"BINDI LESBICA, NON GOVERNI" AN ATTACCA, FINI SI DISSOCIA
L'aggressione del senatore Saia. Il leader: imbecille. E alla fine arrivano le scuse
mercoledì 24 maggio 2006 , di
la Repubblica
L'ultimo caso di omofobia della destra: dai lazzi di Storace ai finocchi lanciati contro Luxuria
La risposta dell'esponente della Margherita: mi piacciono gli uomini belli e intelligenti, non come lui
di MARIA NOVELLA DE LUCA ROMA
Per fortuna Rosi Bindi ha il dono dell'ironia, e una buona dose di autocontrollo. Perché ci vuole un bel po' di senso dell'umorismo per rispondere con eleganza ad un senatore di An, Maurizio Saia, che ieri mattina in una trasmissione televisiva l'aveva definita "non idonea" a fare il ministro della Famiglia, perché, a dire del senatore Saia, Rosi Bindi sarebbe "lesbica e quindi di famiglia non sa nulla". Affermazioni che nel giro di poche ore scatenano una guerra mondiale di polemiche, maggioranza e opposizione si schierano compatte con la Bindi, mentre Gianfranco Fini, leader di An, bolla il suo compagno di partito con la parola "imbecille". Il clima politico si infuoca, se possibile, ancora di più, ma Rosi Bindi sceglie, invece, la linea del fairplay. "Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi, mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede. Vorrei ricordare che non solo va tutelata la sfera privata, ma soprattutto non bisognerebbe dire menzogne sulle persone. Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi. Le parole di Saia tradiscono la mentalità discriminatoria retaggio della sua storia politica e dimostrano l'imbarbarimento del confronto politico". Rosy Bindi lo sa bene. Non solo perché nell'ultima campagna elettorale gli insulti a base di frocio, gay, culattone, trans e finocchio lanciati dalla Destra contro gli avversari politici sono stati decine, ma perché poco più di un anno fa era già toccato a lei finire nel mirino delle battute "sessiste" di un autorevole esponente di Alleanza Nazionale, Francesco Storace. Parlando alle donne del suo partito Storace, già noto per slogan tipo "meglio froci che laziali", aveva affermato: "Rosi Bindi? Non è neppure una donna". Poi si era scusato, l'aveva buttata sull'ironia con una telefonata. "Ciao Rosi, sono quel maschione di Storace...". Scuse o non scuse, l'omofobia, come insulto politico, è stata una costante di questi anni, ed è esplosa ogni volta che un politico di "diverso orientamento sessuale" ha assunto una carica istituzionale. E' successo per Niki Vendola, omosessuale dichiarato, quando venne annunciata la sua candidatura a presidente della regione Puglia. E' successo, con acredine ancora più forte, con l'elezione a deputato di Vladimir Luxuria, notissimo transessuale, che in una serata da Bruno Vespa aveva fatto gridare ad Alessandra Mussolini: "Meglio fascista che frocio", e Luxuria calmo che le rispondeva: "Dopo il culattone di Tremaglia, il frocio della Mussolini. Grazie". Ancora più violenta la provocazione che tocca a Luxuria qualche settimana dopo, aggredito con lanci di finocchi da un gruppo di militanti di Alleanza Nazionale durante un comizio. Insomma, in tempi di Pacs, e di unioni gay, in Italia il tema dell'omosessualità vera o presunta viene utilizzato ancora come insulto politico. E' infatti la legittimazione della diversità sessuale a risultare tuttora inaccettabile per la destra. Come non ricordare una puntata del Costanzo Show in cui Gianfranco Fini dichiarò "un omosessuale non può fare il maestro", mentre la moglie Daniela rilanciava, "un gay non può fare il calciatore". E se sembrava storia passata l'exploit di Storace (sempre lui) che nel '99 aggredisce in parlamento il Verde Mauro Paissan urlando "mi ha graffiato con le sue unghie laccate...", l' attacco di ieri a Rosi Bindi, ci dice che le cose non sono cambiate. Unanime e bipartisan la condanna delle parole di Saia. Marco Follini: "L'aggressione a Rosi Bindi è la perfetta rappresentazione di quello che il centrodestra non dovrebbe mai fare". Livia Turco, ministro della Sanità: "Non immaginavo che la polemica politica potesse arrivare a simili volgarità". Infine, dopo le scuse al ministro Bindi del leader Fini, l'autocritica di Saia: "Quando uno fa una sciocchezza lo deve ammettere".