ARCIGAY I gay all'Unione: i Pacs tornino nel programma e scrivono a Fassino, Bertinotti, Rutelli L'ARCIGAY non si rassegna. Ieri, san Valentino, ha manifestato in piazza a sostegno dei Pacs, con lo slogan "L'Unione ci ripensi se non vuole restare fuori dal moderno riformismo europeo". Sit-in, volantinaggi, lettere di protesta e "tanta rabbia": così l'organizzazione definisce il clima tra i militanti. Le manifestazioni, secondo il presidente nazionale Sergio Lo Giudice - che ha manifestato a Bologna insieme al deputato dei Ds Franco Grillini - sono andate bene, "è stato un momento di visibilità importante per un disagio sociale che vogliamo manifestare a un centrosinistra che sembra rimanere sordo alle nostre richieste". Ma la mobilitazione di Arcigay non si ferma al giorno di San Valentino: per i prossimi giorni sono annunciate altre manifestazioni, e c'è chi pensa di portare le bandiere gay a ogni intervento del leader dell'Unione Romano Prodi. Intanto in rete gira una lettera-appello all'Unione, che l'Arcigay chiede venga inviato a Fassino, Bertinotti, Rutelli entro il 25 febbraio. Una richiesta pressante, perché l'Unione reintroduca i Pacs nel suo programma. La proposta dei Pacs - si legge nel testo (www.arcigay.it) - era una "mediazione al ribasso tra le esigenze di non offendere la sensibilità del mondo cattolico da un lato, e dall'altro la richiesta di un riconoscimento paritario delle loro relazioni da parte dei cittadini esclusi dal matrimonio, più di 3 milioni in Italia. Venire meno a questa mediazione azzera la discussione". Forse è una mediazione insufficiente, ma "è comunque accettata dalla grande parte dei diretti interessati. Rinunciarvi può significare inasprire il dibattito, radicalizzando le posizioni sulla richiesta di allargare il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso, come è accaduto in Spagna". Nel programma manca il tema della lotta alle discriminazioni verso gli omosessuali. E il nuovo governo rischia conflitti non solo con gli elettori dimenticati, ma anche con i cittadini europei "che, trasferiti in Italia, si vedono privare di diritti civili e tutele di cui già godono".