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  LA «SVOLTA» DI BOLOGNA: I GAY NON HANNO PREMIATO I DUE GAY
I gay non votano per i gay
sabato 02 agosto 2008 , di la Stampa
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  di Jacopo Iacoboni

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I gay non votano per i gay. Non solo. Non principalmente. E qualche volta si menano pure. E' successo un mese fa a Roma, racconta Sergio Lo Giudice, capo dell'Arcigay bolognese. Raccolta di firme per Ivan Scalfarotto al Gay village a Testaccio, praticamente la casa di Imma Battaglia, un po' la capa lesbica della città. Le due attiviste vanno lì, parapiglia, Imma s'arrabbia perché nessuno l'ha avvertita e le fa cacciar via in malo modo. Si spiegheranno, dopo, ma il guaio è fatto. Eccola, la leggendaria lobby gay. Monolitica, come no.

Al Cassero, Bologna, dove l'Arcigay ha trovato la prima sede nel 1982, se ne ha ampia e colorita conferma: non è gay il voto gay. Tu chi voti? «Bertinotti», dice Nera Gavina, macchinista Trenitalia, di Arcilesbica, Franco Grillini la introduce argutamente, «rappresentante del lesbismo ferroviario».

E tu? «Bertinotti», dice Paola Brandolini, presidente di Arcilesbica Bologna. E tu? «Bertinotti», dice Emanuele Pullega, presidente del Cassero, un ragazzone robusto e pelato con l'orecchino. E così, Nicoletta Magenti, Sandro Mattioli. Va a finire che i più moderati sono loro due, i capi, Sergio Lo Giudice e Franco Grillini, che ancora conserva in tasca a mo' di santino la lettera in cui Prodi gli ha promesso di inserire i Pacs nel programma dell'Unione. Ha votato per lui, Franco. E Lo Giudice per Pecoraro Scanio, anche se non lo vuole dire, perché «l'Arcigay come organizzazione non si schiera» e anzi: vota per Bertinotti quasi quanto per Prodi. I gay non votano i (due) candidati gay.

Gaynews ha diffuso anche dei dati. Prodi votato tra il trenta e quaranta per cento dalla comunità Glbt - gay lesbian bisexual trans - Bertinotti intorno al venticinque, un gay su quattro sta col subcomandante Fausto. Terzo, però di molto staccato, Ivan Scalfarotto. Non pervenuto Mastella, «si sta già riposizionando per il centro ruiniano», illustra Grillini. Chiacchiere e passeggio sotto i portici. «Ah, consiglio di leggere un libro di Kaos, "Il triangolo rosa in Vaticano". In copertina, Ratzinger con le collane, oh, proprio un Papa dalle movenze così gentili è così omofobo...».

Il Cassero ora è dietro la zona universitaria. «Da qui», dice Lo Giudice, «è partita Titti (De Simone, ndr.). Di Bologna è Marcella Di Folco, la presidente del Mit», il movimento di identità trans, storica cassiera del Piper di Patti Pravo e attrice felliniana, «s'è iscritta sia al comitato per Bertinotti che a quella per Pecoraro Scanio», sorride Lo Giudice Per distrazione, probabilmente. Questo è un luogo della poesia, oltre che dell'arida politica. Nell'82, quando nacque, il circolo gay si sistemò a Porta Saragozza perché Renato Zangheri, nel '77 contestatissimo dalla piazza al grido di «Zangherì Zangherà zangheremo la città», aveva deciso di riallacciare coi movimenti, ricorda Lo Giudice. Per vent'anni la curia, Biffi, in particolare, protestarono a martello perché lì davanti era il punto esatto dove passava la processione della Madonna di San Luca. Alla fine, nel 2001, è stato un sindaco di destra, Giorgio Guazzaloca, a trovare la soluzione: Magazzini del tabacco, magnifica struttura industriale del '700, come nuova sede. Sopra, uffici; sotto, la disco. Arriva Viola Valentino, idolo della comunità lesbo chicchissima per certo gusto retrò che celebra dovutamente anche la Rettore. I maschi trentacinque-quarantenni ricordano commossi Ivan Cattaneo. Cosa canterà Viola? «Comprami».

La richiesta politica si riassume nell'invocazione dei Pacs, «solo Rutelli non avremmo votato mai». Quella culturale si soddisfa nella biblioteca in fondo a sinistra, titoli come «Il sesso selvaggio» di Vance Packard, «Sesso al lavoro» di Roberta Tatafiore, ma anche «Sesso e carattere» di Otto Weininger. Il passato è Pajetta che, ricordano Grillini e Lo Giudice, «si arrabbiò per esser stato fotografato con alcuni di noi, "anche i finocchi!", disse, "che cazzo sta diventando questo partito"». Il presente è un'altra elezione, che ha appassionato persino più delle primarie: ha vinto tal Raffaele, un piccoletto che non entusiasma Grillini, mister gay Cassero 2005.



 
 
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Franco Grillini
 

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