rispetto al passato, si usa più indulgenza di fronte alla presenza delle omosessuali. Sì, forse si è un po´ meno cattivi, meno violenti e dispregiativi di un tempo.

Ma tolleranza ed indulgenza non significano ancora rispetto profondo, accettazione convinta. Non significano, infatti, «inclusione». Nella società, e nella chiesa cattolica, le persone con orientamento omosessuale non hanno ancora la cittadinanza e il rispetto che Alfredo Ormanno chiedeva e sognava (nella chiesa si dovrebbe parlare di amore).

Oggi c´è chi vuole «convertire» gli omosessuali, presi come si è da una ideologia, o da una teo-ideologia, che non fa lo sforzo mite ed umile di partire dalla realtà, dalla esistenza reale, dai volti reali delle persone. Si innalzano barriere, si pongono divieti, si costruiscono rimozioni ed esclusioni ma senza partire dalla vita. Così può accadere che si elogi la relazione umana, ma in astratto e sul piano puramente teorico.

Ci si sporge oltre il Mediterraneo, oltre gli oceani, facendo appello all´apertura alle culture lontane e alle altre religioni, e ci si spaventa del fratello, e ci si chiude alla sorella, vicini e diversi da sé. Si predica amore e nello stesso momento si condanna l´amore. Come è possibile tutto ciò? Questo deve avere pensato Alfredo Ormanno per tanti anni prima di compiere quel tragico gesto.

No, negare la vita, negare l´amore, oggi come ieri non è quello che serve. Agli occhi di Dio ciò che conta, come scrive il vescovo anglicano Robinson, non è «restare fedeli a ciò che sapete essere vero»? Ciò che conta non è non avere paura di essere «fatti esattamente nella maniera in cui Dio ha voluto e dovete gioirne»?

Il tempo sarebbe meglio valorizzato se ci si spendesse di più per spingere tutti e tutte ad esseri più liberi dall´annebbiamento del consumismo, dall´omologazione qualunquista, dall´abbraccio svilente e mortifero da "grande fratello".

La vita spezzata di Alfredo Ormanno, su questa strada, può e deve ancora oggi scuotere le coscienze, rinnovare comprensioni, fare posto alla compassione, aprire gli occhi.

 
 
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Franco Grillini
 

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