MISTER GAY '97: PUBBLICATA LA STORIA ROMANZATA DEL RAGAZZO SICILIANO CHE HA VINTO LA PRIMA EDIZIONE DI "MISTER GAY"
Pubblichiamo la prefazione di Alighiero Palazzo de "Il respiro delle foglie", in libreria, edizioni CUECM, Catania.
lunedì 05 aprile 1999 , di
Franco Grillini
Tranquillità. La tranquillità, nel proprio animo e nel modo di gestire i rapporti con gli altri. t la cosa che più mi ha colpito di Salvatore Inguì fin da subito, fin da quando l'ho conosciuto per telefono dopo che era stato eletto primo Mister Gay Italia, nel 1997. E rispetto. Rispetto per se stesso e per gli altri, tale da non poter non suscitare un profondo rispetto per lui anche in chi non avrebbe forse mai pensato di trovare in sé altro che risatine e ammiccamenti nei confronti di un omosessuale.
Prima ancora che uscisse il film «Fulì Monty», sui disoccupati squattrinati che si improvvisano spogliarellisti, prima ancora che i « California Dream Men » e poi i romani «Centocelle Nightmare» riempissero, con i loro spogliarelli maschili, le platee di tutta Italia, Salvatore aveva già precorso i tempi.
Storia interessante, la sua. Palermitano, figlio di onesti lavoratori, con altri quattro fratelli, tutti maschi. In età adolescenziale si scopre gay, ma le condizioni ambientali in Sicilia non sono ancora tali da aiutarlo a confidarsi con i familiari, da aiutarlo a ipotizzare una serena realizzazione della propria identità, anche sessuale, nella propria città.
Prima si trasferisce a Milano, dove lavora come cameriere e come modello. Poi a Bologna, dove viene assunto come operaio in una fabbrica.
Quasi per scherzo partecipa alla prima edizione del concorso di bellezza - ma non solo: è soprattutto un concorso di orgoglio per la propria identità omosessuale « Mister Gay » organizzato dal circolo Arcigay « Nite Lite » di Bergamo. E vince. Articoli e foto sulla stampa specializzata, poi un programma televisivo, dal quale i familiari apprendono dell'omosessualità dei congiunto.
E qui cadono molti luoghi comuni. Chi avrebbe mai potuto dare per scontato che una semplice famiglia di onesti lavoratori palermitani potesse accettare questa cosiddetta « diversità » del figlio e fratello con sorpresa - certo ma senza traumi eccessivi, invitando Salvatore a festeggiare il Natale insieme? « Sei sempre mio figlio », le belle parole d'amore della mamma. E tutti i parenti, compresa la nonna, ad attenderlo all'aeroporto di Punta Raisi.
Non è scontato. Pochi giorni dopo, un altro ragazzo siciliano avrebbe avuto un destino completamente diverso: il nisseno Alfredo Ormando si sarebbe dato fuoco in piazza San Pietro, in Vaticano, proprio perché non si sentiva accettato dai propri fratelli. E proprio in quel luogo, come segno di protesta contro la cultura omofobica delle gerarchie della Chiesa cattolica, che tanto influisce sulle coscienze delle persone.
Altro luogo comune caduto: fanno sempre male i giornalisti a raccontare ciò che accade nella società? Poche settimane prima i fotoreporters erano stati accusati di sciacallaggio nella triste vicenda dell'incidente automobilistico a Lady Diana. Ma adesso era stato proprio un servizio giornalistico televisivo a dare uno sbocco di dialogo, im-pensabile prima, a un ragazzo che aveva deciso di vivere con serenità la propria vita, ma continuava ad avere l'om-bra di un « vulnus », di « non detto » nel rapporto con, gli amati familiari. «Finalmente a tavola ho potuto parlare con i miei guardandoli negli occhi, senza dover abbassare lo sguardo », dirà poi Salvatore.
E il pizzico di popolarità raggiunta ha fatto in modo che gli spettacoli di spogliarello in cui si esibiva in alcuni locali dei nord durante i weekend per divertirsi - e per ar-rotondare il salario - si estendessero alle città del centro e del sud Italia e alle altre località del Settentrione. Clamo-roso l'esordio nella regione natia, dove - in un locale di Catania affollato da un migliaio di persone (anche molte, molte ragazze) giunte da tutta l'isola e dalla vicina Cala-bria - Salvatore volle regalare il primo strip integrale pro-prio ai siciliani. Altro che «Full Monty»! Altro che «Ca-lifomia Dream»! Qui c'è l'anima, non solo il corpo!
Salvatore è diventato un punto di riferimento per gli adolescenti siciliani che si scoprono gay e che gli telefona-no per chiedergli consigli. Salvatore è diventato un punto di riferimento equilibrato anche per la propria famiglia, che nei momenti di difficoltà non ha esitato a rivolgersi a lui. Salvatore è un punto di riferimento stabile anche per i propri colleghi in fabbrica - pure loro, prima, ignari della sua omosessualità - che gli hanno confermato la fiducia come loro rappresentante sindacale.
Ma che cosa ha aiutato Salvatore in questo percorso, non facile e non scontato? La tranquillità e il rispetto, per sé e per gli altri, che ha dimostrato dal vivo nelle sue or-mai numerose apparizioni televisive come ospite in pro-grammi Rai e Mediaset. Ed è un esempio per tanti giovani .che si scoprono omosessuali, non si accettano, temono che anche gli altri non li accetteranno e pensano al suicidio co-me via di fuga. Ed è un ammaestramento di rispetto anche per tanti eterosessuali, che non a caso Salvatore annovera in abbondanza tra i propri amici.
Ma per giungere a questo bisogna lottare fino a riusci-re ad amarsi e a farsi amare per come si è. E le gerarchie della Chiesa dovrebbero riprendere in pieno il messaggio d'amore cristiano. Per i credenti anche il corpo è stato creato da Dio, a Sua immagine. Perché regalarlo al demo-nio? Perché rinunciare alle ricche e diverse possibilità d'a-more che Dio e la Natura hanno dato agli uomini, e dere-sponsabilizzare uomini e donne nella loro capacità d'amo-re, costringendoli - se vogliono fare sesso - solo a quello «riproduttivo», solo e soltanto a rapporti coniugali che spesso si rivelano triste routine, quando non ipocrisia o addirittura violenza, verso le mogli, verso i figli. Come se la specie umana fosse una specie animale qualsiasi, finaliz-zata solo alla riproduzione di se stessa, e non avesse inve-ce anche quelle caratteristiche che la differenziano dagli altri animali: la capacità di pensare e quella di amare. An-che persone del proprio sesso.
Bravo, bravo, bravissimo Riccardo Di Salvo, che è poeta, ma che in questa biografia romanzata di Salvatore ha espresso, con la collaborazione dell'emergente scrittore Cusmano, poeticamente in prosa, tutto questo: l'apparte-nenza di Salvatore al mondo. E a un mondo specifico, quello omosessuale. Il parteciparvi ma il guardare anche con distacco - mai superbo, mai distruttore - alcuni «vezzi» del modo di vita omosessuale, a non farsi conoscere per come si è. In breve: a non avere mai tranquillità, a non rispettare gli altri e a non farsi rispettare.
Proprio ciò che invece Salvatore è riuscito a fare. La sua non è una favola: le cose cambiano quando noi le facciamo cambiare. Per le relazioni con gli altri è più facile, come ha fatto Salvatore, giacché i sentimenti riguardano soprattutto le persone. Mentre il problema del riconoscimento delle pari opportunità per le coppie omosessuali riguarda essenzialmente la sfera sociale, civile e politica. Ma questo è un altro discorso.