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  DALL'ORTO: CARI OMOSESSUALI, RIFIUTIAMO DI CANDIDARCI.
Appello contro l'esclusione dal programma dell'Unione del riconoscimento dei Pacs e dei diritti delle persone omosessuali
sabato 11 febbraio 2006 , di comunicato stampa
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  Milano, 10 febbraio 2006



E così l'Unione ha deciso che non ha senso riconoscere nel suo

programma elettorale i diritti delle coppie dello stesso sesso: "è

sufficiente tutelare i diritti degli individui". Come se fossero la

stessa cosa, e come se, sulla base di questo ragionamento, si potesse

allora abolire il matrimonio, dato che "è sufficiente tutelare i

diritti degli individui"...

Dopo dieci anni questo risultato è una secca, inequivocabile

sconfitta per il movimento per i diritti delle persone omosessuali,

tale da imporre una riflessione - e una protesta - immediata.



-- E' arrivato il momento di riconoscere infine, dopo dieci anni, che

questa classe politica non è in grado di concepire l'idea che le

persone omosessuali possano avere bisogno, al pari di tutte le altre,

di uno spazio sociale e politico.

-- E' arrivato il momento di riconoscere che dieci anni di presenza

di rappresentanti omosessuali nelle associazioni partitiche hanno

portato al risultato vergognoso per cui l'Italia è l'unico grande

Paese dell'Unione Europea a non avere alcuna legge che tuteli le

convivenze omosessuali, a non avere alcuna legge antidiscriminazione,

e a non avere alcuna legge che tuteli contro i crimini d'odio le

persone che hanno il solo torto di essere omosessuali.

-- E' infine arrivato il momento di riconoscere che giocare al

ribasso, con la richiesta di una legge ultra-moderata sui Pacs che

era già di per sé una mediazione rispetto alle aspettative del mondo

gay, ha portato solo al disastro di ieri.



Adesso basta. Visto che la politica non li vuole, è giusto che le

lesbiche e i gay ne prendano atto e rifiutino di legittimare, con la

loro presenza puramente decorativa nelle liste dei candidati,

programmi politici che non tengono in nessuna considerazione le loro

esigenze.

Non si pretende certo che i parlamentari che dicono di rappresentarci

ottengano leggi sui nostri diritti sedendo nei banchi (scomodi)

dell'opposizione, tuttavia se non sono in grado di ottenere alcunché

neppure dagli stessi partiti di cui fanno parte, allora è evidente

che la loro presenza è totalmente inutile a noi, a loro, e ai partiti

a cui appartengono. Ne traggano le debite conseguenze, in uno spirito

di coerenza.



-- Chiedo quindi alle lesbiche e ai gay di rifiutare la candidatura

in qualsiasi partito che non preveda espressamente il riconoscimento

dei diritti elementari delle persone omosessuali, a iniziare almeno

dalla legge antidiscriminazione fino ad arrivare al riconoscimento

giuridico delle unioni fra persone dello stesso sesso e se possibile

al diritto all'inseminazione eterologa per le madri lesbiche.



-- Chiedo di abbandonare la linea, rivelatasi suicida, del

moderatismo ad ogni costo, archiviando per sempre il gioco al ribasso

sui Pacs. Visto che i politici sostengono che qualsiasi proposta di

unione civile sarebbe "lesiva del matrimonio", è giusto riconoscere

il loro punto di vista, chiedendo la pura e semplice estensione delle

leggi sul matrimonio già esistenti anche alle coppie dello stesso

sesso. Non ha senso cincischiare con bizantinismi infiniti su

istituti "alternativi", quando è palese la non volontà di concederli.

Il matrimonio esiste già, ed è quindi sufficiente un emendamento

minimo per estenderlo anche alle coppie lesbiche e gay. Come è

avvenuto già in varie nazioni.

Questa dev'essere d'ora in poi la linea del movimento gay, dopo che

per dieci anni hanno avuto campo solo linee politiche alternative a

questa, che hanno portato al nulla assoluto. In Spagna dieci anni

sono bastati per ottenere, appunto, i matrimoni gay, in Italia invece

non si è ottenuto neppure, non dico i Pacs, ma nemmeno l'inserimento

dei Pacs nel programma elettorale dello schieramento di

centrosinistra. Ciò è grottesco.



-- Chiedo che tutte le persone convinte del fatto che i diritti di

milioni di cittadini "diversi" sottoscrivano questo appello, da

indirizzare ai politici che si riconoscono nel mondo

dell'associazionismo lgbt e alle segreterie di quei partiti dei quali

sarebbe bello poter dire che "si ricordano di noi solo ogni cinque

anni nel mese prima delle elezioni". Purtroppo, nemmeno questo è vero.

Non ribellarsi, a questo punto, significa essere complici di tutte le

discriminazioni che chi è omosessuale vive ancora sulla proprio pelle

ogni giorno.



Basta inciuci coi partiti, basta sedere in istituzioni che non sono

neppure disposte a riconoscere il fatto che esistiamo, basta fornire

alibi con la nostra presenza all'omofobia, basta con giochi al

ribasso e con la svendita dei diritti delle persone lgbt, basta prese

in giro.

E basta chiedere il nostro voto senza essere disposti a dare nulla in

cambio. Qui si è passato ormai ogni limite.



Giovanni Dall'Orto

Direttore responsabile del mensile gay "Pride".





Per inviare l'adesione: gdallorto@hotmail.com
 
 
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