MASTELLA AFFONDA I PACS
Il «tradimento» del leader dell'Udeur: Unioni civili? «Voto contro a prescindere, qualunque sia la proposta di legge. Il governo lasci stare»
sabato 16 dicembre 2006 , di
Il Manifesto
Roma - Una legge di iniziativa governativa sulle unioni di fatto? «Voto contro a prescindere dal suo contenuto sia in consiglio dei ministri che, a maggior ragione, in senato. Voto contro quella legge qualunque essa sia». E' un no «a prescindere» quello che Clemente Mastella affida a Giuliano Ferrara su La7 in tema di Pacs e unioni civili. Il leader dell'Udeur affonda proprio nel giorno della finanziaria sia quel famigerato ordine del giorno che il suo partito aveva votato a palazzo Madama sia quel programma dell'Unione che, lo si legga al dritto o al rovescio, un pallido riferimento alle unioni civili ce l'aveva e ce l'ha tuttora.
La mossa del ras di Ceppaloni è condita da un ultimatum assai esplicito che affida al lavoro parlamentare la difficilissima composizione del «puzzle» sui diritti civili: «Il governo meno si impicca sui Pacs e meglio è». Mastella ritiene infatti che la parola spetti al Parlamento, dove si potrebbero trovare, anche se a sua onta, quelle «maggioranze trasversali» in grado di approvare la legge e aggirare la scomunica vaticana. Ricorda luciferino che sua moglie «ha tanti amici gay ma la famiglia è un'altra cosa». Che sui Pacs il presidente di An lo ha «scavalcato a sinistra» e sulla droga la Ds Serafini lo «ha scavalcato a destra». La conclusione non fa una grinza: «Se il governo non si impegna sui Pacs anche Fini e il centrodestra, magari, potranno votare».
Metodo migliore per affondare la legge in un parlamento come questo, non poteva essere trovato. E amo più adatto per l'agognata intesa con Pierfurby Casini nemmeno. Oltre a onorare il primo comandamento sul Dio unico Mastella il ministro ha tutto l'interesse a conservare la sua poltrona senza porre a rischio il governo: «Casini deve decidersi, se vuole rompere rompa, io me lo ricordo bene il '98, e quando fondai l'Udr lui restò nella Casa delle Libertà, non voglio essere fottuto come prima». In televisione.
Le manovre neocentriste affondano la legge sulle unioni civili e acuiscono gli scontri nel centrosinistra. A fare da esca per una preda così ghiotta ci ha pensato la «libertà di coscienza» offerta da Silvio Berlusconi ai parlamentari forzisti. Che hanno risposto entusiasti dividendosi subito in mille rivoli rendendo di fatto impossibile un «dialogo» su un testo concreto almeno in partenza. «Sono a favore delle unioni gay ma non a quelle degli eterosessuali» è la «mossa del cavallo» di Fabrizio Cicchitto. Rispondono lesti i «teocon» radunati a suo tempo da Marcello Pera: «Legiferare a sostegno delle unioni di fatto significa necessariamente assimilarle al regime matrimoniale. E' una soluzione strumentale e demagogica, la campagna per i Pacs inscenata dalla sinistra appare null'altro che un attacco ideologico e preconcetto alla famiglia naturale». Per il momento sono già una sessantina gli esponenti azzurri che hanno firmato una mozione «antipacs» che potrebbe anche tentare i «dissidenti» cattolici nell'Unione. «Non c'è nessun taglio confessionale né alcuna posizione intransigente ma le unioni di fatto sono già tutelate a sufficienza a livello legislativo», assicura in delirio Isabella Bertolini.
Non paghi e comunque sempre in attacco i temibili «teodem», che bollano la scelta del sire di Arcore con una scomunica. «Sui Pacs Berlusconi cala la maschera», scrivono in un comunicato congiunto i parlamentari margheritini (tra cui Carra, Baio Dossi, Binetti e Bobba) in cui accusano il Cavaliere di «agnosticismo morale» e di non perdere «occasione per organizzare false crociate». Le crociate, questi, le vogliono fare per davvero. «Ma perché stanno nell'Unione?» si domanda allibito il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini oggi deputato della Quercia.
Dario Franceschini, il capogruppo di Ds e Margherita alla camera, prova a correre ai ripari senza però rinunciare ai puntini sulle i: «Sta scritto nel programma dell`Unione quindi è inutile riaprire un dibattito. Non parliamo di Pacs, parliamo di unioni civili. Trovo che sia una cosa assolutamente normale immaginare di riconoscere dei diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali, sapendo però che non potranno mai essere una famiglia. Perché cosa sia la famiglia sta scritto nella nostra Costituzione e vale per tutti».