VENEZIA. GAY, GLI SLOGAN SUI MURI DELLA CITTà SONO DEGNI DEL TAPIRO. D’ORO
La stampa locale attacca la campagna contro l'omofobia organizzata dal Comune
mercoledì 17 gennaio 2007 , di
La Nuova Venezia e Mestre
Sarebbe interessante sapere quanti soldi ha dato il Comune di Venezia allo studio Tapiro per realizzare la campagna contro l’omofobia. Perché se l’intenzione è lodevole, il risultato lascia quanto meno a desiderare. «Io sono gay, tu come sei?» è uno slogan da pubblicità di un mobilificio (si potrebbe aggiungere, in rima:... e uso cera grey), che dovrebbe fare inorridire non solo gli omosessuali. Questa diversità ostentata sui muri è il contrario di quello che servirebbe, cioè l’accettazione dell’omosessualità come normalità. Sarebbe come mettere dei manifesti con dei tizi che dicono: a me piacciono le bionde; o delle ragazze che sognano di baciare uomini pelati. Così si ottiene l’effetto panda: il gay fa la fine di una specie da proteggere, un esempio di biodiversità. Il Comune di Venezia, che affida il suo marchio a Philip Starck, i suoi ponti a Calatrava, per una campagna così delicata ha scelto Tapiro, uno dei migliori studi di grafica, andando sul sicuro. Ma stavolta l’esito non è stato dei migliori. Stupisce che una associazione come l’Arcigay abbia applaudito l’iniziativa non solo nei suoi intenti (ripetiamo, encomiabili), ma anche nei risultati. Se gli stessi manifesti fossero comparsi sui muri di Treviso, affissi dallo sceriffo Gentilini, si sarebbe forse gridato alla discriminazione. Ma si sa, non tutti sanno prenderla con filosofia. A Ca’ Farsetti tira aria di tapiro. D’oro. (a.i)
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Corriere del Veneto - VENEZIA -
sezione: VENEZIA - data: 2007-01-17 num: - pag: 7
categoria: REDAZIONALE
LACAMPAGNA SULL'AMORE DIVERSO
Luxuria: « Brava Venezia, finalmente la scuola lancia la sfida »
Centrodestra diviso. An: « Si fa confusione » . Mazzonetto: « Giusto aprire il dialogo » VENEZIA — « È una iniziativa molto felice contro l'omofobia. Soprattutto perché pone l'attenzione sul problema della diversità e del sentirsi minacciati dal diverso, per esempio quando si sta vicino a una persona che viene considerata tale » . Si dichiara entusiasta della campagna « L'amore secondo noi » lanciata dal Comune di Venezia con grandi manifesti colorati sui muri della città, l'onorevole di Rifondazione Wladimiro Guadagno, più noto come Vladimir Luxuria, transgender, forse il deputato più chiacchierato del Parlamento. « Si tratta di una tradizione inoltrata, purtroppo, perché si è sempre fatto così, mentre ben vengano campagne come questa, una sfida contro la violenza, contro la discriminazione per orientamento sessuale » .
Piace a Luxuria il fatto che tutto sia partito dalla scuola, da un laboratorio sulle culture delle differenze al liceo veneziano Tommaseo. « Finalmente un esempio di scuola inclusiva, laica, pubblica. Mentre è proprio nelle aule scolastiche che spesso si verificano atti discriminatori, da parte degli studenti e da parte degli insegnati di religione che escludono chi decide di non farla » . Eppure molti negano la presenza di un reale problema di discriminazione, a Venezia come in tutta Italia. « Se certi politici affermano che un problema non c'è, in realtà lo ignorano. Magari non ci fosse » . E l'onorevole conclude lanciando un appello: « Basterebbe che un giornalista come Fabrizio Gatti si fin gesse gay e camminasse per strada a mano con il compagno. E vorrei proprio vedere se non sarebbe costretto a subire episodi di discriminazione » .
Intanto i 480 manifesti con gli slogan contro l'omofobia continuano a far discutere il mondo politico locale.
« Propongo una campagna per la normalità: io non mi drogo, io non ho mai avuto tendenze gay, com'è bello innamorarsi e metter su famiglia » , ironizza Pietro Bortoluzzi, consigliere di municipalità di An. « Il rischio di queste campagne è quello di ritorcersi contro l'obiettivo e di fare confusione sul significato dei messaggi » , afferma Bortoluzzi. « Il comportamento tradizionale finisce per essere consi derato non completo, come se le persone dovessero vergognarsi o sentirsi a disagio per non avere tendenze omosessuali » . Ma qualche elogio arriva inaspettatamente proprio dall'opposizione: « Mi piace questa campagna perché apre il dialogo su temi ancora oggi considerati tabù - afferma Alberto Mazzonetto, consigliere della Lega Nord - È una campagna efficace che parte dai giovani e li spinge a interrogarsi sulla propria identità in modo positivo » . Docente dell'Istituto Algarotti, 37 anni di insegnamento alle spalle, Mazzonetto le esigenze dei giovani le conosce bene.
Per questo, pur sottolineando di essere uomo di Chiesa e di avere posizioni ben diverse sui Pacs, plaude al coraggio di una campagna che dà voce ai ragazzi. « Su argomenti come l'amore e l'affettività l'istituzione scolastica è spesso latitante: non si affrontano mai serenamente come si dovrebbe e questo perché la società tende ad essere intollerante e discriminante » . Giorgia Iazzetta