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  «IN CLASSE VESTITO DA DONNA, HO PIù PERSONALITà»
Insegnante di italiano filmato dagli studenti. Lui: è vero, ma ho i miei motivi
giovedì 21 dicembre 2006 , di il Corriere della Sera
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  Cervia, in cattedra con top nero e cerchietto in testa. I colleghi: non è gay né transgender, è stata una provocazione

CERVIA (Ravenna) — Questa mancava, alla scuola italiana: un professore di italiano che si presenta in classe vestito da donna. Perché l'abbia fatto non lo dice: «Ho i miei motivi, adesso lasciatemi stare». La sua aula è stata trasformata in un set: i ragazzi dell'Istituto alberghiero hanno girato i filmini con il cellulare. Ma ora il prof evita la ribalta. È diventato un personaggio via Internet: due filmati sono finiti su Google, sezione video. Cerca di proteggersi dall'esplosione di curiosità, ricorrendo all'amatissima musica che ascolta in cuffia anche per strada. Pare che abbia confidato: «È una manifestazione delle mie mille personalità». Adesso dovrà subire l'attenzione dell'autorità scolastica, anche se molti mesi sono passati senza conseguenze. Perché la performance è avvenuta la primavera scorsa. Potrebbe esserci una sospensione.

Una cosa è sicura: senza i telefonini e senza Internet non esplodeva in un caso. I latini dicevano: ludendo docere, insegnare giocando. Forse il professore l'ha presa troppo alla lettera. I ragazzi si sono certamente divertiti: basta ascoltare il sonoro dei loro filmati, con risate, fischi, battute, una carnevalata. Si spera che qualcosa abbiano anche imparato: se non in quelle lezioncine disinvolte, almeno nelle altre, visto che l'insegnante in questione viene descritto come uno molto colto, che sa diverse lingue, il tipo di intellettuale sopra la media al quale va stretto il Paese.

Tutti sono concordi: il prof non è né gay né trans. E nella vita quotidiana non circola in tacchi a spillo. È un uomo sui cinquant'anni, originario di Bologna, ha insegnato a Trento, da quattro è a Cervia, vive a Cesenatico. Gli altri insegnanti non esageravano in elogi prima, meno che mai oggi. Anche certi vicini di casa: «Un tipo chiuso, schivo, che va per le spicce». C'è chi lo ha visto peggiorato negli ultimi tempi: più introverso, più scorbutico. Fra gli studenti c'è chi indica il suo lato migliore: «Non farebbe mai del male a una mosca».

Allora perché un certo giorno di aprile un professore di italiano decide di presentarsi in classe come se fosse una professoressa? Con tacchi alti, pantaloni aderenti, borsetta, top nero e una fascia tipo cerchietto in testa. Senza imbarazzi, anzi ostentando sicurezza, mentre i ragazzi si scatenano in un tifo da stadio e l'insegnante (donna di fatto e di abiti) che gli ha dato il cambio sgomma via imbarazzata. La scena non è solo immaginabile: basta guardare Google per riviverla, sono due i filmati: 12 e 23 secondi, con quattro stelle di gradimento. Adesso la scuola sta facendo tutto il percorso, dalla periferia a Roma via Ravenna, attraverso gli ispettori, per sentenziare. Gli ottimisti sperano che si sia trattato soltanto di un caso di bizzarria spinta, di provocazione, insomma di una didattica sui generis. Uno studente ridacchia: «C'è anche di peggio».

 
 
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