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  PACS? NO, LA POLITICA AIUTI LE FAMIGLIE "NORMALI"
ANCORA UNA VOLTA LE PAROLE DEL PAPA STRUMENTALIZZATE DAI MEDIA
mercoledì 17 gennaio 2007 , di Famiglia Cristiana
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La Redazione

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Ancora una volta un discorso del Papa a tutto campo sulla famiglia (quello rivolto da Benedetto XVI, l’11 gennaio, agli amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma) si è trasformato, nelle sintesi televisive e nei resoconti – e soprattutto nelle titolazioni – della "grande stampa", in una sorta di "ennesimo" attacco a quei Patti civili di solidarietà (Pacs) che taluno vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento giuridico.



Non poteva mancare – di fronte all’evidente tentativo di trasformare la "famiglia massmediatica" in "famiglia reale" – la manifestazione della preoccupazione del Papa per un’eventuale equiparazione delle libere convivenze al matrimonio, oltre tutto in spregio all’articolo 29 della Costituzione italiana.



Ma nessuno più della Chiesa, erede di una lunga tradizione, sa che la salvezza non viene dalla legge (nemmeno la salvezza della famiglia) e che vi saranno sempre famiglie cristiane (come avvenne tanto nel mondo greco-romano del divorzio e del concubinato, quanto nell’Unione sovietica del "libero amore") che hanno esemplarmente vissuto la loro vita familiare sino, alla lunga, a cambiare la società.



E, tuttavia, il ruolo della legge non è assolutamente marginale, né i credenti possono assistere senza reagire a tentativi di snaturamento del senso profondo del matrimonio.





Il Papa battezza un bambino nella Cappella Sistina lo scorso 7 gennaio

(foto Catholic Press).



Al centro del discorso rivolto agli amministratori laziali, tuttavia, non stava certo la sola preoccupazione per questo aspetto delle problematiche familiari, bensì una riflessione a tutto campo sul valore della famiglia, con un forte appello a «incrementare le iniziative che possono rendere meno difficili e gravose per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l’educazione dei figli». Di qui il richiamo a un serio impegno per l’occupazione giovanile, la questione della casa, in ordine alla qualità e alla diffusione nel territorio dei servizi sociali.



Si è invece voluto isolare, nelle prese di posizione del Pontefice, una parte – anzi, una piccola parte – dal tutto, trasformando in una "priorità" della Chiesa (la questione dei Pacs) quella che in realtà è una falsa priorità di certa cultura radicale che ha larga udienza nel mondo dei mass media. Vi è da domandarsi, oltre tutto, se è giusto che alcune centinaia di migliaia di conviventi debbano dettare l’ordine del giorno della politica, lasciando in ombra le esigenze e le attese di circa 20 milioni di famiglie fondate sul matrimonio.



Le priorità della famiglia italiana non sono certo la regolazione delle convivenze o i veri o presunti diritti degli omosessuali, ma i problemi, seri e talora drammatici, delle famiglie, e soprattutto delle giovani famiglie.



Oltre tutto, non le parole della Chiesa cattolica, ma le statistiche dell’Istat e degli analoghi istituti di ricerca di ogni parte del mondo attestano che le convivenze sono nello stesso tempo meno stabili e meno feconde delle unioni fondate sul matrimonio.



Ci si deve, dunque, domandare se sarebbe realmente consapevole dei suoi doveri verso il futuro del Paese una società che in qualche modo incoraggiasse instabilità e infecondità, piuttosto che fedeltà e apertura alla vita.



È dunque venuto il tempo di rifiutare l’agenda delle priorità che la cultura radicale, con il sostegno di gran parte dei mass media, vorrebbe imporre al Paese. Al primo posto delle preoccupazioni di pubblici poteri coscienti delle loro responsabilità dovrebbero essere i problemi – i troppi irrisolti problemi, lucidamente richiamati da Benedetto XVI – delle famiglie "normali".



È tempo che l’opinione pubblica se ne renda conto e che siano dissipate le cortine fumogene che ancora impediscono di dare ascolto alla voce della "famiglia reale", che non è la falsa "famiglia massmediatica".







Giorgio Campanini

 
 
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Franco Grillini
 

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