"VIOLENTATA PERCHé OMOSESSUALE"
La vittima: "Gridavano tocca a te, lesbica. Per quel ricordo non dormo più è stato uno stupro carico d´odio". L´appello alle studentesse americane dopo due tentati stupri in pochi giorni.
domenica 03 settembre 2006 , di
la Repubblica
Dopo la denuncia, la rabbia delle associazioni gay Presentata una interrogazione al ministro degli Interni
A luglio l´assalto a Torre del Lago in una zona dove sono già avvenuti episodi simili
FRANCA SELVATICI
FIRENZE - Aspettavano nel buio della pineta e le sono saltati addosso in due. È accaduto il 18 luglio in Versilia, a Marina di Torre del Lago, nei giorni del Gay Pride, non lontano da un locale frequentato da donne omosessuali. Ieri Paola, 35 anni, nome di fantasia, un bel viso intelligente, ha deciso di rendere pubblica l´aggressione subita.
L´allarme per le violenze sessuali si allarga in ogni parte d´Italia. A distanza di tre notti, due ragazze americane sono state aggredite nel centro di Firenze. La prima, una studentessa di 18 anni, è stata violentata da un uomo che l´ha terrorizzata dicendole che aveva una pistola. L´altra, una turista di 29 anni, è stata spinta in un portone da un immigrato nella pericolosa zona della stazione centrale, ma è riuscita a divincolarsi e a fuggire. Ieri il console americano Nora Dempsey ha lanciato un appello dai microfoni di Sky Tg24: «Ragazze, la sera non uscite da sole, ma sempre in gruppo». I poliziotti della questura di Firenze vanno nelle numerose università per stranieri ad illustrare i comportamenti a rischio da evitare.
In questo quadro di emergenza, il caso di Torre del Lago inserisce un elemento in più: la omofobia. La comunità gay non ha dubbi. È stato un crimine di odio contro l´omosessualità. A Firenze, nella sede dell´Arci Gay, Paola ha ricordato quegli attimi di umiliazione. Al suo fianco c´erano Titti De Simone, segretaria nazionale di Arci Lesbica e deputato di Rifondazione Comunista, Alessio De Giorgi, segretario di Arci Gay toscana, Alessia Petraglia, vicepresidente dell´Arci toscana e consigliere regionale ds.
Insieme con Franco Grillini e con Vladimir Luxuria, Titti De Simone ha presentato una interrogazione al ministro degli interni Giuliano Amato, segnalando la pericolosa escalation di violenze contro la comunità gay, là dove esce dal silenzio e si rende visibile. I deputati chiedono maggiore attenzione e prevenzione per i crimini che nascono dall´odio omofobico. Nella interrogazione spiegano che dal 1998 Torre del Lago, una frazione di Viareggio, è divenuta un punto di riferimento per le vacanze degli omosessuali italiani e stranieri, grazie al progetto "Friendly Versilia" che ha voluto dare visibilità e dignità alla presenza turistica omosessuale. Lungo la Marina di Torre del Lago sono nati bar, ristoranti, discoteche e spiagge attrezzate. Si è creata una sorta di villaggio gay nel quale intorno al Ferragosto viene organizzato ogni anno il Gay Pride. Le comunità locali hanno dimostrato - sostengono i tre deputati - un buon senso dell´accoglienza. Ma al crescere della visibilità gay ha corrisposto anche una crescita dell´odio. In giugno i frequentatori di un locale sono stati derisi e insultati da un gruppo di picchiatori. Uno di loro aveva come suoneria del cellulare Faccetta Nera. Alla fine della serata il cuoco del locale è stato pestato. Non si contano i casi di furto o di rapina ai danni di singoli o di coppie gay appartate di notte in spiaggia. Il 18 agosto c´è stata l´aggressione in pineta di cui è rimasta vittima Paola. E due settimane prima nello stesso luogo un´altra donna era stata aggredita ma era riuscita a sfuggire ai violentatori.
Sullo sfondo - segnalano i deputati - c´è l´attivismo della sezione locale di Forza Nuova, che ha diffuso volantini a Viareggio e a Torre del Lago, «invitando i cittadini a sbarazzarsi della presenza turistica gay e lesbica», e ha tentato di manifestare contro il Gay Pride. È stata - sostengono i deputati - «una campagna di odio omofobico». E al ministro propongono, fra l´altro, di estendere anche ai crimini contro l´omosessualità le tutele previste dalla Legge Mancino contro i delitti dettati da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
IL RACCONTO
Gli insulti, la paura e la fuga. La vittima: vorrei che fossero presi, ma so già che non sarà mai così
"Per quel ricordo non dormo più è stato uno stupro carico d´odio"
Mi hanno tappato la bocca, non so quanto è durato, per fortuna alla fine sono riuscita a liberarmi e a scappare
Erano due giovani e avevano studiato ogni cosa, tutti sanno che quella è una zona frequentata da gay
FIRENZE - «Stai zitta che adesso tocca a te brutta lesbica». Paola, nome di fantasia, è una donna bella e fiera. Ha 35 anni ed è abbronzata. Eppure è pallida, e impallidisce sempre di più mentre racconta a fatica l´agguato di cui è stata vittima il 18 agosto nella pineta di Marina di Torre del Lago, vicino a un locale frequentato da donne lesbiche. «Un punto di riferimento», spiega: «Per cui è chiaro che quei due se la sono studiata. Non è gente stupida, per niente».
Ce la fa a raccontare?
Si sforza, ma è una sofferenza grande. Scuote la testa. «Non è facile». Poi si fa coraggio. «Ero andata a ballare in un locale di Marina di Torre del Lago. Era una serata tranquillissima. Verso le due ho avuto bisogno di andare in bagno. Ma c´era una coda lunga così e allora ho deciso di andare in pineta. Sono uscita accompagnata da tre amiche. Poi mi sono allontanata di qualche metro da loro e mi sono accucciata dietro un cespuglio. Era tutto buio. Non c´era illuminazione. Dopo un attimo, non so bene, mi sono sentita tirare di dietro e lì è iniziata questa cosa». Le parole le si stringono in gola.
Quanti erano?
«Due. Giovani, sotto i trent´anni. Vestiti di chiaro, panna. No, non avevano la testa rasata. Capelli corti, normali. Ma non ho potuto vederli. La voce era giovane e l´accento era viareggino, inconfondibile. E poi di sicuro erano persone che sapevano come entrare in pineta. Quello è un vialetto interno, sconosciuto ai più».
Ha gridato?
«Mi hanno preso da dietro, mi tappavano la bocca. Non so quanto è durata. So che a un certo momento sono riuscita a liberarmi la bocca e a urlare. Le mie amiche già mi chiamavano. C´è stato un gran baccano, un gran rumore. Ce l´ho fatta a liberarmi. È stato un attimo, una frazione di secondo. Loro sono scappati su un motorino. Io per la paura ho preso la direzione sbagliata, mi sono inoltrata nella pineta, ho gridato per ritrovare le mie amiche. C´è voluto tanto per uscire da quella pineta».
E dopo?
«Il proprietario del locale mi ha portata in cucina. Ci ho messo un´ora per riprendere le forze. Poi sono stata con persone amiche e poi all´ospedale da sola. Non volevo aver nessuno intorno, volevo sfogare la mia rabbia da sola. Ho aspettato due ore e me ne sono andata. È stato il mio ginecologo a certificare la violenza. Dopo sono andata a fare denuncia dai carabinieri. Non ci speravo, invece loro hanno mostrato una grandissima disponibilità».
Perché è convinta che sia stato un agguato premeditato?
«Avevano il preservativo. L´ho sentito. Io non credo che se lo fossero messo per una forma di difesa contro le malattie. Io credo che fosse per non lasciare tracce».
E volevano colpire proprio una donna lesbica?
«Si sa che quella è una zona frequentata da donne gay. E me l´hanno detto. "Stai zitta che adesso tocca a te brutta lesbica". Questa cosa mi è stata fatta con l´odio, non con il sesso. C´è un ricordo che non mi va via: mi sento afferrata da dietro e il fiato sul collo. Dormo male».
Che cosa vorrebbe ora?
«Avere un po´ più di prevenzione. E che fossero presi. Ma si sa che non è così, non sarà mai così».
(f.s.)
LE REAZIONI
"Fermiamo il clima ostile e di intolleranza"
Vogliamo sapere quanti sono i crimini di questo tipo in Italia
FIRENZE - «È avvenuto un fatto molto importante. Ci vuole molto coraggio per ogni donna, ma soprattutto per le donne omosessuali, quando si tratta di denunciare una violenza. Per una lesbica è un doppio salto mortale, perché deve rivelare anche la sua identità sessuale». Titti De Simone, segretaria nazionale di Arci Gay e deputata di Rifondazione Comunista, siede vicina a Paola, la giovane donna che ha appena denunciato l´aggressione in pineta, a Torre del Lago.
«Questo agguato - sottolinea - ha un´aggravante: alla violenza sessuale si è aggiunta la volontà di colpire una donna omosessuale. Qui c´è stata certamente la volontà di fare del male a una donna lesbica».
«Allora noi siamo qui per dire alcune cose. Primo: vogliamo che le indagini si stringano, che ci sia un impulso ulteriore. Secondo: vogliamo conoscere l´entità di questi crimini in Italia. Terzo: abbiamo denunciato da tempo il clima di ostilità e di intolleranza verso l´omosessualità. Abbiamo denunciato una vera e propria campagna dell´estrema destra che ha preso di mira le comunità gay. A noi pare che non possa non esserci un collegamento fra questa campagna e le violenze subìte da gay e lesbiche»
«In Italia - secondo De Simone - c´è una sottovalutazione dei crimini di odio. Abbiamo chiesto al ministro Amato di farsi promotore di una modifica legislativa della legge Mancino, che punisce l´odio razziale, etnico, nazionale o religioso, ma non quello contro l´omosessualità. Cercheremo anche di inserire nel pacchetto antiviolenza promosso dal ministro Pollastrini qualcosa di specifico per la prevenzione di questi reati nei confronti della comunità lesbica e omosessuale. Al ministro Amato chiediamo anche di attivare un monitoraggio dei crimini di odio e in particolare di quelli dettati da odio omofobico, come avviene in molti paesi stranieri».
All´estero ci sono comunità gay più forti e c´è maggiore prevenzione da parte delle forze di polizia. E tuttavia il ministero degli Interni britannico stima che il 90% dei delitti omofobici non venga denunciato. «Bisogna uscire dal silenzio», afferma Titti De Simone. «Un silenzio assordante». A chi tace per paura e per disperazione, le donne gay fiorentine aprono il loro sito www.arcilesbicafirenze.it per raccogliere le denunce.