SU FAMIGLIA E EUTANASIA L'ULTIMO ASSALTO DI RUINI
Il capo dei vescovi boccia tutte le proposte sulle unioni civili, bacchetta il governo e rivendica il no «sofferto» ai funerali religiosi per Piergiorgio Welby
martedì 23 gennaio 2007 , di
Il Manifesto
Ruini tiene il punto. Il capo della chiesa italiana non cede di un millimetro sulle questioni dei Pacs, dell'eutanasia, del caso Welby. Anche dopo l'intervento del cardinale Carlo Maria Martini che, in un articolo di due giorni fa, chiedeva maggiore comprensione pastorale.
Il discorso al Consiglio della Cei serve da piattaforma per elaborare la «Nota pastorale» che segue il convegno di Verona dell'ottobre scorso. Ma è anche un testo che ripercorre temi e problemi centrali nel dibattito culturale italiano degli ultimi mesi. E, dopo uno sguardo alla politica (con l'appello all'unità di governo e opposizione «per il bene del paese»), Ruini entra in medias res rintuzzando, per l'ennesima volta, gli attacchi di quanti lamentano una «pretesa indebita ingerenza della chiesa», soprattutto quando sono in gioco problematiche etiche e antropologiche. Ruini si fa scudo di papa Ratzinger, ricordando che la chiesa parla e opera «nel contesto e secondo le regole della convivenza democratica, per il bene di tutta la società e in nome di valori che ogni persona di retto sentire può condividere».
Chiarita la questione di metodo, si passa alla condanna, senza appello, dei Pacs. Il cardinale si duole che il senato abbia iniziato l'esame di proposte di legge sulle unioni di fatto «che purtroppo tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare tali unioni, sia eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a quanto è previsto per la famiglia fondata sul matrimonio». Con una critica al governo Prodi, «impegnato ad assumere in questa materia una propria iniziativa». Il richiamo di Ruini è lapidario: «Alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale», dice ricordando un Nota vaticana del 2002. Sottolineando, d'altro canto, la «gravissima crisi della natalità, che minaccia il futuro del nostro paese». Il governo allora, piuttosto che riconoscere le coppie di fatto, dovrebbe incentivare le politiche per la famiglia, come in Francia - nota il presule - dove il tasso di natalità ha iniziato a risalire (ma anche grazie ai Pacs che danno maggiori garanzie alle coppie).
Altro tema caldo è stato il caso Welby, collegato al discorso sull'eutanasia e sull'accanimento terapeutico. L'articolo di due giorni fa dal titolo «Io, Welby e la morte», firmato da Carlo Maria Martini sul Sole24ore, ha dato nuova linfa al dibattito, attirando commenti favorevoli di intellettuali cattolici e non. Martini diceva, in sostanza, che situazioni come quella di Welby «saranno sempre più frequenti e la chiesa stessa dovrà darvi più attenta considerazione anche pastorale». Ricordando poi la differenza fra eutanasia e astensione dall'accanimento terapeutico, l'ex arcivescovo di Milano ha invocato un discernimento caso per caso, «valutare se le cure proposte sono effettivamente proporzionate». E ha richiamato la legittima autonomia di giudizio del paziente (pur con l'assistenza del medico).
Ruini procede invece con l'accetta: partendo da uno scontato rifiuto dell'eutanasia da parte degli italiani (ma recenti sondaggi hanno detto il contrario), approva il rifiuto dell'accanimento terapeutico, ma «non al punto di legittimare forme più o meno mascherate di eutanasia e in particolare quell'abbandono terapeutico che priva il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l'alimentazione e l'idratazione». Poi spiega : «La volontà del malato, attuale o anticipata o espressa attraverso un suo fiduciario scelto liberamente, e quella dei suoi familiari, non possono avere per oggetto la decisione di togliere la vita al malato stesso».
Proprio per questo a Piergiorgio Welby è stato negato, con una «decisione sofferta», il funerale religioso. Il cardinale se ne assume tutte le responsabilità, salvo poi invocare la clemenza dell'Altissimo per Welby, peccato impenitente, anche in articulo mortis.