I viali illuminati ai margini del lago artificiale, la scritta "orientati" che campeggia all'ingresso fanno della location del Gay Village di quest'anno, nel quartiere romano Eur, un luogo di esplorazioni etero (vissute? fantasticate?) nei territori dell'omosessualità. Look di personaggi da fiaba e tacchi a spillo, vanno in scena le drag queen. Costumi, parrucche, e battute da avanspettacolo attraggono non solo omosex e trans, ma frotte di visitatori eterosessuali. Il luogo, il ristorante Gloss, è diventato meta di donne e uomini sulla soglia del matrimonio - l'unico legittimo in Italia s'intende, quello tra maschio e femmina - pronti a consumare il saluto allo "status single" e alla libertà. Ambivalenti per definizione, queste cerimonie degli addii "all'amatriciana" ammiccano alle rinunce del "sì", evocando il fascino indiscreto del proibito che, complice il gioco sempreverde dei travestimenti, al village si tinge di "bisessualità". Pamela è alta oltre un metro e ottanta, fa la drag queen da più di due anni. Capigliatura dai riflessi ramati, sfumature rossastre sul viso, una rosa appesa alla cintura dalle grandi borchie d'oro, Pamela è un giovane uomo gay, ma la luce soffusa la mostra virago carnevalesca. "Le donne ci chiedono: "Ma ti trucchi da solo?", "Da sola, prego", "E come fai a truccarti così bene?". Benvenuti al gioco delle identità. Le donne, celandosi dietro ombretti e mascara, chiedono "come fai, tu uomo, a sembrare così donna?" con un filo di invidia e l'idea non più remota che domani gli occhi del marito potranno posarsi anche su un seno posticcio. E gli uomini? "C'è stata una tavolata di trenta giovani: "ma giri vestito sempre così? Perché non hai fatto l'operazione? Sei etero o gay?", questi gli interrogativi" racconta un'altra drag, dal costume nero e oro, e il nome "Giuliagricola" che piega antiche nobiltà ai suoni di periferia. Gli occhi dei maschi si accendono dinanzi al personaggio che eclissa la persona, alla femminilità "da circo" che riveste per magia un corpo a tutti gli effetti virile. "Noi siamo l'immagine che offriamo - aggiunge Giulia - Un frutto della tv e del bisogno di evasione. Dovremmo essere mute, solo appariscenza. Ma poi ci chiedono, e nel rispondere diventiamo specchio di fantasie nascoste". "Siamo drag restaurant, una sorta di operatrici di pubbliche relazioni", aggiunge Pamela. Come ogni "pr" che si rispetti, sono capaci di mediare, di far da ponte tra la "rispettabilità" e il gusto dell'ignoto. Attenzione: si potrebbe obiettare che il tema è vecchio quanto il mondo, che i femminieli napoletani, per dirne una, a Natale tirano la tombola per le famigliole. Ma qui è un'altra cosa. Non sono i travestiti che nei teatri pubblici si propongono agli etero per il divertimento di una sera. Ma comitive di etero sulle tracce dei travestiti, da incontrare in territorio straniero, "al gay village", inseguendo il futuro mancato, la trasgressione immaginaria. In questi addii al nubilato e al celibato tra occhi omosex, maggioranza e minoranza hanno invertito i ruoli. In minoranza sono quelli che prima si dicevano "normali". "Veniamo qui per curiosità - dicono Andrea e Francesco, seduti al tavolo con una birra in mano - Non si può? Ci piacciono queste femmine finte, che poi, per molti, sono più vere di tante altre". Magia e "nobiltà" delle drag, in ascesa nel nostro paese, sono tradizione oltreoceano. In Messico, nello Juchitan, per la "fiesta de las muxes", ballano per strada tremila regine maschio-femmina. Si definiscono "spirito di donne in corpi di uomini" e le famiglie cui appartengono le considerano un dono del cielo. Intanto qui, da noi, non è fenomeno solo estivo la ricerca di tali "epifanie" per la feste etero, anche se gli "addii" sono una novità del Gay Village 2006, nonostante quest'anno la manifestazione non ospiti rassegne di cinema e teatro, come lo scorso anno con Lina Sastri e Paolo Villaggio, non offrendo la sponda culturale per varcare il cancello e "orientarsi". Giorgio Morelli dell'associazione "Di gay project" dice che al ritrovo invernale del venerdì, "omogenic", giovani etero organizzano la festa di laurea. "È un frutto della nuova visibilità. Noi che siamo tra gli organizzatori del village abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissi cinque anni fa: proporre con il divertimento il nostro modo di essere, favorire in città la crescita di libertà". L'omosessualità, dopo anni di sfilate ed eventi, si è fatta largo. A dirlo è il commento dei vicini di casa della sede dell'associazione, nel quartiere Garbatella: "I gay? Molto meglio dei mafiosi che c'erano prima".