L'ELABORAZIONE DELL'IDENTITA' SESSUALE.
La condizione omosessuale come processo conflittuale di elaborazione dell'identita' sessuale. Un’analisi del vissuto omosessuale nella Sicilia orientale. (pubblicato in “La Critica Sociologica”, n.129, giugno 1999, Roma, pp.63-73.)
martedì 07 novembre 2000 , di
Orazio Maria Valastro
1. Uno studio esplorativo a livello territoriale per valutare e progettare una cittadinanza effettiva e possibile. A fronte delle istanze di rinnovamento e di cambiamento delle politiche locali del Sud Italia, dove il "welfare municipale del mezzogiorno" si propone la promozione territoriale della cittadinanza attraverso percorsi di inclusione sociale e interventi centrati sul disagio sociale, si è voluto attenzionare la problematica legata all'esperienza sociale della "diversità" sessuale. Partendo dal considerevole disagio presente nel vissuto di una disposizione erotica quale quella omosessuale, non legittimata dalle pratiche sessuali dominanti e socialmente legittimate, si è cercato di rendere esplicito quello che è vissuto in modo implicito dagli individui nel loro interagire con la realtà sociale. Il vissuto di pratiche sessuali omoerotiche oltre a rendere problematica l'elaborazione di una identità sessuale, esclude gli stessi individui da una reale cittadinanza. L'esperienza sociale dell'omosessualità è stata analizzata attraverso un approccio biografico, ponendo come obiettivo della ricerca sociale la produzione di una conoscenza del vissuto quotidiano e dei comportamenti inerenti alla sfera dell'orientamento sessuale. Considerando inoltre la ricerca come momento di raccordo con l'intervento sociale, si è inteso stimolare un processo di innovamento culturale che possa congiuntamente promuovere una valutazione ed una progettazione di interventi che consentano una cittadinanza effettiva e possibile rispetto alla condizione omosessuale. Si è preferita quindi una metodologia caratterizzata da un approccio biografico per rendere possibile l'espressione della complessità delle logiche sociali che caratterizzano l'esperienza degli intervistati, le rappresentazioni ed i comportamenti in relazione alla condizione omosessuale. Sono state realizzate 20 interviste parzialmente strutturate nel corso dell'anno 1997: 20 colloqui con giovani ed adulti tra i 19 ed i 45 anni, residenti nel territorio del Comune di Catania e della sua provincia. Questi colloqui cercavano innanzi tutto di porre in primo piano l'esperienza degli intervistati, motivandoli ad una elaborazione personale del proprio vissuto e rendendo possibile la produzione di un discorso da analizzare. Sottoponendo ad ogni intervistato una serie di temi da considerare come punto di riferimento per il colloquio (vedi griglia delle interviste allegata), si è cercato di caratterizzare l'intervista come una particolare situazione di comunicazione, suscitando una sorta di autoanalisi supportata dalle sollecitazioni dell'intervistatore (Bourdieu, 1991 e 1993). Si è voluto evitare in questo modo di sottoporre gli intervistati ad una richiesta sulla conoscenza del loro vissuto che partisse unicamente dall'esterno, tanto è vero che la disponibilità al colloquio è stata formulata solo dopo diversi contatti informativi sull'oggetto e lo scopo della ricerca, offrendo in questo modo la possibilità di produrre un momento di riflessione accompagnata, un'occasione in cui interrogarsi metodicamente sulla propria esperienza e formulare un discorso spesso riservato o represso.
2. Nonostante il mutamento della rappresentazione sociale degli omosessuali nella società italiana, questi ultimi devono continuare ad occultare il proprio orientamento omoerotico. Un punto di riferimento obbligatorio rispetto alla problematica omosessuale è il "Rapporto sulla condizione omosessuale in Italia" dell'I.S.P.E.S. di Roma (Fiore e Bigagli, 1990). Benché sia importante sottolineare sotto il profilo scientifico che la rilevazione dei dati tramite questionario presenti in relazione alle aree geografiche analizzate una non significativa rilevanza dei dati rispetto alle isole (2.044 questionari cui hanno risposto 1.743 soggetti di sesso maschile e 301 di sesso femminile), è necessario sottolineare come gli indicatori privilegiati hanno permesso di contestare gli stereotipi più comuni e socialmente condivisi sull'omosessualità. Probabilmente, per quanto riguarda la non significativa presenza di dati provenienti dalle isole, bisogna pensare che il questionario ha avuto una maggiore diffusione al nord in ragione di alcuni meccanismi di distribuzione. Il mutamento della società italiana nel corso degli anni ottanta nei riguardi dell'omosessualità è spesso indicato in positivo in relazione alle trasformazioni delle rappresentazioni sociali sull'omosessualità, rappresentazioni strutturate su argomentazioni relative alla salute ed a comportamenti riconducibili direttamente alla condizione omosessuale. Questo mutamento è stato supportato dal contributo delle scienze sociali che hanno dimostrato, per la prima volta in Italia attraverso questo studio data l'importanza del campione interessato, come un differente orientamento sessuale non implica necessariamente "diversità". Le condizioni di salute degli omosessuali ed i comportamenti sociali rispecchiano quelli generali della popolazione italiana, escludendo quindi che vi siano dei fattori riconducibili direttamente alla condizione omosessuale: essere omosessuali non significa dunque essere necessariamente diversi dagli altri. Se la società italiana ha in generale modificato gli elementi strutturanti della rappresentazione sociale dell'omosessualità, il mutamento non si traduce in una più tollerante attitudine nei confronti della disposizione omoerotica. La società ha mantenuto la sua omofobia di fondo, tanto è vero che gli omosessuali hanno dimostrato nelle loro risposte al questionario dell'I.S.P.E.S. di non potere fare a meno di vivere una vita dissimulata, di dovere occultare la "diversità" per evitare spiacevoli conseguenze sociali attraverso un mascheramento sociale. La necessità di occultare la propria identità mostra come gli omosessuali abbiano una percezione negativa della nostra società e conferma come questa stessa società sia crudele verso la "diversità", in particolare in questo caso verso l'omosessualità. Il mascheramento sociale, attraverso il consolidamento di una doppia identità, preserva inoltre dalla violenza. L'oggetto specifico di una ricerca condotta nel territorio di Padova è stato il problema della violenza contro gli omosessuali (Pietrantoni, 1996). La vittimizzazione contro gay e lesbiche è rilevata in modo diffuso nella popolazione intervistata (116 questionari cui hanno risposto 78 soggetti di sesso maschile e 38 di sesso femminile), i gay facevano rilevare tra l'altro una frequenza più considerevole di vittimizzazione. Realtà rurali e più conservatrici rispetto a quella del territorio di Padova potrebbero conseguentemente far registrare una ostilità ed una violenza maggiore nei confronti degli omosessuali. Nel vissuto omosessuale si riproduce quindi una netta separazione tra sfera pubblica e privata. Nella sfera pubblica l'eterosessualità si impone come una pratica sessuale legittimata, confinando le pratiche omosessuali individuali e collettive nella sfera privata (Hekma, 1997).
3. Il processo di elaborazione dell'esperienza sociale dell'omosessualità. Le difficoltà oggettive che abbiano esaminato si impongono agli individui e sono al tempo stesso il supporto del loro agire. L'educazione e la socializzazione veicolano l'intolleranza e la violenza della società nei confronti degli omosessuali, interiorizzando nei comportamenti individuali e collettivi una realtà esterna e pre-esistente. L'esperienza individuale oggettivizza poi una realtà interiore valida indipendentemente dai singoli individui in quanto rileva delle problematiche comuni. La realtà sociale concepita come il prodotto di condizioni radicate nel passato e riprodotte o trasformate nel presente, viene in questo modo considerata come socialmente costruita (Corcuff, 1995). L'omosessualità intesa come processo d’elaborazione di un'esperienza sociale sottolinea quindi in primo luogo le condizioni sociali e le tradizioni storiche che producono delle sessualità e delle identità, traducendo in secondo luogo il concetto di sessualità come costruzione sociale di un’esperienza individuale e collettiva (Foucault, 1976 - Stein, 1990). Possiamo individuare nel vissuto omosessuale dei percorsi simili che si rilevano trasversalmente nei discorsi degli intervistati: la scoperta dell'orientamento sessuale e la progressiva consapevolezza e coscienza della disposizione sessuale omoerotica, l'accettazione problematica dell'omosessualità ed il mascheramento sociale come strategia di difesa. L'elaborazione di questi differenti percorsi del vissuto omosessuale delinea una difficile traiettoria nell'esistenza sociale verso l'accettazione di se stessi come "diversi", dove la "diversità" è dissimulata dietro un mascheramento che non espone all'intolleranza della società.
3.1. Scoperta dell'orientamento sessuale e coscienza della disposizione omoerotica. La percezione di una disposizione omoerotica è sovente verificata nei ricordi sull'infanzia e l'adolescenza attraverso sensazioni, rievocate e associate a questi stessi ricordi, ed esperienze che segnalano un preciso sentimento d’inibizione e di disagio. "(...) Quando ero piccolo, avevo la coscienza d’essere qualcosa o l'impotenza di realizzare questo qualcosa che volevo io, questo era molto marcato." (V. 19-25 anni) La socializzazione orientata verso una sessualità eterosessuale costituisce di per sé una forte inibizione, l'omosessualità è vissuta conseguentemente come una "devianza" costringendo a dissimulare e nascondere ogni cosa e provocando un incrinamento nello sviluppo della personalità. "Io iniziavo a capire di avere dei gusti sessuali diversi e quindi è stato un periodo di crisi nell'accettarmi, nell'accettare la realtà." (G. 31-35 anni) La scelta oggettuale elaborata in contesti storici e sociali differenti è resa più problematica per quanto riguarda i soggetti adulti, l'interiorizzazione di una repressione della sensualità senz'altro più pronunciata determina dei percorsi più problematici e un’evoluzione più lenta e tardiva dalla percezione dei primi sentimenti omosessuali e delle prime esperienze sessuali al momento in cui si assume la coscienza di una disposizione omoerotica. "Prima, questo fatto che venivo attratto dagli uomini non lo capivo, ci andavo lo stesso pero` era sofferta la cosa. (...) Questa coscienza diciamo che l'ho avuta l'anno scorso, proprio la coscienza effettiva di essere attratto dallo stesso sesso." (M. 41-45 anni) Prendere coscienza comporta un costo in termini di sofferenza individuale quando si considera la disposizione omoerotica non tanto come potenzialità contenuta nella percezione di sentimenti e nella tensione di un'esperienza sensuale molto singolare, ma come percorso cosciente di una sessualità non legittimata. "Io ero un omosessuale che sapeva di essere tale pero` non volevo accettare me stesso in un ambiente dove io stesso facevo parte di quell'ambiente. (...) Prima mi odiavo, mi distruggevo, mi vedevo brutto e disgustoso, non solo interiormente ma anche fisicamente." (V. 19-25 anni) Questa fase di transizione è problematica per tutti gli intervistati ma bisogna rilevare che si verifica uno slittamento verso le fasce d’età più giovani nella presa di coscienza dell'omosessualità, le persone più grandi sono maggiormente segnate dai modelli di vita eterosessuali. "Mi sono trovato davanti a questo bivio, ad una scelta che dovevo fare, imboccare la strada che mi si proponeva o l'altra quella più buia. Io ho preso quella più buia." (A. 41-45 anni)
3.2. Accettazione dell'omosessualità e mascheramento sociale. La scoperta e la coscienza di una disposizione omoerotica è un itinerario verso l'accettazione dell'omosessualità segnato da lacerazioni e inquietudini che travagliano profondamente gli individui. La condizione sociale ha un ruolo non secondario rispetto alle difficoltà che si affrontano. Le risorse culturali, economiche e relazionali, consentono non solo un’integrazione all'ambiente più o meno realizzabile a seconda del capitale formativo, economico e sociale che si possiede, ma aiutano inoltre a costruirsi e condurre una doppia vita. Il riconoscimento e poi l'accettazione dell'omosessualità non si traducono in un vissuto rassicurante in quanto la propria condizione omosessuale è un'esperienza difficile da gestire nel contesto sociale che ci circonda. I giovani sono senza dubbio avvantaggiati dai mutamenti culturali che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi decenni, non ci si deve comunque illudere sulla possibilità di affermare e vivere senza angoscia l'omosessualità. "Io quando sono con i miei amici sono una persona normalissima, ho degli atteggiamenti tranquilli, normali, non faccio niente che possa far capire che io sia gay. (...) E' un disastro, non lo so ma in certi momenti non sono soddisfatto di quello che sono diventato, in altri momenti invece sono diciamo contento." (S. 19-25 anni) L'occultamento della propria sessualità diventa dunque una strategia collettiva, gli individui devono occultare l'omosessualità preservando un'apparenza sociale per rendersi conformi a canoni socialmente riconosciuti e legittimati. Il mascheramento sociale aiuta a difendere e rendere credibile la propria immagine sociale e professionale, con accurata vigilanza si cela la "diversità" nelle relazioni sociali relegando in una dimensione clandestina e anonima l'omosessualità. "I problemi ci sono stati a livello psicologico perché comunque facevo una doppia vita, dovevo inventare delle scuse per andare in centro poi sparivo per diverse ore e chiaramente quelle ore non erano ricostruibili da nessuno e questo poteva comportare dei problemi." (D. 31-35 anni) Le relazioni parentali e soprattutto quelle intra familiari spingono maggiormente al mascheramento sociale in considerazione della contiguità quotidiana e della necessità di nascondere e non svelare la "scelta" omosessuale, disposizione che viene recepita spesso come fallimento del compito educativo dei familiari e che necessita, conseguentemente a questa percezione, di un intervento specialistico per rimuovere quello che viene considerato un comportamento patologico. La scoperta dell'omosessualità da parte dei familiari, se non è mediata da un processo di comprensione e accettazione della disposizione sessuale, soccombe al disagio che s’instaura nei rapporti familiari e sfocia inevitabilmente nel rifiuto e nella violenza. "Gli unici problemi che ho sono il rapporto con i miei genitori, il loro rifiuto, non possono accettarlo. Mi hanno buttato fuori di casa, letteralmente, nel modo più cruento possibile (...). Con discussioni, violazioni della mia libertà personale, con intrusioni nella mia propria vita, anche con metodi violenti quali liti, lancio d’oggetti, con violenza applicata. Violenza psicologica, bagni chiusi o porzioni di casa chiuse, o violenza proprio diretta con le mani, violenze di tutti i tipi." (L. 26-30 ani) Se la famiglia è il luogo simbolico dove si manifesta l'attitudine intollerante della società nei confronti della diversità, sembra assurdo come nel tentativo di rompere l'isolamento, pur costringendosi a vivere in modo clandestino e più o meno nascosto, l'inserimento nella "comunità" omosessuale sebbene rende possibile un'affermazione della propria sessualità non è un'esperienza del tutto serena. La costruzione di una propria immagine nell'affermazione di un modello virile, contrapposto a quell’effemminato dell'omosessuale, si traduce in un rifiuto di determinati atteggiamenti e nel cercare di evitare di compromettersi con una comunicazione interpersonale connotata da attributi di genere al femminile. Si può parlare di un paradosso per cui chi vive l'omosessualità tranquillamente deve stare fuori dalla comunità perché la comunità lo farebbe stare male e questo è atroce perché non si può vivere tranquillamente al di fuori della comunità, non esiste che un omosessuale viva tranquillo fuori della comunità perché fuori bisogna sempre nascondersi." (D. 31-35 anni)
4. Gestione della diversità e costruzione dell'identità sessuale. Ho riportato, dalla serie di colloqui che ho avuto sul vissuto dell'omosessualità, quello che si riferisce al difficile percorso d’auto accettazione di se stessi per esaminare come ci si interroghi e si rifletta sulla propria identità sessuale, sul percorso necessario alla sua elaborazione. Contrariamente all'esperienza degli eterosessuali che devono assumere dei ruoli sessuali definiti, seppure all'interno di un complesso conflitto di stereotipi e differenziazione tra l'immagine dell'uomo e quella della donna, l'esperienza omosessuale denota una sofferenza amplificata dalla stessa condizione omosessuale nell'elaborazione personale della propria identità sessuale. "Sicuramente esistono dei lati problematici nella mia storia come anche nella mia vita omosessuale che sono irrisolti e quindi per questo affermo che è una situazione di costruzione di vita, io ritengo che io omosessuale mi sono costruito come persona (...). Io vorrei veramente vivere questa cosa in futuro ma per me è oscuro il fatto di riuscirci o meno, perché questo è problematico e comunque ha anche a che fare con la mia serenità. (...) I lati oscuri ci sono e continueranno ad esserci." (E. 19-25 anni) La coscienza ed in seguito l'accettazione della disposizione omoerotica, vissuta come "diversità" ed in quanto tale subordinata al mascheramento sociale, richiedono delle strategie che rendano in pratica possibile di vivere un'esperienza che si rivela una minaccia contro la propria personalità. La costruzione di una identità è sottoposta ad una continua tensione, manifestazione di quella soggettività dell'individuo che benché persegua una strategia per riuscire ad integrare la persona al contesto sociale evitando possibili conflitti, deve essere capace di dare un senso ed una coerenza alla distanza che le norme e la cultura sociale riproducono nell'esperienza omosessuale. "Quando io l'ho scoperto non sapevo che si chiamasse omosessualità. (...) Ho preso coscienza del fatto che era una cosa che preferibilmente dovevo tenere nascosta. (...) Per me era chiarissimo fin dal primo momento che quella era attrazione sessuale e che non era accettata dalla società e quindi io dopo le scuole elementari per esempio avevo avuto un sacco di tempo per rifletterci, per farmene una ragione, per costruire la mia strategia, come vivere in modo possibile questa personalità.(..) Dall'anno scorso, da quando ho messo in pratica questa strategia più o meno definita sono successe altre cose, io sono cambiato, chiaramente non è una cosa finita, non finirà fin quando non morirò, non la vedo come una cosa stabile." (A. 19-25 anni) Partendo da modelli condivisi e confermati da altri, assimilati da quel bagaglio culturale che ci è proprio, la costruzione di una identità il cui supporto resta necessariamente la cultura sociale che consolida l'agire relazionale, è complessa e laboriosa. L'identità reclamata e ricercata ma più difficile a realizzare è desiderata nel difficile contrasto delle opposizioni tra disposizioni sessuali omoerotiche, ruoli di genere e modelli culturali socialmente dominanti. La ricomposizione dell'identità nel tentativo d’unificazione dell'esperienza omosessuale con una identificazione culturale non più alienante, si traduce in una continua elaborazione personale. " (...) Io credo che per l'omosessuale è molto difficile trovare un'identità (...) non mi piacciono istintivamente i modelli che mi impone la società, se tu ti identifichi con questi modelli perdi l'identità. In grosse realtà i gay sono quelli che organizzano le serate più all'avanguardia, il gay fa molta vita notturna, non tutti i gay ma la maggior parte, ma in realtà fanno tutto questo perché gli manca qualcosa, una propria identità, un'identità che io sto cercando di costruire. (...) La facciata del gay è sempre molto gioiosa, molto divertente, ma il rovescio della medaglia è molto brutto, a parte tutti i problemi che bisogna affrontare, la famiglia, è una vita abbastanza travagliata nella maggior parte dei casi." (P. 26-30 anni) Il problema dell'identità sessuale viene sottolineato nelle riflessioni degli individui insieme al tema della personalità che assume un significato simbolico. L'esperienza omosessuale si costruisce attraverso una ricerca ed un confronto con una realtà sociale percepita e vissuta come una minaccia per la propria personalità, una personalità sottoposta alla frammentazione nella sofferenza individuale di non poter riconoscere se stessi, alienando la propria identità in un vissuto contraddittorio. "Questa è una cosa che io ancora devo risolvere, io ho molto rivisto le mie concezioni (...), per esempio metto molto in discussione il fatto della normalità della sessualità omosessuale ma non in modo conservatore, la metto in discussione come sofferenza individuale, ricerca individuale e anche come confronto con gli altri." (D. 31-35 anni)
5. Conclusioni provvisorie e questioni aperte. Non sembra possibile caratterizzare le differenti fasi d’elaborazione dell'orientamento sessuale come delle fasi che conducano, attraverso un processo evolutivo e lineare, all'accettazione dell'omosessualità. Bisogna piuttosto rapportarsi ad un processo d’elaborazione in cui è sempre in atto una situazione di gestione della "diversità", segnata dalla sofferenza e dal disagio, attraverso delle strategie che consentano di vivere ridefinendo, o nonostante tutto evitando, una disposizione omoerotica. Una lettura della condizione omosessuale come disposizione erotica (Fernandez, 1998) caratterizza senz'altro l'esperienza omosessuale come non deviante, supportando l'affermazione della "normalità" ed il rifiuto della condanna sociale della "diversità". L'esperienza omosessuale deve tuttavia sperimentare l'affrancamento dai modelli di vita eterosessuali e realizzare quelle condizioni che permettono di contrastare il disagio che caratterizza la condizione omosessuale. Alcune delle condizioni che rendono possibile questo affrancamento, l'integrazione nella "comunità" omosessuale e l'affermazione della disposizione omoerotica verso l'esterno, sono delle condizioni che solo eccezionalmente vengono soddisfatte permettendo di vivere senza angoscia l'esperienza omosessuale (Pollack, 1982). Nel modo di definire l'esperienza propria ad ogni individuo risalta una difficoltà complessiva che si ritrova trasversalmente nei colloqui, la difficoltà di non riuscire a consolidare una identità attraverso un'esperienza vissuta nella tensione dell'articolazione di logiche sociali contrastanti. La necessaria determinazione di trasformazione e valorizzazione sociale della condizione omosessuale per supportare dei percorsi di costruzione dell'identità sessuale (Borghi, 1995), risente fortemente della debolezza strutturale di una identità che deve fare i conti con la non visibilità sociale della propria esperienza. La formazione dell'identità sessuale che si struttura inoltre in differenti stadi e si connota come risposta allo stigma sociale (Troiden, 1979), sottolinea ulteriormente come l'esperienza sociale dell'omosessualità sia segnata da un complesso processo di elaborazione rispetto alla disposizione omoerotica. Il percorso di elaborazione dell'identità sessuale, nonostante il frammentarsi del divario tra l'esperienza psico-emotiva e la pratica sessuale nei più giovani, si sviluppa attraverso una difficile e lunga costruzione del rapporto individuale alla disposizione omoerotica. Le fasi di questo processo caratterizzano degli stadi di consapevolezza e accettazione dell'omosessualità che vengono percorsi come momenti distinti, dei momenti contraddistinti da specifiche elaborazioni psicologiche e culturali. La sociogenesi dei comportamenti sociali che strutturano il processo di elaborazione dell'identità sessuale individua una dolorosa gestione dell'esperienza omosessuale, segnata dai rapporti sociali che si traducono in una disorganizzazione della biografia degli intervistati, della loro vita quotidiana. La traiettoria sociale lungo il percorso dalla scoperta dell'orientamento sessuale e dalla coscienza della disposizione omoerotica, all'accettazione dell'omosessualità, è segnata da un processo di elaborazione conflittuale dell'esperienza sociale dell'omosessualità che bisogna considerare come più critico negli adolescenti e nei giovani. Nelle biografie degli adulti il processo di elaborazione della disposizione sessuale si sviluppa per stadi e attraverso archi temporali che sono molto più dilatati rispetto all'esperienza dei più giovani, dove questo stesso percorso si riduce benché sia sempre necessaria una progressiva maturazione della scelta omosessuale. La gestione della disposizione sessuale si manifesta nella tensione della ricerca di una nuova armonia ed il ristabilimento di un controllo sulle condizioni che producono il disagio vissuto. Accanto ad una elaborazione dell'identità sessuale segnata dal mascheramento sociale attraverso la riproduzione dello stigma sociale, si elabora con una consapevolezza considerevole la percezione del non riconoscimento di una reale cittadinanza. La negazione della disposizione omoerotica e l'assenza di sostegni nel difficile processo di costruzione dell'identità sessuale, aumentano la vulnerabilità degli adolescenti e dei giovani alle condizioni sociostrutturali che incidono sui loro percorsi di crescita e alle condizioni di difficoltà e di stress connesse a questi stessi percorsi, incidendo negativamente in una condizione complessa e problematica come quella del "disagio adolescenziale e giovanile". I mutamenti culturali della nostra società hanno reso possibile una più rapida elaborazione delle differenti fasi della scelta omosessuale, ma paradossalmente questo fenomeno non è stato seguito da una promozione di una reale e possibile cittadinanza della "diversità" e da una valorizzazione dell'omosessualità. Le politiche sociali dovrebbero in questo caso favorire l'accettazione sociale della diversità ostacolando i pregiudizi e l'omofobia, sostenendo delle pratiche culturali e sociali che rendano possibile una convivenza tra identità sessuali.
Orazio Maria Valastro
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