giovedì 02 settembre 2010
 

 
 
home chi siamo segnala notizie cerca webmaster links
 
 RUBRICHE
 APPROFONDIMENTI
 IN PRIMO PIANO
 MONDO
 TEATRO, CINEMA, TV
 CULTURA, LIBRI
 SALUTE
 ECONOMIA
 ICONE
 VITA DI COPPIA
 SPORT
 RELIGIONE
 SESSO
 Opinioni
 LETTERE AL DIRETTORE
 DOCUMENTAZIONE
 ALTRI ARGOMENTI
 APPUNTAMENTI
 RISORSE
 Ai webmaster
 Cerca notizie
 Chi siamo
 Link gay
 Link non gay
 Segnala notizie
 Sostieni Gaynews
 RICERCA RAPIDA
Parola da ricercare:
Cerca anche nel testo della notizia
 
Ricerca avanzata
 
 IN PRIMO PIANO
  ARCIGAY BRESCIA: VOGLIAMO SOLTANTO UGUALI DIRITTI PER UGUALI DOVERI
Dura lettera del presidente a "Bresciaoggi"
mercoledì 22 febbraio 2006 , di Bresciaoggi
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  Caro direttore,

ho seguito con attenzione il dibattito che si è sviluppato sul suo giornale relativamente alla proposta di istituzione dei Pacs, patti civili di solidarietà che si prefiggono di offrire garanzie e diritti alle coppie di fatto. Le confesso un certo fastidio, dovuto al tenore e alle argomentazioni portate da chi si oppone a questa battaglia per i diritti civili. A questo si unisce la mia delusione verso la sinistra riformatrice e verso gli ambienti progressisti della politica cittadina, che non hanno perso l'occasione di perpetuare con il loro silenzio quell'atteggiamento di latitanza che spesso le contraddistingue. Non una voce si è levata a difesa di questa legge, non si sono spese due righe per contrastare la deriva neoconservatrice che ha invece avuto più iniziativa e spazio in queste pagine. Cercherò di colmare tale lacuna. Innanzitutto mi permetta una precisazione: il Pacs non è il matrimonio. Siamo stanchi di ripeterlo. Stiamo parlando di due cose diverse. E' proprio in questa indebita sovrapposizione che albergano le diffidenze di molti verso i diritti alle coppie di fatto. Volgarizziamo: se i coltivatori di pomodori del sud chiedessero una legge di tutela per le loro colture crede che i coltivatori di cipolle, a Tropea, si sentirebbero in pericolo? Certo, qui si parla d'altro: si parla di rapporti stabili basati sull'amore reciproco, si parla della vita delle persone. Forse è proprio per questo che un po' più di rispetto, di attenzione e di considerazione sarebbero opportuni! Personalmente non credo che la battaglia per i Pacs mini i diritti della famiglia. Io sono favorevole alla tutela della famiglia "tradizionale": in essa sono nato e cresciuto. Non mi sento affatto in competizione e rifiuto di partecipare a quella che si configura come una misera guerra fra poveri. In Italia viviamo la brutta e pericolosa tendenza a considerare ogni novità come un pericolo o un erosione di diritti già garantiti: non è così. Allargare i diritti è far vivere tutti in un Paese più civile, donare più scelta e più possibilità, contribuire allo sviluppo e alla crescita dei rapporti umani. E ciò è avvenuto in tutta Europa dove, escluse solo Italia, Austria e Grecia, la tutela alle coppie di fatto non ha provocato i disastri sociali e gli sconvolgimenti culturali che le molte cassandre italiane sembrano preannunciare. Ci si accusa di voler istituire un matrimonio di serie B, qualcosa di blando, capace di attribuire diritti senza chiedere doveri. Temo che il tentativo sia solo quello di non concedere proprio nulla e di lasciare che si perpetui quell'oblio giuridico e sociale a cui le coppie di fatto sono condannate. A noi gay, che notoriamente non abbiamo alcun istituto di tutela, si risponde che il matrimonio è assolutamente inaccessibile, mentre il Pacs sarebbe un palliativo inutile, un matrimonio in miniatura! E quindi? Che dovremmo fare: trasferirci in massa all'estero? In Italia non abbiamo infatti alcuna possibilità di scegliere: siamo senza tutela punto e basta. E questo è intollerabile! Mi stupisce inoltre l'assolutismo di chi vorrebbe monopolizzare il termine "famiglia" pretendendo di definirne contenuti e declinazione sociale. Non si può decidere di essere gli unici interpreti autentici di un termine, né illudersi che i rapporti umani obbediscano al nostro ridicolo tentativo di cristallizzazione. Credo non sia possibile imbrigliare la società nelle proprie anguste visioni ideologiche. La politica deve offrire risposte alle istanze che nascono proprio dall'emergere di nuove formazioni sociali, non imporre gabbie alla naturale evoluzione del corpo sociale stesso. La famiglia è una comunità di affetti ed ha bisogno di essere tutelata proprio perché in continua ridefinizione, improntata com'è sulla libertà e sulla reciprocità. La staticità è infatti la morte di ogni rapporto, anche sociale. Per noi omosessuali inoltre questa battaglia assume un valore aggiunto. Non si tratta solo di garantire da un punto di vista giuridico le nostre convivenze. Con questa legge, che per noi è un atto di civiltà, otterremmo finalmente il riconoscimento della rilevanza sociale e della dignità dei nostri rapporti di coppia. Usciremmo finalmente dalla precarietà e dalla ghettizzazione a cui secoli di discriminazione ci hanno condannato e che non appaiono ancora del tutto sopiti nella nostra società. Rivendichiamo uguali diritti a fronte di uguali doveri. Siamo stanchi di attendere ancora che nel nostro paese venga data piena attuazione al principio che sta a fondamento della Carta costituzionale: l'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge. Vogliamo godere di una piena cittadinanza! A questo proposito mi fanno sorridere le argomentazioni di chi teme che i Pacs porterebbe l'Italia alla bancarotta, perché un mucchio di "profittatori" si butterà sui soldi pubblici, impoverendoci tutti. Ricordo a questi signori che a questa giusta e solidale ricchezza del Paese contribuisco anche io. Pago le tasse come per la legge, più di loro e questi miei soldi vengono spesi per tutta la collettività, tranne che per me! Questo non mi appare tanto civile e democratico, a meno che non si assuma il detto che Orwell nel suo celebre scritto "La fattoria degli animali" fa affermare ai capi del nuovo ordine costituito: "La legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale che per altri". Ricordo solo che quello era il motto di una dittatura di maiali! Luca Trentini presidente di Orlando Comitato provinciale Arcigay - Brescia.

(Brescia Oggi del 22/02/2006)
 
 
 Altri articoli su questo argomento...
Psicologi in rivolta contro il collega che vuol curare i gay
I gay secondo Nicolosi: contro pure gli psicologi
Brescia: gay contro "convegno omofobo"
Brescia. «Pianeta Viola» contro l’Uganda antigay
 
 

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

 
Franco Grillini
 

GAYNEWS

Giornale di Informazione sull'Omosessualità - Registrazione Tribunale di Bologna numero 5735 del 03/5/1989
Sede: piazza di Porta Saragozza, 2 - 40123 Bologna -- P.O. Box: C.P. 219 - 40100 Bologna
info@gaynews.it